|
LA
STORIA DI FRANCIS GRASSO
Il suo show più richiesto era mandare due dischi
contemporaneamente, anche per qualche minuto. In uno di questi esperimenti, di
fronte ai pochi infaticabili della notte anticipò di molti anni la formula
basso/batteria e urletti d'amore che ora è uno dei classici della Disco Music:
sovrappose al tappeto di percussioni di " l'm a man " gli erotici lamenti
dell'orgasmo di Robert Plant in " Whole Lotta Love ". Quello che il DJ stava
creando era proprio la Disco Music, sfruttando elementi prefabbricati, e,
soprattutto, scegliendo come laboratorio per le sue alchimie il luogo più
adatto: la discoteca, assistito dagli sconvolti danzatori dell'epoca. Francis
non era un potente motore dello show-biz come il suo vecchio collega Terry Noci,
che ramazzava la audience e la trascinava all'interno del suo trip, ma, al
contrario, fungeva da specchio per le energie che gli giungevano dalla sala e
che lui rifletteva caricate e potenziate dalla sua personalità. Infine, Francis
si trasformò in un vero e proprio maestro di trucchi per gli aspiranti DJ, e
stabilì un riconosciuto stile standard. Divenuto una figura popolare nel mondo
delle discoteche, venne richiesto anche da altri locali che vedevano in lui un
polo di attrazione per i clienti. Durante una delle sue assenze dal Sanctuary,
andò a lavorare in una discoteca malfamata. Si racconta che una notte sorprese
dei ragazzi intenti a bastonare un uomo nella cucina del locale. Quando
l'individuo - uno spacciatore - stramazzò a terra, i giovani gli si fecero
addosso e gli sottrassero bustine e pillole, che vendettero più tardi agli altri
clienti in sala. Grasso, nonostante vivesse da tempo nell'ambiente, rimase
sconvolto da questa scena e ritenne di non essere adatto alla vita di " prima
linea " e decise di ritirarsi nelle retrovie. Così, aprì un proprio locale nel
Village, chiamato Francis, tranquillo e frequentato da gente per bene. Una notte
un tizio, apparentemente un uomo d'affari, vestito elegantemente, si affacciò
nella tana di Francis, dove era intento a manovrare i suoi diabolici
marchingegni da DJ. Gli disse che doveva consegnargli un messaggio, e che voleva
farlo fuori dal club per poter parlare tranquillamente. Il nostro incauto eroe,
inserì un nastro della durata di venticinque minuti e fiducioso seguì lo
sconosciuto. Quando furono nella strada, lo zerbinotto si voltò improvvisamente
verso Grasso e gli puntò al viso una pistolaccia dalle dimensioni inconsuete.
Quindi, spinse il malcapitato DJ dietro un angolo dove l'attendeva un auto a
motore acceso. Un uomo da dentro la vettura aprì lo sportello e con uno
spintone, Grasso venne sospinto sul sedile posteriore. L'auto partì a tutto gas
e si diresse verso la zona meno frequentata del quartiere. Girò in un vicolo
cieco e qui si arrestò. Grasso fu trascinato violentemente fuori e sbattuto
contro una fiancata della macchina, mentre l'uomo dalla pistola enorme lo teneva
sotto tiro, l'altro iniziò a sbattere la portiera sul volto dello sfortunato
Grasso, costui continuò la sua opera, con precisione e metodo, finché la faccia
della sua vittima non fu ridotta in una poltiglia sanguinolenta. Francis Grasso,
ancora cosciente, mentre il sangue gli colava a fiotti da quello che era stato
il suo naso e la sua bocca, gridava: " Uccidimi... ti prego, uccidimi... ormai
sono finito... ". I gangsters non parvero per nulla impietositi, il loro compito
era terminato così. Ordinarono al poveretto, di prendere la direzione opposta a
quella del club, rimontarono in macchina e si dileguarono nel buio. Rimasto a
terra in un bagno di sangue, a fatica si rialzò e brancolando nell'oscurità
cominciò a muovere qualche incerto passo. Aveva percorso poche decine di metri
quando udì il rombo di una macchina che si avvicinava era un'auto della polizia
che passava proprio in quel momento e le due guardie avevano notato la sua
figura malconcia.
Continua

|