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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA

E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70, quando i trentenni/quarantenni scatenati al ritmo della Disco vanno dal DJ a chiedere: Scusa, ma... non ce l'hai " Satisfaction?". Una volta accontentati, si può stare tranquilli che balleranno tutti, anche i più giovani che vanno matti per i Kool & the Gang o per Patrick Hernandez. Potrà anche sembrare strano, ma non è affatto vero che le dance-generations amino solo ed esclusivamente la discomusic, anzi, sono sempre più curiosi di andare alla scoperta dei classici del rock, il più delle volte rimanendo entusiasti davanti a un pezzo degli Status Quo o degli Stones. E questo non può che far piacere, soprattutto a quelli che andavano in visibilio nel vedere Pete Townshend fare in mille pezzi la sua chitarra, nel seguire i contorcimenti di Iggy Pop o i frenetici assoli di Alvin Lee. Il rock, dunque, è sempre vivo: chiamatelo "punk", chiamatelo “hard”, chiamatelo “grunge”, chiamatelo “new-wave”, “chiamatelo “progressive”, domani chissà, ma i canoni fondamentali non cambieranno mai, e lo dimostra il fatto che i vecchi, gloriosi classici rock sono sempre ballati e graditi. Non dimentichiamo che prima dell’avvento di Barry White, nelle sale da ballo imperavano rock e soul: chi oggi ha più di quaranta, quarantacinque anni se ne ricorda benissimo ed ha un pizzico di nostalgia per quella musica autentica e spontanea, che prendeva ed entusiasmava al primo ascolto. La Disco è forse più fredda, però piace, diverte, fa ballare, è disimpegnata e comprensibile da tutti, rispecchia ora, come allora, una società “leggera” e votata al mero consumismo. A partire della seconda metà degli Anni ’70 le cose cambiarono anche per i rock-makers: all’inizio il rock si ballava con una certa fatica, a causa dei ritmi velocissimi e dei repentini cambiamenti di tempo, per non parlare dei "buchi" o degli assoli che costringevano a soste improvvise. In seguito anche il rock iniziò ad essere concepito come prodotto da discoteca appositamente per il ballo, per consentire una linearità ineccepibile, senza soste o interruzioni, per la felicità insomma dei "discotecomani". I discografici si fecero furbi, sfornato dischi accuratissimi, preparati in modo ineccepibile sotto il profilo musicale e manipolati in sede di mixaggio in misura perfetta, pronti per finire sui piatto del DJ. La primigenia musica rock era certamente più genuina, meno manipolata, poiché nata per l’ascolto più che per la danza: si badava più alla resa sul piano acustico, cerebrale, piuttosto che all'effetto in pista da ballo. I nuovi ritmi vellutati della disco, perfettamente sincronizzati produssero, in quegli anni, l’abitudine a muoversi diversamente, forse con più grazia ed eleganza di una volta. Anche Il ritorno del rock classico non fu pura utopia: basti l'esempio dei diversi rifacimenti in chiave Disco dei più famosi classici degli anni '60, da "Gloria" a "My generation", da "Black is black" a "Don't let me be misunderstood ", da " Satisfaction " a " I'm a man ", e non è che qualche esempio; senza parlare dei " mix " contenenti delle miscellanee di successi dei Beatles (" Rockollection ", " Unlimited citations "), dei Rolling, tutti dischi che hanno riscosso un " boom " notevole. Senza entrare nel merito se questi " remake " reggano o meno il confronto con gli originali, va detto che il fenomeno è tutt'altro destinato che a finire: le copie di hits degli scorsi decenni oramai si sprecano. I prodotti sono ben confezionati, ma hanno un non so che di artefatto che non riesce ad essere travolgente come le versioni autentiche (o è solo nostalgia?) manca sempre quel " feeling " che caratterizza la musica di una volta (o meglio, la musica fatta come una volta, visto che oggi sono i computers a farla). Realizzare una cover non è neanche tanto difficile, basta ripescare un vecchio brano di successo, o quantomeno abbastanza conosciuto, e che sia già orecchiabile; riarrangiarlo con gli ingredienti tecnologici, una bella shakerata da parte di un buon tecnico, e l'incisione finale su " mix ": il resto viene da sé. Poco importa se poi l'originale viene stravolto e reso irriconoscibile: l'importante è far ballare a tutti i costi. In genere però i gruppi e i cantanti che si prestano a questo genere di operazione ritornano nell'ombra da cui erano usciti, dopo aver avuto un attimo di gloria come i loro antesignani. Parlando di Anni ’70, il caso di Laurent Voulzy ("Rockollection"), Leroy Gomez “Don't let me be misunderstood " e " The house of the rising sun ", le Belle Epoque “Black is black ", i Cafè Creme “Unlimited citations ", e tanti altri, i quali, dopo aver sfondato col loro bravo remake, non sono stati in grado di ripetere il colpo (gobbo). A parte i rifacimenti, sul calare dei "seventies" si iniziò a parlare di Rosko o disco-rock: furono molti gli artisti di estrazione Rock, che vollero ( e con profitto) strizzare l’occhio alla discoteche: Rolling Stones, Kiss, Rod Stewart, America, Leo Sayer, Status Quo, Yes, Electric Light Orchestra, Leif Garret, Supertramp, Blondie, The Knack, Doctor and The Medics, Man at Work, Pink Floid, Robert Palmer, Elton John, David Bowie, preparando il terreno agli anni ’80, dove la linea di confine tra rock, disco, pop, reggae, ska, divenne così invisibile da conferire alla discoteca lo status di principale teatro della musica giovanile di consumo.
 

TOP  20 DISCO-ROCK /Ancora suonati nei clubs)

01 Rolling Stones - Miss You / Emotional Rescue
02 David Bowie - Let's Dance
03 Ironhorse - My Sweet Sweet Luise
04 Queen - Another One Bites The Dust
05 Rod Stewart - Da Ya Think In' Sexy
06 Kiss - I was made For Love You
07 Pink Floyd - Another Brick In The Wall
08 Blondie - Heart Of Glass
09 Tom Petty - Don't Do Me Like That
10 Aerosmith - Rag Doll
11 Yes - Owner Of A Lonely Heart
12 Man at Work - Who Can you be now
13 Status Quo - Whatever You Want
14 AS/DC - You Shook Me All Night Long
15 Sweet - Funk it Up / Love Is Like Oxigene
16 E.L.O. - Last Train To London
17 The Knack - My Sharona
18 Elton John - Part Time Lover
19 Doctor And The Medics - Spirit In The Sky
20 Robert Palmer - Johnny And Mary

   

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