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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

   KOOL & THE GANG : DAL FUNK ALL’EDONISMO DEL SUDORE

 L'elemento pionieristico di Kool And The Gang si rintraccia in nomi come War o Ohio Players e reciproche contaminazioni emergono riascoltando i primi lavori di Earth Wind And Fire e Commodores. Robert “Kool” Bell ha sempre evidenziato, come a causa loro, per molti cantanti neri, agli inizi dei ’70, fosse diventato difficile trovare una gruppo: la specialità di Kool e soci erano quei classici “funkettoni” strumentali, dove la voce risultava un accessorio inutile. Questa sarebbe poi divenuta arma a doppio taglio e, per certi versi, li avrebbe costretti all'innovazione. Con la disco-music, più frivola e melodica, signora del mercato, Kool &The Gang cessarono improvvisamente di vendere dischi. Il sound, forse, stava invecchiando, qualcosa non gira più come avrebbe dovuto Dopo una pausa di riflessione ed una messa appunto, il gruppo riemerse con un beat più moderno, fiati più raffinati ed arrangiamenti più levigati, ma soprattutto l'innesto del singer, stabile e perfettamente integrato nel gruppo, si sarebbe rivelato determinante. E la voce di Taylor divenne, basilare per il nuovo corso “commerciale “ e “discotecaro” del gruppo di Jarsey. Quella voce calda affiorava da ogni solco., avvolgendo l’uditorio ed istigando alla danza con estrema naturalezza, sena castranti falsetti da eunuchi e forzature vocali finto-soul. Altro innesto determinante fu la produzione di Deodato, abile alchimista, che, a partire da “ln The Heart”, riuscì ad alleggerire i suoni, riportando il treno-Kool sui veri binari della “disco”, da cui avevano, in precedenza, deragliato: nel ’79, con “Ladies Night” (divenuto un classico) assestarono un colpo decisivo anche al mercato delle discoteche nel senso più ortodosso del termine. Il responso fu immediato e su larga scale, sia album "Something Special" che il successivo “As One”. L’arrivo di “Emergency”, meno malleabile del precedenti, innovò l'ambito sonoro e di esplorazione della Gang,  anticipando alcuni temi, che sarebbero stati poi rielaborati in futuro, ma segnò anche un punto di rottura, sia pure non totale, con la “dance” e l’inizio di un certo declino: In primis, “Emergency” tentava un “misurato” approccio rock che in pezzi come la stessa “Emergency" o “Misled” emerge chiaramente. L'idea fu quella di legare una chitarra più evidente al beat che innervava i due episodi citati: sempre evidentissimo il basso di Kool con i suoi fraseggi brevi ma determinanti. “Fresh” si caratterizzo come il pezzo più dance,ma forse l’unico degno di rilievo, ricalcato sugli stilemi e sulla falsa riga di “Get Down On lt”, mentre “Cherish” e “Bad Woman” , due morbide ballate, si aprivano al pop da air-play radiofonico. Mentre “Surrender”, funk martellante, quasi vecchia maniera, lasciò presagire anche qualche nostalgia per il passato: l’impiego del cori, dal sapore gospel, che si innestavano sulla voce di Taylor, dunque, mano libera anche ad un certo virtuosismo con due calibrati assoli centrali, di Curris (tastiere) e Ronald Bell (sax). Il richiamo ai primi lavori e all’amore per il funk-jazz. Del resto il sax di Ronald ricordava vagamente quello di Coltrane. Pare che kool e soci avessero persino registrato una canzone dal titolo “Champions” in cui comparivano Ron Carter e George Benson ed a cui avrebbero preso parte Ella Fitzgerald e Miles Davis, ma che, per varie ragioni, non fosse stata inserita nell'album. Molti si sarebbero attesi una svolta verso la musica fusion o qualcosa del genere, ma così non avvenne: lavori successivi come “Victory” del 1986, confermarono Kool & The Gang quali fermenti vivi ed attivi del moderno soul-R&B, capaci produrre suoni battenti ed epidermici, lontani dall’impegno gravoso del jazz, in grado di strisciare appena sotto la pelle e di avvolgere le membra in vortice di danze. “Victory” fu anche l’inizio della fine: dopo il monumentale tour, cui partecipò anche Stevie Wonder, sul calare degli anni ’80, il loro astro iniziò a spegnersi lentamente, ma nessuno avrebbe preteso da Kool e compagni, liriche impegnate e suoni sperimentali, anche perchè le pietre miliari della loro carriera sono identificabili con calde nottate in discoteca, passate a rimorchiare a suon di funk o, da principali protagonisti, in coinvolgenti dance-party grondanti di sudore. In fondo, le storie che finiscono sono sempre le più belle!
 

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