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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  ANNI 70...VESTITI PER BALLARE!!!!
    (Soddisfatti o Riciclati?)

Da qualche stagione a questa parte, gli artefici della moda, i cosiddetti stilisti, non hanno saputo o più semplicemente non hanno potuto resistere al fascino degli Anni ’70. Parliamo di moda, di abiti, soprattutto di colori sgargianti, di tinte e variopinti abbinamenti, di posizioni e sovrapposizioni, di tessuti riscoperti, riciclati o reinventati, di accostamenti diversamente improponibili: kitsch si diceva, ossia l’esagerazione portata all’ennesima potenza con l’intento di colpire e stupire ad ogni costo. La moda, come puro atto di “vestizione”, lontana dal fashion, scevra da ogni tendenza codificata e schiacciata, quasi compattata all’interna di uno schema unico, più che una moda un modo senza pret-a-porter o maitre-a-panser, uno stile senza regole che nasce dal beat, passa attraverso la pop-art, si rispecchia nell’universo hippie, si colora nella sub-cultura metropolitana degli afro-americani, dando forma ed espressione ad un decennio fatto di incertezze e rivoluzioni mancate, di “anni di piombo”, di austerity, di rivoluzionari imborghesiti. Ecco che “i fragorosi anni 70” danno linfa vitale alla moda della net-generation, quando nel mondo degli stilisti fa tendenza il non stile, anche il kitsch diventa moda! Gli anni 70 sono stati anni di grandi contraddizioni e conflitti, ma soprattutto gli anni della “grande evasione”, dove tutto, appena spogliato di ogni implicazione, cominciava subito a galleggiare in superficie, divenendo epidermico, leggero, senza impegno: il ballo raggiunge temperature da febbre, la discoteca innalza il proprio altare dove consumare sacrifici umani fatti di musica e sudore, di usi e consumi senza regole. La disco-music è l’unico vero catalogo di moda di quegli anni, basta guardare le copertine dei 33 giri o dei Maxi-Single per capire, come e perchè, oggigiorno, i creatori di moda preferiscano il vinile al poliuretano, i microsolchi al laserdisc, le puntine di grammofono agli mp3. La moda, o l’atto di vestirsi degli anni 70, diventa l’ispirazione o la disperazione di chi non ha più idee o di chi difenderebbe a spada tratta le proprie idee, sapendo di aver copiato il compito. Tutti nuovamente in pista, copia speculare o conforme all’originale, con forme esagerate ed espanse all’inverosimile: pantaloni a zampa d’elefante, tessuti a quadri come una galleria d’arte, camicie con colli ad apertura alare, capelli cotonati, zattere e zatteroni ai piedi…e la musica. Dopo la raccolta differenziata, il riciclaggio dei rifiutati, dei dimenticati dell’epoca: un vecchio “groove” a ritmica sbilanciata, un campione azzeccato ed ecco il "campioncino" d’incassi. Insomma, "Seventies will never die!"

di Francesco Verrina - Dalla Fanzine DJ Target


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