PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

Giiradischi tipo "broadcasting" utilizzato dalle radio fino ai primi anni 90....

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: FILOSOFO DEL NO MIX: Dabid Mancuso  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  SIAMO ITALIANI E CI FACCIAMO RICONOSCERE!

Vorrei citare un signore, che non ha nulla a che vedere né col “Funk”, né con la “Disco”, tale Raul Casadei, il quale “lisciava” e cantava di certi “Simpatici Italiani”.  Sul suolo italico, dove si sono consumate le gesta eroiche di condottieri e capitani di ventura, dove sono state innalzate imprendibili vestigia, dove, nei secoli, l’arte ha raggiunto la sua massima espressione., i simpaticoni si sono sempre sprecati. Potevano noi, già “figli della lupa” e, da sempre, “figli ‘e ‘ntrocchia”, farci mancare quella stucchevole mistura di “stunk-bumm-trallallà” non ben definita e denominata “italo-disco”. In questa assolata penisola , circondata dal mare  e dai misteri, nonché patria di santi, poeti e navigatori, cineasti, cantori e musici, i furbetti di quartiere  (sono sempre esistiti) ed i simpatici di mestiere, quelli con i denti rifatti, la camicia aperta fino all’ombelico e l’anello d’oro al mignolo (modello “uora-uora”), sin dalle prime avvisaglie, intuirono che il fenomeno “disco-music” poteva essere italianizzato, monetizzato ed incassato. Così, sul calare degli anni ’70, mentre la corsa della “disco made in USA” diventava inarrestabile, alcuni iniziarono a chiedersi da dove fosse saltato fuori questo novello sound che tanta presa aveva sui giovani e le loro fragili coscienze, (da qui, analisi sociali del dilagante fenomeno, sit-in, forum et similia), altri, simpaticamente, cominciarono a farne una “versione italiota”, destinata a divenire, nel giro di qualche anno, una vera e propria scuola di stile e di pensiero. Era già accaduto qualcosa di simile col genere cinematografico Western: anche sul quel versante, gli Italiani, dopo aver prodotto alcuni “Cult-Movies”, si erano sprecati in una serie interminabile di “scempiaggini”. I simpatici Italiani, fecero con la “dance” di quegli anni, quello che i Cinesi fanno attualmente con  taluni  prodotti “voluttuari”, ossia i replicanti. I dance-makers alla “pummarola” capirono subito che quella “musica dall’incarnato nero”, figlia illegittima del rhythm'n'blues e del soul, troppo ritmica e sincopata, andava, innanzitutto, addolcita con una notevole quantità di melassa millefiori di produzione nostrana. In realtà, all’inizio, anzi agli albori della “disco-music” era il verbo del funk ad essere cantato, osannato ed diffuso, poi con l’arrivo “della febbre travoltina” ed i Bee-Gees si era manifestata come un confluire di suoni e stili diversi: funky, soul, influenze tropicali ed ispaniche, pop bianco ed easy-listenig. In prima istanza, gli Italiani furono all’altezza della situazione, producendo alcuni dischi entrati  negli annali con artisti come  Change, Peter Jaques Band, Macho, B.B. & Q. Band, Easy Going. (fenomeni già analizzati nella sezione “la disco in Italia”), ma poi, a parte qualche altra rara eccezione, si sprecarono in una serie interminabile di motivetti fru-frù e di infantili filastrocche, tanto che, all’estero, cominciò immediatamente a circolare il pittoresco appellativo di spaghetti-dance. Al principio, le “disco-tracks”, a prescindere delle peculiarità sonore delle differenti "scuole di pensiero” possedevano alcune caratteristiche distintive comuni: un ritmo tra le 120 e le 140 battute al minuto, una melodia sempre molto accattivante, ma ripetitiva ed essenziale ed un andamento ritmico, quasi sempre, caratterizzato dalla tipica cassa "in quattro" (vale a dire un colpo ogni misura, che con le battute tipicamente in quattro quarti significava quattro colpi a battuta) e  con il Charleston sulla misura "in levare. Gli Italiani, i Francesi e soprattutto i dance-makers Tedeschi cominciarono a fare uso massiccio di strumenti elettronici, di sintetizzatori e dei primi campionatori, mentre quella americana era più legata ad una tradizione sonora incentrata su fiati, basso, batteria, percussioni afro-tribali e, nel caso del Philly-Sound, addirittura di vere orchestre d'archi. L’industria discografica americana prevedeva brani tradizionalmente della durata di 3-4 minuti, diversamente non sarebbero mai stati trasmessi dalle radio, per converso, quella italiana ed europea cominciò ad esasperare l’uso dei maxi-singles e di quelle interminabili "suite alla Cerrone" della lunghezza  15-20 minuti, 8-10 nella media. Molti degli LPs pubblicati contenevano due o tre brani al massimo. “Melius est abundare, quam deficere”, dicevano i Latini e qualcuno decise di prendere l’antico detto alla lettera. Tanta quantità, ma poca qualità. Con questo non si vuole gettare tutto dalla rupe o mettere ogni cosa in un calderone. L’altro elemento non trascurabile va ricercato nel fatto che i gruppi “disco” americani, come T-Connection, Ohio Players, Brass-Construction, People Choice, BT-Expess, Chic, Earth,Wind & Fire e gli stessi Bee Gees (pur di differente estrazione), erano costituiti da musicisti in piena regola con tanto di cartellino. Diversamente sul versante Euro-Italo-Disco, gli artisti venivano costruiti in vitro, o se preferite in studio, talvolta l’immagine era  più importante del contenuto. Addirittura, in molti casi, l’artista di facciata  era un altro, rispetto a quello che cantava ed altri escamotages di tale fattezza o “bassezza”. Come direbbe qualcuno:”Io mi dissocio!” Sono Italiano in tutto e per tutto: quando gioca l’Italia strillo come un dannato; amo il vino italiano, la cucina italiana, fumo solo sigari italiani. A proposito di “disco-music”, però, adoro sentirmi dire:”Tu vo’ fa’ l’americano!” ed io rispondo:” Ciao fratello, strut your funky stuff!!!”

  CHI SIAMO O CHI CREDIAMO DI ESSERE?


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