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ANNI
70...VESTITI PER BALLARE!!!!
(Soddisfatti o Riciclati?)
Da qualche stagione a questa parte, gli artefici
della moda, i cosiddetti stilisti, non hanno saputo o più semplicemente non
hanno potuto resistere al fascino degli Anni ’70. Parliamo di moda, di abiti,
soprattutto di colori sgargianti, di tinte e variopinti abbinamenti, di
posizioni e sovrapposizioni, di tessuti riscoperti, riciclati o reinventati, di
accostamenti diversamente improponibili: kitsch si diceva, ossia l’esagerazione
portata all’ennesima potenza con l’intento di colpire e stupire ad ogni costo.
La moda, come puro atto di “vestizione”, lontana dal fashion, scevra da ogni
tendenza codificata e schiacciata, quasi compattata all’interna di uno schema
unico, più che una moda un modo senza pret-a-porter o maitre-a-panser, uno stile
senza regole che nasce dal beat, passa attraverso la pop-art, si rispecchia
nell’universo hippie, si colora nella sub-cultura metropolitana degli
afro-americani, dando forma ed espressione ad un decennio fatto di incertezze e
rivoluzioni mancate, di “anni di piombo”, di austerity, di rivoluzionari
imborghesiti. Ecco che “i fragorosi anni 70” danno linfa vitale alla moda della
net-generation, quando nel mondo degli stilisti fa tendenza il non stile, anche
il kitsch diventa moda! Gli anni 70 sono stati anni di grandi contraddizioni e
conflitti, ma soprattutto gli anni della “grande evasione”, dove tutto, appena
spogliato di ogni implicazione, cominciava subito a galleggiare in superficie,
divenendo epidermico, leggero, senza impegno: il ballo raggiunge temperature da
febbre, la discoteca innalza il proprio altare dove consumare sacrifici umani
fatti di musica e sudore, di usi e consumi senza regole. La disco-music è
l’unico vero catalogo di moda di quegli anni, basta guardare le copertine dei 33
giri o dei Maxi-Single per capire, come e perchè, oggigiorno, i creatori di moda
preferiscano il vinile al poliuretano, i microsolchi al laserdisc, le puntine di
grammofono agli mp3. La moda, o l’atto di vestirsi degli anni 70, diventa
l’ispirazione o la disperazione di chi non ha più idee o di chi difenderebbe a
spada tratta le proprie idee, sapendo di aver copiato il compito. Tutti
nuovamente in pista, copia speculare o conforme all’originale, con forme
esagerate ed espanse all’inverosimile: pantaloni a zampa d’elefante, tessuti a
quadri come una galleria d’arte, camicie con colli ad apertura alare, capelli
cotonati, zattere e zatteroni ai piedi…e la musica. Dopo la raccolta
differenziata, il riciclaggio dei rifiutati, dei dimenticati dell’epoca: un
vecchio “groove” a ritmica sbilanciata, un campione azzeccato ed ecco il "campioncino"
d’incassi. Insomma, "Seventies will never die!"
di Francesco Verrina - Dalla Fanzine DJ
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