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LA
STORIA
Se si escludono alcune rare stazioni
radiofoniche come la WBLS di New York, possiamo dire che questi pezzi non
venivano trasmessi in nessun programma. Nell'estate del '73, però, uno di questi
imports abbatté la barriera che precludeva l'accesso alle onde AM. " Soul
Makossa " di Manu Dibango, un musicista africano, residente a Parigi, nella sua
import label divenne un brano estremamente popolare nelle discoteche. Non appena
le richieste del disco aumentarono, l'Atlantic Records si impossessò di tutti i
diritti di " Soul Makossa", che cominciò così a cavalcare con quotidiana
frequenza le onde radiofoniche nell'etere americano. Il brano era tipico del
genere sax-starnazzanti-anni '50, suonato su ritmi jungle e canto africano con
cadenza francofona, che al paragone faceva sembrare scialbi perfino James Brown
e la sua progenie. La popolarità di " Soul Makossa " àttirò curiosità. Da dove
era saltata fuori questa cosa? Lo stesso quesito, si ripresentò puntuale,
l'estate successiva motivato dalla popolarità raggiunta da " Rock the Boat ", un
pezzo di un gruppo newyorkese chiamato Hues Corporation. Questa volta, non solo
la domanda avrebbe trovato una risposta, ma sarebbe, anche, stato sollevato il
coperchio della cultura sotterranea della Disco. " Rock the Boat ", realizzato
per una piccola etichetta di New York, durante l'estate 1974, fu il disco più
richiesto in discoteche del calibro del 12 Wes-t e del Liquid Smoke. La scena
Disco era cresciuta a sufficienza, tanto da alimentare la nascita e lo sviluppo
di un proprio mercato: così venne organizzata una catena di negozi specializzata
nella vendita di prodotti Disco. Ma le radio rimanevano fondamentalmente
insensibili a questo fenomeno, e anche a " Rock the Boat " vennero chiuse le
porte. Finché, le molte richieste indussero ad un cambiamento di rotta. Per il
timore di perdere fasce di ascoltatori, le stazioni radiofoniche iniziarono ad
adeguarsi alla nuova moda dilagante. La WABC, una stazione AM di New York,
famosa per avere le scalette più impenetrabili, nel Maggio 1974 consentì la
diffusione di " Rock the Boat ", che divenne la top-song di quella estate, e che,
negli archivi della radio, è segnalata come la " numero uno " del 1974. Il brano
degli Hues Corporation non era particolarmente innovativo. Leggero e arioso, era
perfettamente equilibrato e facilmente ballabile. E nel 1974 la gente continuava
a ballare. Le discoteche si spostarono dalle soffitte losche ai raffinati locali
centrali. Il giro economico divenne notevole: la discoteca assicurava il
divertimento a basso prezzo e garantiva il profitto a basso rischio. In più,
serpeggiava la sensazione che la cultura degli anni '60 fosse definitivamente
finita e sempre più nitidi si stagliavano i segnali di un desiderato ritorno
all'eleganza ispirato al grande Gatsby. La Disco sembrava proprio la vera,
grande scoperta del decennio. La supposizione cominciò a diventare reale tra la
fine del 1974 e l'inizio del 1975 quando vennero realizzati un’enorme quantità
di disco records. Lo spirito di quei giorni e l’elettrizzante atmosfera erano
uguali agli esordi del rock'n'roll: in mezzo ad una appassionata fiducia nel
futuro, nascevano e proliferavano miriadi di piccole etichette indipendenti e
un’agguerrita armata di artisti veniva varata. Brani come " Bad Luck " (Harold
Melvin and the Bluenotes), la seducente " Lady Marmalade " (Labelle), " Honey
Bee/Reach Out l'il Be There " (Gloria Gaynor) o come tutti i lavori provenienti
dai TK Studios di Miami (George McCrae, KC and the Sunshine Band), possedevano
una vitalità oggi virtualmente inesistente.
Continua

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