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JOHN
TRAVOLTA L’UOMO CHE DIFFUSE IL VIRUS DELLA FEBBRE.
(Come la stampa e gli intellettuali e i Vip parlarono di lui alla fine degli
Anni ’70)
"Un giorno il mondo si è fermato a guardarmi ed io ho capito di aver vinto".
Questo è quanto John Travolta disse a commento del successo ottenuto con "La
Febbre del Sabato Sera". Attore italo-americano di grande talente, Travolta ha
scontato con forte isolazionismo il successo della "Febbre" e di "Grease". Dopo
i fasti di quegli anni, Hollywood sembrava volerlo dimenticare, fino a quando
Quentin Tarantino non ne ha fatto nuovamente una celebrità con Pulp Fiction.
Travolta è stato comunque un fenomeno studiato da a vari livelli. Ecco quanto si
scriveva di lui sul calare degli anni ’70….
"Travolta ha certamente cambiato lo stile della passionalità cinematografica:
basta coi baci tra bocche enormi e succhianti, bas.ta vestiti strappati e nudità
attorcigliate. Completamente vestito, a lui basta muovere il corpo ballando,
gettare le braccia di qua e di Là per rappresentare il nuovo ideale romantico,
il vero grande amatore, da mangiarsi soprattutto con gli occhi, senza toccano".
(Natalia Aspesi, giornalista. Da, La Repubblica).
"Dall'America arrivano miti a getto continuo, quello di John Travolta è il più
recente: il tempo s'incaricherà di dire se e quanto sia effimero, oggi, intanto,
è un mito potente e affascinante per milioni di giovani" (da, La Città Futura).
"... e Travolta creò il mondo..., come per tutte le creazioni lasciamo al
giudizio universale la sentenza sul travoltismo" (da, Lotta Continua).
" È qualcosa di assolutamente diverso. Me lo aspettavo montato, un po burino e
invece mi sono trovata a fianco per tutta la serata un vero gentleman, solo un
po' ingenuo. Hanno detto che tra di noi c'è stato un flirt, ma non è vero, anche
se io un pensierino ce l'avevo tatto". (Dichiarazione di Bianca Perez-Moreno,
moglie 'divorziata' di Mick Jagger. Da, Attualità Extra).
"Travolta è un James Dean degradato che contiene in sé, e anche fisicamente, un
briciolo di Jerry Lewis ". (Alberto Farassino, critico cinematografico. Da, La
Repubblica).
"Quando cammina con quel passo che lo fa assomigliare ad una pantera, morbido e
ritmico nello stesso tempo, le donne impazziscono. E poi come balla, come
balla!". (Raquel Welch. Da, Tutto).
"John ha una paura matta delle donne. Quando, per esigenze di copione, era
costretto a ballare corpo a corpo con me, veniva colto da autentiche crisi di
nervi, da mancamenti improvvisi, da nausee inspiegabili. Portare a termine
quelle scene, con lui in quelle condizioni, è stato un martirio!". (Olivia
Newton-John, partner di Travolta nel film Grease. Da, Grand Hotel).
"Travolta è un carattere uomo-femmina, bisessuale. Esercita una attrazione sugli
uomini e sulle donne, è un simbolo di erotismo in generale". (Edward Shorter,
professore dell'Università di Toronto e autore del saggio Famiglia e Civiltà.
Da, Oggi).
"Così, con la febbre del ballo, 'che simula e sostituisce l'atto
dell'accoppiamento', John Travolta è l'uomo giusto da sognare per milioni di
donne spaventate, annoiate e deluse. D'altra parte chi l'ha detto che un sex
symbol debba essere per forza un maschio superdotato e un grande amatore?
Rodolfo Valentino non lo era. Infatti Travolta si secca quando lo paragonano a
lui". (Ornella Ripa, giornalista. Da, Gente).
"È un po' primitivo, ma pure... potrei adorano". (Marisa Berendson. Da, Eva
Express).
