PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  REGGAE: L'ALTRA FACCIA SCURA DEL BALLO. Nella seconda metà degli anni ’70, con l’esplosione mondiale della “disco-music”, cominciano a far capolino tra le scalette dei DJs da discoteca, anche i successi reggae...

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 R&B E DINTORNI:  Nel variegato e frastagliato universo della discografia mondiale degli ultimi anni si assiste ad una tendenza, ossia il voler inglobare all’interno di una stessa “definizione” artisti, produttori, musicisti e bands, che pur con talune similitudini, hanno differenti caratteristiche e propositi e non solo per esigenza di catalogo...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  OLTRE AL SABATO….GRAZIE A DIO,  C’E’ STATO PURE UN VENERDI' .

La “Saturday Night Fever” segnò il punto più alto , almeno da un punto di vista commerciale della “disco-music”: folle oceaniche di danzatori improvvisati si accalcarono nelle piste da ballo di tutto il mondo, sospinti dall’onda “travoltina”. Volendo usare una metafora cinematografica, la musica da discoteca diventò “protagonista” e non più “antagonista frivola e disimpegnata” della musica rock, che proprio in quel periodo non faceva altro che “sputarsi addosso”sotto le eccentriche sembianze di un fenomeno da baraccone chiamato “punk”. Perfino i grandi nomi del pop mondiale trovarono la maniera d’infilarsi in discoteca, o, almeno di farsi apprezzare da questi nuovi, disinvolti e leggiadri consumatori di musica. L’industria del vinile, fino a quel momento attanagliata nella morsa di una crisi senza predenti, iniziò una sorta di nuova vita, incamerando migliaia di dollari: non si erano mai venduti tanti dischi come in quel periodo. Si calcoli che il 1977, il giro d'affari della disco-muisc si aggirava intorno ai 4 miliardi di dollari, una cifra da capogiro, riferibile ai soli introiti delle case discografiche statunitensi. Il conteggio non comprendeva i guadagni delle numerose discoteche con tutto il loro indotto, le serate fatte dagli artisti e dai DJs. In tal caso, la cifra superava i 6 miliardi di dollari: 6000 milioni di dollari. Da semplice “fenomeno di costume”, la disco divenne anche “fenomeno sociale”, oggetto di studio da parte di tuttologi a vario titolo, pronti a discettare sui gusti e gli atteggiamenti dei giovani. Parafrasando Umberto Eco, anche in questo campo, vi fu una scissione netta tra “Apocalittici e Integrati”. I primi ravvisarono nel fenomeno la “longa manus” di un potere occulto, intento a spingere i giovani verso i consumi più sfrenati, intenti solo a dissipare tempo e denaro all’inseguimento di falsi miti ed eroi di plastica; gli altri tirarono un liberatorio sospiro di sollievo: finalmente, un fenomeno musicale, sia pure di consumo, ma dai connotati fortemente “democratici”, capace di mettere su un piano paritetico ricchi e poveri, sognatori e materialisti, bianchi e neri, gente istruita e gente incolta. Nulla fu mai più “trasversale” della disco: la pista da ballo univa, non erigeva barriere razziali, se mai le abbatteva. La disco-music, poiché scevra da intellettualismi di casta, avulsa da spocchiose elucubrazioni mentali, si andava collocando sul gradino più alto di musica POPolare, fatta per le masse, dove il concetto di massa, nel senso filosofico-sociologico del termine, è da intendersi come un insieme “indistinto di individui, senza colorazione o collocazione di natura sociale e politica”. Il picco raggiunto sul calare degli anni ’70, porto la “disco” verso una sorta di deriva: decadenza ed evoluzione (o involuzione) verso fenomeni altri. In molti, sovente, si sono interrogati sul valore del film “La Febbre del sabato Sera”. Oggi, a mente fredda, possiamo dire che, se non avesse avuto una colonna sonora di quella fatta, rappresentata da artisti (all’epoca nel mirino dei discotecari: DJs e ballerini) di tale risma, sarebbe poca cosa. In verità, il film in quanto tale non incassò moltissimo, almeno all’inizio il bottino lo fece soprattutto la colonna sonora capitanata dai “furbissimi” Bee Gees.  