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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  DISCO 70: JINGLES AND RADIO DOWNLOAD

La disco-music fu in origine una forma di musica underground che veniva eseguita nei club e nelle discoteche. Per via della sua caratteristica essenziale, testi scarni e ripetitivi, poca melodia e molto ritmo, ossia essendo una musica ballabile, inizialmente non soddisfaceva quella parte del pubblico dedita principalmente all'ascolto, dunque non la si riteneva adatta ad essere trasmessa per radio. Nonostante questo, man mano che la “disco” otteneva popolarità, cominciò anche ad essere trasmessa per radio, addirittura, alcune emittenti locali cominciarono a volgersi totalmente al genere dance. Forse gli esempi meglio conosciuti di questo atteggiamento furono la WBLS di New York ed il servizio in lingua inglese dell'europea Radio Lussemburgo. Radio Lussemburgo integrò il genere disco, proponendo una combinazione di musica pop e disco a facile presa. Molte stazioni radio americane iniziarono a trasmettere soltanto disco-music. Le stazioni radio nazionali del Regno Unito, come BBC Radio One, e le stazioni locali indipendenti trasmetteva disco-music ma solo come una parte della loro programmazione generale. La proporzione era determinata in gran parte dai successi e dalle classifiche di vendita dei dischi. In Italia le “emittenti libere”, nate sull'onda della disco-music, durante i loro primi anni di vita diedero, copiosamente spazio alla musica di questo genere, fino a quando la produzione discografica di questo tipo non diminuì notevolmente per lasciare il posto ad uno stile maggiormente indirizzato verso il funky. Contemporaneamente era rinato, con insospettato vigore, il rock. In tutto il mondo, esso era di nuovo balzato prepotentemente alla ribalta dopo lo sviluppo musicale che aveva seguito il punk-rock e la new-wave, che nella variante new-romantic, finì, comunque, per sposare molte delle tematiche “disco”. Non si dimentichi, infine, il favore che un certo periodo godette anche il reggae. Dopo la morte del più grande esponente di questa ritmica musica giamaicana, Bob Marley, scomparso nei primi giorni del maggio 1981, un vasto pubblico riscoprì, grazie alle radio locali, tali sonorità conferendo al reggae una certa popolarità pure in Italia. A cavallo tra gli anni ’70 e ’80, era così stretto il legame tra radio, musica, DJs e discoteche, che s’innescò addirittura una specie di polemica: in termini generali era opinione comune tra coloro che controllavano i programmi, che i buoni disc-jockeys da discoteca non fossero necessariamente dei buoni presentatori-animatori, sostenendo, naturalmente, anche il ragionamento inverso, ossia che i conduttori radiofonici quando si trovavano davanti al pubblico non fossero sempre in grado di sostenere le situazioni. Vi furono e vi sono, però, le classiche eccezioni: sono molti i DJs-conduttori delle radio e dei net-works che, nel corso degli anni, hanno trovato largo consenso in discoteca. In verità, nel verso opposto, i fenomeni sono stati assai più rari. Generalmente, il DJ da discoteca è un “taciturno”, talvolta incapace di proferire sia pure qualche sillaba davanti ad un microfono. Secondo l'opinione di Johnny Beerling, produttore esecutivo della BBC Radio One, l'esperienza in discoteca non risulta affatto utile alla radio e neppure propedeutica per un’ambizione del genere: “Questo tipo di lavoro non vi serve se volete far carriera nelle trasmissioni. C'è una differenza enorme tra il lavoro davanti ad un pubblico di qualche centinaio di persone, e lo starsene chiusi in un piccolo studio e parlare a diversi milioni di persone con solo un tecnico per pubblico”.
 

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