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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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 SALSOUL: ECCO COME NACQUE IL REMIX!!!

Il risarcimento morale arrivò, quando il DJ, Walter Gibbons, realizzò un nuovo missaggio di “Hit and Run” un brano passato quasi inosservato e contenuto nell'album “Loleatta”. Walter chiese alla Salsoul di poter rielaborare “Hit and Run” pochi giorni dopo l'uscita dell'LP. II capo della Salsoul aveva accettato  di affidare a Gibbons il master originale multitraccia, concedendogli quindi molta più flessibilità rispetto a quella offerta con il campione master ridotto e consegnato allo stesso in occsione del remix di “Ten Percent.”  Invece di ricorrere ad una classica  riedizione taglia ed incolla, il tecnico di sala poté ascoltare ogni singola traccia, quindi di sezionare e ricostruire il disco a suo piacimento. Con “Hit and Run” fu la prima volta che uno studio di produzione permise ad un DJ di rielaborare completamente una canzone e Walter Gbbons, consegnando il proprio nome agli annali, seppe trasformarla in un grande, innovativo successo di quasi dodici minuti. Gibbons aveva rielaborato totalmente la versione dell'album di sei minuti, dando risalto Baker, Harris e al sublime ritmo del brano di Young, togliendo una striscia di strumenti, quasi tutti i corni. In un atto di estremo coraggio aveva eliminato anche i primi due minuti della voce della Holloway e addirittura tutte le sue strofe. I motivi di quell’azzardato ed inedito remix erano chiari: qualsiasi canzone che iniziasse, “Posso anche essere una ragazza di campagna vecchio stile, ma quando devo amarti, dolcezza, so cosa fare”, non avrebbe mai incitato nessuno a ballare (persino Holloway ammeteva che quella fosse la peggiore canzone che avesse mai ascoltato). Tuttavia, tale operazione, conferì una maggiore integrità ed importanza artistica al mixaggio ed al DJ, rispetto a quella riconosciuta al compositore, al produttore e al cantante, e nessuno nell'industria della musica era ancora pronto ad una novità tanto esplosiva. L'idea di enfatizzare la parte del ritmo e di cancellare la parte vocale della Halloway, era stata sua, ed era stata proprio lei a far ascoltare a Gibbons una copia di “By The Time I Get To Phoenix,” diciotto epici minuti dall'album “Hot Buttered Soul”, in cui Isaak Hayes parlottava su di un costante ritmo minimalista nei primi otto minuti di apertura. Fu quella l'ispirazione che illuminò la notte dello studio, dando slancio all’operazione. Allo scopo di conservare la parte vocale, Gibbons aveva mantenuto la seconda meta improvvisata dell'esecuzione di Loleatta, che consisteva in una prolungata serie di ripetizioni, grida, tremiti e sospiri. “Era la canzone più lunga che avessi mai dovuto cantare, e terminavo improvvisando molto,” - spiega la cantante - Quelle improvvisazioni nascevano dal mio cuore e dalla mia anima.” Avendo riempito tre minuti dell'album, le improvvisazioni di Holloway si prolungavano ora per cinque minuti nel nuovo mixaggio sul dodici pollici della durata totale di undici minuti e sette secondi. “Questa versione è veramente diversa dall'originale,” - scrisse Moulton nella sua recensione su Billboard - “Dovrebbe essere classificata come un nuovo disco.” Nonostante il travaso sul dodici pollici fosse decisamente superiore rispetto alla versione originale, i maggiorenti della Salsoul rimasero inorriditi. Quando Walter mi fece ascoltare il suo missaggio, la prima reazione fu negativa, ma dopo aver sentito Gibbons suonare il dodici pollici nel luogo adatto, e dopo averlo ascoltato un paio di volte, tutti compresero che egli aveva fatto una cosa geniale ed innovativa. II capo della Salsoul non fu l'unico a cambiare idea: il pezzo raggiunse le trecentomila copie, superando nelle vendite sia "Ten Percent" stampato sul formato dodici pollici, che la precedente versione di “Hit and Run” sul sette pollici. “Hit and Run”, oltre a creare un precedente, confermò che il dodici pollici era diventato un importante fenomeno di marketing commerciale e la fama del formato venne ulteriormente corroborata dopo che il remix di “Do Ya Wanna Get Funky with Me” di Peter Brown, uscito quasi in contemporanea con quello della Holloway divenne il primo "brano singolo di successo" ad oltrepassare la barriera delle cinquecentomila copie. II settore discografico-musicale riservato alle discoteche era riuscito a superare lo scetticismo e la resistenza sia delle case discografiche che dei rivenditori. In molti, a torto, ritennero che si trattasse solo di una moda passeggera e non di un vero e proprio mutamento commerciale. In realtà il fenomeno dei “remix”, inaugurato con “Hit and Run”, persiste ancora oggi, mentre i DJs detengono ancora lo scettro di sovrani assoluti nel settore della musica da ballo.
 

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