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JAMES
BROWN
Il suo generoso cuore ha smesso di battere nella
notte di Natale del 2006 in un ospedale di Atlanta dove era stato ricoverato per
una polmonite. JAMES BROWN lascia un vuoto incolmabile nel mondo della musica
mondiale, come altri grandi che lo hanno preceduto. Solo una
stella di prima grandezza può pensare di morire il giorno di Natale. Il reverendo Jesse Jackson ha
reso subito omaggio al padrino del soul, mentre il presidente Bush ha mandato il
suo messaggio di cordoglio dalla Casa bianca al "Funky President" per
antonomasia. La prima volta che ho fatto girare un disco in un locale è stato un
disco di James
Browm. Da allora, sono passati trentatrè anni e, vi garantisco, che ogni tanto
prendo quel vecchio 45 giri (Think del 1973 i, lo riascolto e
provo ancora le medesime emozioni. Addirittura, in un disco Rap, da me prodotto
nel 1993,
insieme ad alcuni amici, ne ho campionato il loop. Con la morte di James Brown si
compie l'ennesimo capitolo del sogno americano, quello di un ragazzino nato nel
'28 a Pulaski, un paesino del Tennessee e che, dopo essersi trasferito in
Georgia, viene abbandonato dai genitori. Diiventato un giovane delinquente, vive
di espedienti e sempre al limite della legalità. E' proprio la musica ha tirarlo
fuori dal carcere. Sarebbe riduttivo considerare il "Signor Dinamite" un artista
"disco", ma James Brown resta comunque la quintessenza del ballo in discoteca.
Non esiste altro artista al mondo che abbia avuto tanti "campionamenti" o
rifacimenti dei propri dischi. Non c’è DJ al mondo che non lo consideri una vera
icona della dance-music. Di James Brown una celebre giornalista ha scritto che
forse esiste qualcuno più bello e forse più bravo di lui, aggiungendo però che
Brown sa dare il miglior show e che vale la pena di spendere soldi per andarlo a
vedere: nulla da fare per tutti gli altri, il " re " è lui. Non si può dare
torto a questi commenti, considerando le circa 150 canzoni di successo, i quasi
100 album e le 300 e rotte serate all'anno, attività che condiviso, fino a
78 anni, con gli impegni derivanti dalla sua catena di ristoranti, e dalle sue
apparizioni in radio, TV, gaia et similia. Nato nel 1932 nei South Carolina,
sotto il segno del Toro, percorre in salita tutta la faticosa gavetta di "
povero negro " tino a diventare " Mr. Dynamite ", " Mr. Please, Piease ",
incarnazione vivente del R&B, sacro mito della musica soul e infine simbolo del
Black Power, con uno sconfinamento dai regno dello show-biz (showbusiness) alle
non facili zone del potere politico, di cui diventa comunque un influente
rappresentante. A 24 anni s'impone all'attenzione del pubblico, che comincia a
vedere in lui un esponente della black music, con Piease, Piease, Please: sono i
tempi di Tutti Frutti, tremendo en plein di Little Richard, e il gruppo di Brown,
chiamato Famous Flames, interessa i manager. Scritturato dalla casa discografica
King, passa di successo in successo con Try Me (citiamo solo il più
significativo) e dodici Hit in soli due anni. Il 24.10.1962, in occasione di un
suo memorabile concerto all'Apollo Theatre di Harlem, la King registra tutto io
spettacolo e nasce un album dal vivo, Live at the Apollo, che vende più di un
milione di copie. James è acclamato l'anno seguente come il " numero uno " dei
cantanti R&B d'America. Continua a mietere successi ovunque vada e gli impegni
lo vedono occupato ogni sera in luoghi diversi; è questo il periodo di
formazione come showman: egli diverte poiché ha imparato tutti i segreti del
palcoscenico e ha acquistato in breve una padronanza assoluta sullo stage al
punto di essere considerato uno spettacolo a sé, tanta è la fantasia, mista a
convinzione e professionismo, che ne deriva in ogni dettaglio. La gente di tutta
America va pazza per Brown: è il simbolo della " Cenerentola nera " formato uomo
e pure di bell'aspetto, il che non guasta mai. Dalla King passa alla Smash, in
un guazzabuglio legale dai connotati nebulosi risolto in parte con compromessi e
vendite per entrambe le case discografiche. Ancora successi enormi come Out of
Sight, I Feci Good, Papa's Got a Brand New Bag, Prisoner oj Love, Sex Machine,
Superbad, Soul Power, ecc. Siamo al delirio collettivo e all'obbedienza assoluta
di milioni di fan, che rispondono positivamente all'invito di Brown, fatto
durante una lunga trasmissione TV a lui dedicata poco dopo l'assassinio di
Martin Luther King, di non scendere in piazza. Anche la Casa Bianca ringrazia
sentitamente e quella è gente che non si muove per niente: ha certamente capito
il potere carismatico esercitato da James sulla folla. Chissà quanti deputati e
senatori avranno pensato al numero di voti che Brown potrebbe raccogliere in
ipotetiche elezioni!.. Nel 1966 ritorna alla King, quasi da padrone, ma dopo
poco tempo la lascia definitivamente per legarsi alla Polydor, firmando un
favoloso contratto che, soldoni a parte, gli garantisce un'ottima distribuzione
e un'immagine adeguata in tutto il mondo. Oggi non si produce più in forsennati
spettacoli come dieci anni fa, quando il suo contributo psicofisico era totale,
ma si esibisce sempre ovunque lo chiamino: concordata la cifra, non c'è
problema, lo show arriva! Dicono che lavori anche per i centesimi, che non butti
via mai nulla: forse l'umilissima origine o gli stenti della fanciullezza lo
spingono a lavorare in modo frenetico. Comunque sia, la sua vitalità è ben
lontano dall'essere domata. Contrariamente a tanti colleghi ormai scomparsi
dalla scena o solo talvolta presenti nel vago discorso dei ricordi, James Brown
sa sopravvivere a molte mode, non si fa mai " incastrare " dagli amici manager
(per lo più a livello di " spremi-artisti ") e, sorretto da una lucidità davvero
singolare e dal fiuto per tutto ciò che è produttivo, rimane sempre a galla
senza alcun apparente segno di cedimento, anzi col minimo sforzo. Allietando,
tra l'altro, una abbondante seconda generazione (papà e mamma approvano) che è
cresciuta al suono dello slogan " Say It Loud, I'm Black and I'm Proud ". Negli
anni 70 , James riesce a distillare alcuni piccoli capolavori di Funk
metropolitano come "I't Too Funky in Here". Il resto è cronaca.
Discografia Consigliata:
James Brown Plays James Brown Today and Yesterday (1966),
Smash; Pure Dynamite (1968), King; Papa's Got a Brand New
Bag (1966), Say It Loud. I'm Black and I'm Proud (1969),
James Brown's Greatest Hits (1970, raccolta), Sex Machine to Day(1971)
Get on the Good Food (1973), HeIi (1974),
The Payback 1974), Hot (1975),
The Original Disco Man (1979) tutti su etichetta Polydor.
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