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MOTOWN:
QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL!
Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60, due nuove e distinte forme
musicali apparvero all'orizzonte: il Motown e il Soul. Entrambi avrebbero avuto
incalcolabili effetti sulla Disco Music. Come dice la leggenda, Motown cominciò
grazie ad un ex addetto una catena di montaggio di automobili di Detroit, Berry
Gordy, che prese a prestito 600 dollari per produrre un disco, e cominciare così
una carriera che, attraverso duro lavoro e sacrificio, lo portò a creare uno
dei più imponenti imperi discografici. Sia come sia, con le sue primissime opere
(1960-62) Gordy non riuscì a raggiungere quel sound immediatamente
identificabile, che più tardi sarebbe stato etichettato col marchio Motown.
Erano ancora brani di R&B convenzionale, come "You got what it makes" di Mary
Johnson, "Way over there" dei Miracles, o tipici twist, come "Please Mr. Postman"
dei Marvelettes e "Do you love me?" dei Contoours. Un distinto Motown sound,
largamente dovuto al lavoro di Gordy e del suo team - Eddie Holland, Lamont
Dozier, Brian Holland (H-D-H) iniziò a sorgere a partire dal 1963. Nato per
essere ballato e per essere ascoltato, soprattutto con le radioline a
transistor; il Motown sound seduceva gli ascoltatori con il suo mix di gospel,
di voci R’n’B, l'uso particolare delle percussioni e del basso, l'enfasi dei
piatti, e il continuo ripetersi dello schema principe della canzone. Dal 1963,
il team H-D-H creò abilmente ben 28 Top 20 hits per una rosa di musicisti
chiamata Hall of Fame: Supremes, Temptations, Miracles, Martha and the Vandellas,
Marvin Gaye, Stevie Wonder. Ognuno di questi artisti si rifaceva costantemente
alla formula Motown, ma possedeva anche le qualità per dimostrare una specifica
identità. Questo senso dell'individualità, sommato all'abilità dei compositori
delle canzoni (specialmente di Smoky Robinson) permise di evitare la monotonia e
la ripetizione e di rafforzare la forza di resistenza del Motown sound. A
seguito di una disputa contrattuale, Holland, Dozier e Holland abbandonarono la
Motown e dopo di ciò la macchina-Motown cominciò a battere in testa. Perché si
notasse pubblicamente bisognò attendere ancora parecchi hits, incluso il best
seller di tutti i tempi per l'etichetta, cioè il brano di Marvin Gaye, " I heard
it trough the Grapevine ", e il lancio di nuovi talenti come i Jackson Five; ma
sul finire degli anni '60, la Motown si arrese di fronte all'avanzata di altre
correnti musicali. Il declino della Motown continuò lento ma inesorabile anche
negli anni '70 e molti dei suoi artisti si trasferirono presso altre case
discografiche, la Motown stessa trasfefl il suo quartier generale ad Hollywood.
Ad ogni modo, è necessario riconoscere che alcuni artisti rimasti all'interno
della famiglia Motown, come Stevie Wonder o Marvin Gaye, sono poi divenuti
elementi base per la nascita del disco-sound. Altri, invece, come Diana Ross e i
Temptations si sono tuffati nella Disco solo occasionalmente, con l'intento
commerciale di creare un hit. Ancora, i contributi della Motown alla Disco sono
ovvi, gli studi tecnici di cui Barry Gordy fu un pioniere, vennero perfezionati
e parzialmente modificati da Kenneth Gamble e Leon Huff, due produttori di
Philadelphia, per creare l'attuale pulsazione della Disco; gli impasti vocali di
gruppi come le Supremes o come Diana Ross echeggiano ancora sulle bocche dei
gruppi femminili della Disco. Ciò che più può farci intendere le profonde
influenze esercitate dal Motown sound su questo stile è osservare come brani
tipici "Reach out‘ll be there”di Gloria Gaynor o "l'Uptown Festival" di Shalamar
-si siano successivamente trasformati nella struttura di molti disco-hits.
L'altra importante forma di black music degli anni '60 fu il soul. Comparato col
Motown sound, il soul aveva radici più evidenti nel gospel, e i violini erano,
generalmente assenti.Tra il 1964 e il 1968 il soul produsse i suoi migliori
risultati, anche se questa forma musicale iniziò a svilupparsi fin dagli anni
'50, attraverso grossi nomi come Ray Charles ( “Wath'd I say"), Jackie Wilson (“Lonely
Teardrops") e James Brown (“Please, please, please". Negli anni '60, Brown,
insieme ad altri artisti, del calibro di Otis Redding e Wilson Pickett,
costituiva la forza trainante della soul music. James Brown, da modesto
lustrascarpe di Augusta era gradatamente giunto alla posizione di Soul Brother n.1,
anche se negli anni ‘60 i suoi rivali di Memphis (Pickett, etc.) riscuotevano un
successo commericale decisamente maggiore (ritenendo che il numero di Top 20
hits sia un'unità di misura atta a determinare il favore del pubblico).
Continua

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