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KOOL & THE GANG : DAL FUNK ALL’EDONISMO DEL SUDORE
L'elemento
pionieristico di Kool And The Gang si rintraccia in nomi come War o Ohio Players
e reciproche contaminazioni emergono riascoltando i primi lavori di Earth Wind
And Fire e Commodores. Robert “Kool” Bell ha sempre evidenziato, come a causa
loro, per molti cantanti neri, agli inizi dei ’70, fosse diventato difficile
trovare una gruppo: la specialità di Kool e soci erano quei classici
“funkettoni” strumentali, dove la voce risultava un accessorio inutile. Questa
sarebbe poi divenuta arma a doppio taglio e, per certi versi, li avrebbe
costretti all'innovazione. Con la disco-music, più frivola e melodica, signora
del mercato, Kool &The Gang cessarono improvvisamente di vendere dischi. Il
sound, forse, stava invecchiando, qualcosa non gira più come avrebbe dovuto Dopo
una pausa di riflessione ed una messa appunto, il gruppo riemerse con un beat
più moderno, fiati più raffinati ed arrangiamenti più levigati, ma soprattutto
l'innesto del singer, stabile e perfettamente integrato nel gruppo, si sarebbe
rivelato determinante. E la voce di Taylor divenne, basilare per il nuovo corso
“commerciale “ e “discotecaro” del gruppo di Jarsey. Quella voce calda affiorava
da ogni solco., avvolgendo l’uditorio ed istigando alla danza con estrema
naturalezza, sena castranti falsetti da eunuchi e forzature vocali finto-soul.
Altro innesto determinante fu la produzione di Deodato, abile alchimista, che, a
partire da “ln The Heart”, riuscì ad alleggerire i suoni, riportando il
treno-Kool sui veri binari della “disco”, da cui avevano, in precedenza,
deragliato: nel ’79, con “Ladies Night” (divenuto un classico) assestarono un
colpo decisivo anche al mercato delle discoteche nel senso più ortodosso del
termine. Il responso fu immediato e su larga scale, sia album "Something
Special" che il successivo “As One”. L’arrivo di “Emergency”, meno malleabile
del precedenti, innovò l'ambito sonoro e di esplorazione della Gang,
anticipando alcuni temi, che sarebbero stati poi rielaborati in futuro, ma segnò
anche un punto di rottura, sia pure non totale, con la “dance” e l’inizio di un
certo declino: In primis, “Emergency” tentava un “misurato” approccio rock che in
pezzi come la stessa “Emergency" o “Misled” emerge chiaramente. L'idea fu quella
di legare una chitarra più evidente al beat che innervava i due episodi citati:
sempre evidentissimo il basso di Kool con i suoi fraseggi brevi ma determinanti.
“Fresh” si caratterizzo come il pezzo più dance,ma forse l’unico degno di
rilievo, ricalcato sugli stilemi e sulla falsa riga di “Get Down On lt”, mentre
“Cherish” e “Bad Woman” , due morbide ballate, si aprivano al pop da air-play
radiofonico. Mentre “Surrender”, funk martellante, quasi vecchia maniera, lasciò
presagire anche qualche nostalgia per il passato: l’impiego del cori, dal sapore
gospel, che si innestavano sulla voce di Taylor, dunque, mano libera anche ad un
certo virtuosismo con due calibrati assoli centrali, di Curris (tastiere) e
Ronald Bell (sax). Il richiamo ai primi lavori e all’amore per il funk-jazz. Del
resto il sax di Ronald ricordava vagamente quello di Coltrane. Pare che kool e
soci avessero persino registrato una canzone dal titolo “Champions” in cui
comparivano Ron Carter e George Benson ed a cui avrebbero preso parte Ella
Fitzgerald e Miles Davis, ma che, per varie ragioni, non fosse stata inserita
nell'album. Molti si sarebbero attesi una svolta verso la musica fusion o
qualcosa del genere, ma così non avvenne: lavori successivi come “Victory” del
1986, confermarono Kool & The Gang quali fermenti vivi ed attivi del moderno
soul-R&B, capaci produrre suoni battenti ed epidermici, lontani dall’impegno
gravoso del jazz, in grado di strisciare appena sotto la pelle e di avvolgere le
membra in vortice di danze. “Victory” fu anche l’inizio della fine: dopo il
monumentale tour, cui partecipò anche Stevie Wonder, sul calare degli anni ’80,
il loro astro iniziò a spegnersi lentamente, ma nessuno avrebbe preteso da Kool
e compagni, liriche impegnate e suoni sperimentali, anche perchè le pietre
miliari della loro carriera sono identificabili con calde nottate in discoteca,
passate a rimorchiare a suon di funk o, da principali protagonisti, in
coinvolgenti dance-party grondanti di sudore. In fondo, le storie che finiscono
sono sempre le più belle!
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