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LA
MUSICA VILLANA
Ricordo che un mio caro amico, compagno di tante
“avventure-disavventure” radiofoniche, amava fare una approssimativa
suddivisione della musica “disco”. Egli sosteneva: “Da una parte c’è il funk e
dall’altra c’è la musica villana!” In talune zone del Centro-Nord d’Italia, con
questo poco edificante aggettivo, ossia “villano”, s’intende definire qualcosa
di “eccessivo, pacchiano e volgare”. A Roma, probabilmente, avrebbero detto,
“burino”. Al Sud della Penisola, “tamarro”. In parte, questo amico non aveva
tutti i torti, anche se per dovere di cronaca, una suddivisione troppo
“manichea” rischierebbe di dare una visione distorta del fenomeno “disco-music”.
In verità, tra la musica, cosiddetta “villana” ed il funk, esistono altre
“gradazioni intermedie”, altre misture e poltiglie di generi e stili più o meno
nobili. Un fatto è certo: il funk, nell’accezione più larga del termine, rimane
il “climax” più alto dell’intera storia della “disco”. E’ importante tenere in
considerazione, che questo non è un sito dedicato alla “disco-music” degli anni
’70, ma alla musica da discoteca degli anni ’70. Per alcuni potrebbe,
apparentemente, sembrare la medesima faccenda o una questione di lana caprina
intentata per divagare su un argomento fritto e rifritto. Ad onor del vero,
sulla “disco” si è disquisito oltremodo e, talvolta, oltre misura. Tra queste
nostre pagine si cerca di farlo, seguendo un “differente itinerario” e con
l’intento di fornire una diversa e, forse, inedita chiave di lettura del
fenomeno, sovente, “accantonato” e “marginalizzato” da una certa critica
spocchiosa e superficiale, troppo innamorata di “tutti quei cantanti con le
facce da bambini ed i loro cuori infranti” o di certi “contafrottole” con la
chitarrina e la voce afona. Salvando il salvabile, non è possibile accettare che
con il termine “disco-muisc” vengano considerati solo quei fenomeni legati alla
“febbre travoltina”, alle robotiche impennate della “dance teutonica”, ai
languori della disco-francofona o alla fantasiose circonvoluzioni dei
disco-makers italiani. Se qualcuno la pensa così – ovviamente è libero di farlo
-, allora vale la definizione del mio amico quando parla di “musica villana”. La
“disco” vera è figlia, sia pur degenere, come qualcuno preferisce, dell’R&B e si
chiama FUNK! Tutto il resto è stata un’alterazione “chimico-genetica” del
fenomeno, filtrata attraverso l’industria discografica con la complicità di
scaltri produttori cinematografici, abili nella manipolazione e nella clonazione
di “prodotti sbiancati “ ed usa e getta.


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