Da lì a poco, un altra pellicola, ignota alle masse, fece la comparsa nelle sale cinematografiche, sottesa da un’altrettanto sostanziosa colonna sonora. “Grazie a Dio è Venerdì”, aveva una finalità ed una morale ben diversa da quella della “Saturday”. Niente conflitti amorosi e sociali, ma solo “pura esaltazione” del divertimento. In questo “tranche-de-vie disco” targato Casablanca, che indugia sugli aspetti fantasiosi della "febbre notturna", ognuno otteneva ciò che desiderava. La storia non faceva altro che aggiornare luoghi comuni delle commediole anni Cinquanta basate sui problemi degli adolescenti. TGIF (il marchio dei gadget relativi all'operazione) si presentava dolce e leggero come una mousse di cioccolato. Droghe, sesso e pene d'amore erano stati ricoperti con uno strato di miele millefiori dal regista Robert Klane, che proponeva luccicanti clichè in stile Judy Garland.  A differenza delle film di Travolta, non c’era finale drammatico e neppure antagonismo tra Italo-Americani Neri ed Ispanici. Ecco quanto il film racconta: lo Zoo, favolosa discoteca di Los Angeles, ha organizzato una grande gara di ballo e tale evento attira una composita folla di nottambuli. C'e una giovane coppia (Mark Lonow e Andrea Howard) venuta dalla zona periferica della San Fernando Valley, che muove i primi passi nel seducente mondo disco. Ci sono due ragazze quindicenni (Valeric Landsberg e Terri Nunn) che arrivano al club in autostop, entrano furtivamente per spiare i Commodores dal vivo e sperano di vincere il premio per andare a vedere un concerto dei Kiss.  Ci sono due impiegate (Debra Winger e Robin Menken) che cercano l'uomo giusto. E c'e Nicole Sims (Donna Summer) decisa a diventare celebre, irrompendo nel radio-show del trascinante DJ di colore Bobby Speed (Ray Vitte). Girato tutto in esterni alla discoteca Osko's (all'incrocio tra la Terza strada e la Cienega Boulevard, a Los Angeles), “Grazie a Dio e venerdì” non pretendeva di lanciare messaggi come “La febbre del sabato sera” dove alla fine si faceva capire a tutti che i gli Afro-Americani e gli Ispanici, in fondo, erano più bravi a ballare e a far musica dei bianchi. Thanks God It’s Friday non faceva altro (e lo fece egregiamente) che trasportare lo spettatore in un eccitante, euforico ed ottimistico ambiente disco, comunicando l'attitudine a star bene insieme, rappresentata da quel movimento musicale trasversale, democratico ed ecumenico. Il film costituì per tanti il punto più vicino ad un'autentica esperienza tipo Studio 54, al quale siano mai stati portati gli spettatori, anche quelli che non ebbero mai  la possibilità di mettere piede nella più famosa discoteca di tutti i tempi. Forse per queste sue caratteristiche, più consone al fenomeno “disco”, “Grazie a Dio e Venerdì” è da considerarsi superiore alla “Febbre del Sabato Sera”, non tanto sotto il profilo strettamente cinematografico, ma in quanto rappresentazione fedele della “disco-music. Di notevole porta anche la colonna sonora che si fregia di un nutrita schiera di artisti Casablanca e Motown come “Love Masterpiece” di Thelma Houston, “From here to eternità” di Giorgio Moroder, “Hollywood” dei Village People e “After Dark” di Pattie Brooks. Ottima la title-track di Love and Kisses, “Trapped in a Stairway” di Paul Jabara ed il brano di Donna Summer, vincitore dell'Oscar, “Last Dance” ed ancora Commodores, Cameo ed altri. Thank God It's Friday (titolo originale). ANNO:1978. PRODUTTORE: Rob Cohen. PRODUTTORE ESECUTIVO: Neil Bogart. REGIA Robert Klane. SCENEGGIATURA: Barry Armyan Bernstein. INTERPRETI: Valeric Landsburg, Terri Nunn, Chick Vennera, Donna Summer, Ray Vitte, Mark Lonow, Andrea Howard, Jeff Goldblum, Robin Menken, Debra Winger, Paul Jabara, i Commodores. DURATA: 89 minuti. Consigliatissima, la colonna Sonora, all’epoca spalmata su un doppio vinile con un disco-mix , quale bonus track, stampato su una sola facciata, è oggi disponibile su un singolo CD. Molto difficile, almeno in Italia, reperire il VHS o il DVD del film.
 


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