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LA
DISCO MUSIC IN ITALIA
L'Italia, come tutti i paesi occidentali,
dominati dal capitalismo e dal consumismo, si mostrò alquanto sensibile al
fenomeno "disco", riversando la maggior parte dei prodotti made in USA nelle
piste da ballo. Da buoni alleati degli Americani, gli Italiani decisero di
piazzare sul "patrio suolo", oltre alle basi militari, anche delle basi musicali
che in qualche maniera fossero legate ad una sorta di "patto atlantico" del
divertimento. L'asse della "disco" Nordamericana, a parte l'Inghilterra, dove tutto
fu più semplice per ovvi motivi di affinità linguistico-cultrali, si
appoggio, trovando terreno fertile, dapprima, in Francia ed in Germania
ed, in seguito, in Italia. Ben presto taluni distillati dell'italico
"disco-pensiero", cominciarono ad essere recepiti anche oltre le Colonne
d'Ercole, come non ricordare "1,2,3,4 Gimme Some More" dei
D.D.Sound, progetto
dietro cui si celavano i Fratelli La Bionda, o "Baby I Love You" degli
Easy Going, fenomeno breve, ma intenso, partorito dalla prolifica mente di
Claudio Simonetti, già fautore dei Goblin. Ma forse, sarebbe interessante
procedere per gradi. Se è vero che le
discoteche degli anni '70 siano le "faritascientifiche" eredi dei whisky-a-gogò
degli anni '60, rispetto a quei primi locali da ballo con musica registrata esse
giocano un ruolo ben più importante per l'industria discografica. Nei
whisky-a-gogò si andava a ballare e ad ascoltare i successi del momento, nelle
discoteche venivano (e vengono ancora) presentati in anteprima gli Hits dei mesi
a venire. L'idea di
base era fondamentalmente la stessa (sebbene oggi si ricorra ad arredamenti
avveniristici, a luci psichedeliche, all'alta fedeltà e addirittura ai laser), è
mutato, invece, il ruolo dei disc-jockeys, che ora tracciano le linee di
tendenza e dettano un "gusto", anziché rifletterlo. La disco-music inglobava varie tendenze e stili, ma in genere
era musica finalizzata al ballo, incisiva e priva di contenuto
letterari e complicazioni intellettualoidi(il testo era sempre un incitamento al ballo), quindi di rapidissimo
consumo. Pur derivando dal soul degli anni '60, ha fatto sempre ricorso, secondo
gli stili, a sperimentazioni elettroniche, a melodie ultraorecchiabili, a ritmiche accentuate ed
incisive, ad
arrangiamenti orchestrali che attingevano a piene mani al rhythm & blues, al rock e all'easy listening . In ogni paese variavano i
divi preferiti dai frequentatori delle discoteche, tuttavia qualche nome (per
esempio Donna Summer, i Bee Gees, i Boney M, Grace Jones e Roberta Kelly)
poterono
contare su una notorietà internazionale. In Italia le prime avvisaglie si
ebbero
verso il 1973 con gli hits a sorpresa di Stevie Wonder, Timmy Thomas, Deodato, Temptations
e Chi-Lites. Più tardi toccò a Barry White, alle Love
Unlimited, a Ike & Tina Turner. L'industria della musica trovò nelle discoteche
un nuovo ed efficace canale promozionale in alternativa ai logori programmi TV,
fatale imbuto per il cui sottile collo passavano pochi e non sempre meritevoli
"cantori di umane paturnie". Nel 1975, si cominciò a parlare di disco music sulla stampa specializzata,
quando si registrano grandi successi per nomi fino allora completamente
sconosciuti quali Carl Douglas, George McCrae, Hues Corporation, Carol Douglas,
VanMcCoy, KC & The Sunshine Band. Poi iniziarono ad affermarsi le dive: le prime
furono Gloria Gaynor e Donna Summer, ma quest'ultima soprattutto, avvolta da un
alone di leggenda, venne prodotta in vitro da quel volpone di Giorgio Moroder,
abile produttore di Monaco di Baviera e vista come sex-symbol, dopo aver mandato in tilt
torme di spettatori con le sue eroticissime movenze ....
Continua
LA
DISCO ITALIANA: CLONI, AVVENTURIERI E MUSICISTI DI RANGO.
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