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DAL
GELOSINO ALL’I-POD: MORTE E RESURREZIONE DEL VINILE
Per dirla tutta, gli esperti, e gli appassionati di
musica e gli addetti ai lavori non hanno mai veramente amato il CD inteso come
oggetto di culto o da collezione, ma solo come strumento d’ascolto pratico,
facilmente trasportabile, meno ingombrante e più resistente rispetto alla
fragilità di un vinile. L’inesorabile declino, del mercato discografico odierno
è, in primis, direttamente proporzionale all’insuccesso ed al declino del CD
come supporto. I fattori di calo sono molteplici ed ogni anno la percentuale
cresce: 10 per cento in meno, 20 per cento, 30 per cento in meno nelle vendite,
mentre negli ambienti discografici, i licenziamenti, le ristrutturazioni, si
susseguono con tale rapidità da lasciare chiunque indifferenti. In molti, c’è
addirittura, una forma di compiacimento, come dire: “chi è causa del suo male,
pianga se stesso!” A parte la cronica carenza di idee , che mondo della musica
contemporanea, da anni, non riesce a superare, la colpa è del CD, del compact
disc, che in quasi vent’anni di presenza sul mercato, non è riuscito ad
affezionare appassionati, consumatori ed esperti di musica. Chi ama veramente la
musica, ha grande rispetto dei supporti che la contengono. I consumatori a vario
titolo, hanno amato profondamente i dischi nei vari formati, dal 78 giri al 45,
dall'LP al disco-mix (anche le cassette hanno ancora schiere di sostenitori e
collezionisti). Oggi il CD cade sconfitto sotto i colpi degli MP3 e degli I-Pod,
che rappresentano un orribile modo di ascoltare musica (pessima la qualità!),
ma che rappresentano l’ala più avanzata di una folta tribù di nuovi consumatori
di musica, il cui grido di battaglia è : “Condividere, Scaricare e
Masterizzare!” Per molti di essi, “comprare” è un verbo sconosciuto. Da quando
i discografici hanno perduto il dominio ed il controllo della copia ufficiale e
testata, il potere di fabbricare dischi, o copie di dischi, è passato
completamente nelle mani dei consumatori, artisti nell’antica arte di
arrangiarsi. Come ci si può affezionare a qualcosa che è facilmente
riproducibile all’infinito? Un CD lo si porta dovunque, lo si butta in mezzo a
tante altri oggetti: nel cruscotto dell’ auto, insieme al carica batteria del
telefono, nel cassetto dell’ufficio, insieme alle matite ed ai pennarelli; lo si
dimentica volentieri nella casa del mare, tanto se poi si rovina, se ne fa
un'altra copia. L’evoluzione e la larga diffusione delle tecnologie digitali ,
negli ultimi anni, ha consentito ai computers e i masterizzatori di copiare
tonnellate di musica su CDs fatti in casa, di (ri)produrre compilations,
partendo da MP3 presi dalla rete, di rimescolare, per puro diletto, i dischi più
celebri, di riprodurre gli album originali, attraverso una serie si semplici
operazioni, talmente poco costose, da mettere in dubbio il valore (15/20 Euro)
di un CD originale. A tutto ciò si aggiunga anche il fatto che, mentre fino a
qualche anno addietro, le copie pirata, che molti compravano, erano registrate
cassetta, qualitativamente inferiori rispetto agli originali su vinile, oggi le
copie del mercato pirata sono perfettamente identiche ai CDs che si trovano nei
negozi. Il fatto che le copertine non siano uguali, poco importa: a chi volete
che interessi una minuscola copertina, dove quasi tutto, per motivi di spazio,
diventa illeggibile? In ogni caso, i più incalliti sostenitori della “copia fai
da te”, sanno che è possibile ovviare a questo inconveniente. Sulla rete
esistono decine di siti dove è possibile scaricare le immagini ad alta
risoluzione delle covers dei CDs (interni, esterni, libretti, etc.) e relative
labels. Il fatto che sul mercato esitano dei supporti, definiti “printable”,
consente ai più esigenti, di stampare direttamente sul CD e di farlo identico
all’originale anche nell’aspetto esteriore (talvolta, la differenza risulta
impercettibile). Se le vecchie generazione non hanno saputo, o forse voluto,
innamorarsi del compact-disc, i giovanissimi preferiscono i lettori MP3 e gli
I-Pod, ossia la musica volatile, senza un volto o uno straccio di copertina;
loro non parlano di dischi, ma di files. Con un “affarino” delle dimensioni di
un pacchetto di fiammiferi, al massimo di sigarette, hanno il mondo in tasca e
tutta la musica che vogliono. Perché dovrebbero comprare un CD, che costa quanto
una pizza, un coca, un pacchetto di patatine ed un film al cinema messi insieme?
Per il CD, che non avuto il tempo di farsi una storia, il futuro appare alquanto
incerto. Mentre l’industria discografica si lecca le ferite, il vinile è sempre
lì, più vivo che mai, coccolato e gelosamente custodito da collezionisti,
audiofili, DJs e persone di buon senso, pronto ad offrire al caotico mondo delle
sette note, un’altra possibilità di riscatto. Tutto ciò perché il vinile ha dei
veri punti di forza: ogni disco costituisce un “unicum”, anche due copie dello
stesso vinile, uscite dalla stessa pressa, non suoneranno mai alla stessa
maniera; un cerchio di vinile non è un semplice supporto finalizzato
all’ascolto, ma è l'opera in tutta la sua essenza; ha, quasi sempre, una bella
copertina ad album, che è parte integrante dello stesso, identifica meglio
l’artista, illustra i contenuti ed, in qualche caso, li chiarisce. Il vinile può
essere copiato, ma solo su nastro, un DAT, un CD o direttamente sull’hard-disk
di un computer, ma non potrà mai essere riprodotto su un altro vinile da un
semplice consumatore; il disco in vinile è assai delicato, non sopporta le
sorgenti calore, si altera, si rovina, si graffia, s'impolvera, se maltrattato,
si vendica con scricchioli e fruscii. In genere, sono proprio gli oggetti più
fragili e delicati a stimolare la fantasia dei collezionisti e degli
appassionati: più sono difficili da conservare e più diventano desiderati e
desiderabili. Con un certo imbarazzante ravvedimento, molte case produttrici
stanno rimettendo sul mercato degli ottimi giradischi a prezzi interessanti. Se
presto non dovessero tornare a suonare e cantare le puntine, per i discografici
si prospetta un infernale girone dantesco, quello degli ignavi, ossia di coloro
“che per viltà fecero il gran rifiuto!”
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