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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

 SALSOUL: ECCO COME NACQUE IL REMIX!!!

Nell’ambito della musica da discoteca i DJs hanno sempre avuto un ruolo di primo piano e non soltanto per il potere di “convincimento” operato sul pubblico delle piste da ballo o sui consumatori attraverso l’air-play radiofonico. Già agli albori della “disco”, le case discografiche si servirono di “pool” di DJs, uniti da comuni finalità e pronti a promuovere questo o quel “prodotto” a seconda delle simpatie o dagli interessi che li legavano a questa o quella “label”. Sulla scia dell’idea lanciata dal mitico David Mancuso, i “pool”, che attingevano a piene mani alle regalie dell’industria del vinile, erano proliferati a dismisura, tanto che, ad certo punto, s’innescò una sorta di rivalità tra musicisti, compositori e discc-jockeys, i quali cominciarono a pretendere dischi che rispondessero a determinati criteri di ballabilità.  Alcuni di essi, soprattutto i più seguiti dal pubblico ed accreditati dal consenso,sovente, accampavano la pretesa  d’intervenire sulla struttura dei brani. I primi rudimentali remix, soprattutto dopo l’introduzione del maxi-single (disco-mix), erano talvolta, semplicemente, delle versioni allungate o raddoppiate nel “break-ritmico”, una specie di copia ed incolla, taglia e cuci rispetto all’edit originale. La tecnologia dell’epoca non consentiva a chiunque, come accade oggidì, di operare in tal senso ed i discografici si mostravano assai gelosi nel concedere il master multitraccia con le varie partiture separate. Già intorno al 1976, la situazione appariva assai caotica e lo scontro-incontro fra DJs e discografici sembrava l’inizio di una battaglia in campo aperto ed armi serrate in pugno. Ed Kushins (ex direttore vendite della Scepter) nel 1976, iniziò, a dubitare della efficacia di talune organizzazioni: “I DJs continuavano a venire in ufficio a richiedere vinili, ma noi non sapevamo chi ne avesse il diritto e chi non: la situazione ci era sfuggita di mano o quasi.” Le società offrivano più dischi in omaggio di quanti ne vendessero ed il fenomeno stava diventando un male endemico per l’industria discografica Anche in casa Salsoul, considerata, all’unanimità, la più importante etichetta discografica dopo l'Atlantic, rifornendo più “pool” di qualunque altra, fecero un primo passo indietro, riducendo drasticamente la quota delle promozioni da tre mila a soli quattrocento dischi omaggio “Costa troppo," - aveva ammesso a Billboard, alla fine di aprile 1977, Denise “Sunshine” Chapman, capo delle promozioni alla Salsoul - “Ci costa circa 8.000 dollari rifornire 3.000 DJs. E' davvero eccessivo spendere ottomila dollari quando invece potresti usare quel denaro per il marketing, la distribuzione e la pubblicità.” In verità la Salsoul viveva una contraddizione in termini: nonostante i numerosi brani pubblicati e le innumerevoli regalie verso questo o quel “pool disckjockeistico”, non era ancora riuscita a piazzare un vero rande successo. Il senso di frustrazione appariva alquanto palese nelle parole di Denise “Sunshine” Chapman : “Siamo grandi per quanto riguarda la disco music, e siamo felici che i DJs amino i nostri prodotti, ma dobbiamo ancora realizzare un disco d'oro.” L'album dei Double Exposure, per quale era stata spesa notevole energia, non aveva riscosso un grande consenso, mentre il secondo LP della Salsoul Orchestra, “Nice 'n' Naasty”, finì per vendere meno del primo. L’eclettico Vince Montana era riuscito a far tintinnare i registratori di cassa solo con “Christmas Jollies”, che prodotto in soli trenta giorni, proponeva una manciata di canzoncine natalizie arrangiate in chiave “disco”. L’album arrivò a riempire duecentomila calze natalizie, ma non fu mai fonte d’orgoglio per i dirigenti della Salsoul, i quali sognavano un personaggio alla Donna Summer capace d’imporsi in tutto il mondo e dare lustro e prestigio all’etichetta. La ricerca di una “superstar” divenne sempre più spasmodica, fino a quando le scelte non ricaddero su tale Loleatta Holloway, una cantante R&B, nata a Chicago, la quale era stata presentata alla Salsoul dal marito-manager, Floyd Smith. Loleatta possedeva una voce straordinaria, cosi giunta a Filadelfia, fu affidata a Norman Harris, Allan Felder e Ron Tyson, per la produzione di un album.
 

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