"Travolta ha due ossessioni: quella di ingrassare e quella di diventare calvo".
(Da, Gente).
"In uno stesso pomeriggio di domenica ho visto Grease in un cinema di Beverly
Hills dove c'erano venti persone in tutto; e poco prima di colazione, ecco
Travolta che mangiava con una donnina modesta e manageriale al Polo Lounge,
inosservato e indisturbato benché il ristorante fosse pieno non solo di
residenti e stanziali, ma anche da tanti turisti americani che la caduta del
dollaro respinge dall'Europa e sospinge in California. Fa, insomma, un po'
sorridere che sia stata indispensabile la sua autorizzazione, impartita agli
italiani e amplificata dal nostro provincialismo, perché i giovani riprendessero
dopo tanti anni a ballare senza troppo 'colpevolizzarsi'; e dietro i giovani,
come sempre in ritardo sulla realtà e sui fatti, la solita coda ' dei sociologi
e ideologi e giovanologi e saggisti, a portare in processione la Spiegazione del
Fenomeno e il Contributo al Dibattito...". (Alberto Arbasino, scrittore. Da, La
Repubblica).
"Può sembrare irriverente chiedersi se per il nostro sistema politico il 1978
sia stato l'anno di Aldo Moro oppure di John Travolta. Il ' travoltismo' è
diventato un termine sociologico. Il nostro sociologo più noto, Franco Alberoni,
ha parlato di passaggio dei giacobini da Marcuse a John Travolta; è chiaro che
in questo nuovo contesto il sessantotto è ormai sepolto e alternativa e
compromesso storico sono problemi del tutto remoti... Il ritorno al ballo è
anche un rifiuto della politica che assume il volto tragico della lotta armata.
E non è un caso che tra la primavera di Moro e l'autunno di Travolta vi siano
state le polemiche estive sui suicidi dei giovani della nuova sinistra... Se la
generazione del beat nell'Italia in sviluppo ha prodotto le occupazioni delle
università e i cortei, la generazione travoltista potrebbe trovare un futuro
interesse politico nell'Italia stagnante, attraverso comportamenti di cui è
difficile prevedere la portata". (Giorgio Galli, poìitologo. Da, La Repubblica).
" Né con la tammuriata, né con i Bee Gees! ". (Da, Lotta Continua).
"Franco Berardi detto Bifo si è accanito contro gli intellettuali che si
lamentano perché non c’è più niente da dire, mentre dal '77 ad oggi sono
successi fatti molto grossi, non registrati ma che vanno detti con tono di voce
molto forte. Bifo ha spiegato di che fatti si tratta: Penso soprattutto alla
Febbre del sabato sera, alla demenza di massa, allo scatenamento della parte
rispetto al tutto che impedisce il ricostruirsi di ogni totalità ". (Franco
Berardi al Convegno della " Cooperativa Scrittori ". Dal, Manifesto).
"Adesso c'è da capire questo nelle notti vive e confuse di Milano:il danzatore è
politico? Oppure: la discoteca è fascista o è popolare? Le notti romane sono
stanziali e contemplative, la gente è seduta ai soliti posti e si guarda. Le
notti milanesi sono percorse da tribù transumanti di giovani, in arrivo da
Gorgonzola o da Corsico, che vogliono ballare, vestiti un pò da matti e che
incrociano, evitano, reincontrano tribù cittadine di cinefili, di birristi, di
picchiatoni rossi, di picchiatoni neri, di socialisti avviati ai circoli di
cultura, di punk arrivati da Quarto Oggiaro o dal Giambellino... Aprire una
discoteca o no? Per ora i dirigenti del MLS, " movimento lavoratori per il
socialismo ", hanno detto no al ballo, proibito il dibattito su John Travolta,
restando fedeli all'agriturismo sui Ticino, ma il problema si pone: se il
danzato convive con il politico, si può ignorano? ". (Giorgio Bocca,
giornalista. Da, La Repubblica).

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