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THE
BEST DISCO IN TOWN.
LES MOUCHES (New York
City]
Situato vicino all'Hudson River, in un ex-magazzino, era una delle discoteche
più “ballabili” di New York. Con le sue sensazionali luci e con la sua sala
ampia al punto giusto, tanto da accontentare gli amanti del contatto carnale,
quanto quelli del libero movimento, attraendo una clientele mista, in
maggioranza omosessuali II Les Mouches vantava un DJ « terribile », che non dava
requie. Se cenate al ristorante, il Continental, non pagate nessun biglietto
addizkmale per la discoteca. II Les Mouches era famoso per le sue decorazioni,
per la spaziosità e per la sua clientela energica e briosa. In alcune serate si
teneva anche uno spettacolo di cabaret e venivano proiettati film particolari.
Venivano anche organizzate delle feste. In ogni caso, la prenotazione era
d'obbligo in qualsiasi serata.
Altre discoteche calde di New York:
La Folie, Barbizon Plaza Library, Cachaga, Doubles, Copa Disco, Hurrah, Ice
Palace, Le Club, Les Nuages, Levitticus, One's, Reflec¬tions, Roseland Ballroom,
Starship Discovery, Sybil's, Twelve West.
New York-Long Island:
Blue Cloud, Club Marakesh.
EL PRIVADO (Los Angeles)
All’epoca con mille dollari si poteva ottenere un abbonamennto a El Privado: se
non altro per potersi levare la soddisfazione di ballare fianco a fianco con
Raquel Welch e di parcheggiare l’auto accanto alla limousine di Rod Stewart.
PIPS (Los Angeles)
Era considerato il club più elegante della città. Per diventare socio ai
dovevano sborsare, anche qui, mille dollari. Potevano diventarlo solo coppie
regolari, ma non disperate, se la moglie di qualcuno dopo aver visto Paul Newman,
Peter Falk, Tony Curtis, Lucille Ball, Dean Martin e Frank Sinatra ballare,
accanto a lei, chiedeva il divorzio, gli era concesso — come previsto nel
contralto stipulato — di designare un'altra compagna per le serate, senza
spendere una dollaro in più. Questa non era, comunque, una discoteca stile
Travolta: il Pips più che altro somigliava a un salotto, casualmente, elegante.
DILLON'S (Los Angeles)
Costruita nel Westwood Village, in un vecchio magazzino di tappeti, constava di
ben quattro piani. Ma dovunque ci si trovava, in qualsiasi angolo, a qualsiasi
piano, si era sotto 1'occhio vigile di una telecamera che seguiva attenta lo
svolgersi dell'azione, tutte le sere. I proprietari dicevano che ciò era
necessario, dato il rango della loro clientela, per evitare sorprese.
STUDIO ONE (Los Angeles)
In altri tempi denominata The Factory, era nata nel 1974.. Una super-disco con
ottima musica e con il pavimento tipo campo da football americano.
Altre disco “calde” di Los Angeles: Checkers; Sergio's; Le Club.
THE DAISY (Hollywood}
Si poteva anche essere ricco e famoso, ma se non si era socio o ospite di un
socio non vi era permesso di varcare la soglia di questa che era la più
esclusiva discoteca di Hollywood.
MUMMS (San Francisco)
Così chiamata perchè i due comproprietari (due giocatori professionisti di
foot-ball americano) volevano un “French-type name that was easy to remember”.
Era, al solito, un locale per soli soci: divenirlo costava trecento dollari di
base, e ogni anno cento dollari per il rinnovo.
ZORINE'S (Chicago}
Tipico posto per artisti alla moda. Infatti lo Zorine's raccoglieva tutta la
“crema” sociale di Chicago. II suo arredatore, ha descritto il locale come “a
neighborhood saloon for rich people” e immodestamente se ne e attribuito il
merito. Una fantasmagoria di specchi, sontuose scalinate, balconate, cantucci
oscuri, salette private, lo Zorine's richiamava alla mente il fasto delle navi
della vecchia French Line. Era indicata nella lista delle discoteche più belle
del mondo curata dal designer Egon von Furstenburg.
FACES (Chicago)
Era un club privato situato nel Near North Side. Posto di ritrovo dei
“sofisticati” della città, che godevano ad ascoltare la musica prodotta da un
elaboratissimo e costoso sistema stereo, e a danzare su di un piano sopraelevato
abbagliati dai lampi delle luci “computerizzate”, mentre una densa nebbia
l’avvolgeva sino all'altezza delle ginocchia. Le luci dovevano produrre
particolari atmosfere e determinare lo stato d'animo dei danzatori. Il padrone
ha sempre dichiarato che il rosso creava intimità, il blu per calmarsi e
rinfrescarsi le idee, il verde per dare di nuovo via all'aggressività. Ingresso
per soli soci.
JUBILATION (Las Vegas, Nevada)
Era una delle più nuove discoteche della città, i giornali 1'avevano accolta
chiamandola la “3-million-baby of Singer Paul Anka”. Infatti il locale era di
proprietà del cantante Anka, ed era gestito dal padre. La cosa più originate di
Jubilation (nome derivato dal titolo di uno dei maggiori hit del cantante) era
I'ingresso che ricordava più un aeroporto che un locale notturno: infatti Anka
fece collocare nell'atrio un metal detector, temendo rappresaglie come spesso
accadeva ai padroni di locali nuovi che scombussolavano 1'assetto del giro,
assai losco, delle sale da ballo di Las vegas. Così non era il posto migliore
per chi girava con pistole o coltelli. A parte questi retroscena da romanzo
giallo (infatti il metal detector pescava qualche pesciolino armato...), il
locale vantava diciannove « square-foots », tre dining rooms, che si affacciano
sulla pista, dove dalle 18 alle 2.3 si cimentano ballerini di tutti i tipi ed
età al suono di ogni genere di musica. Alle 24 avveniva la miracolosa
trasformazione: il locale diventa una sfrenata discoteca e le sue luci si
spengnevano solo per colazione. I clienti arrivavano a tutte le ore, i ballerini
più irriducibili trovavano di che sfogarsi al Jubilation, e qui si riversavano
quando gli altri locali serravano i battenti. La struttura della Disco era
costituita in mattoni e vetro. II locale si distendeva attorno all'atrio,
avvolto da specchi a senso unico dall'esterno. C'era una sala riservata ai
giochi di società, quattro bars (di cui uno, in un corridoio, specializzato in
cocktail}. A parte la pista energicamente illuminata, anche se senza la
psichedelia usuale, il resto del locale giaceva in una riservata penombra rotta
solo da qualche onesta e virtuosa luce a gas. Non c'era coperto, non c'era
prezzo minimo. Erano preferite le coppie. Giacca e cravatta, non jeans, non
T-shirts.
Continua


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