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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  THE BEST DISCO IN TOWN.

LES MOUCHES (New York City]
Situato vicino all'Hudson River, in un ex-magazzino, era una delle discoteche più “ballabili” di New York. Con le sue sensazionali luci e con la sua sala ampia al punto giusto, tanto da accontentare gli amanti del contatto carnale, quanto quelli del libero movimento, attraendo una clientele mista, in maggioranza omosessuali II Les Mouches vantava un DJ « terribile », che non dava requie. Se cenate al ristorante, il Continental, non pagate nessun biglietto addizkmale per la discoteca. II Les Mouches era famoso per le sue decorazioni, per la spaziosità e per la sua clientela energica e briosa. In alcune serate si teneva anche uno spettacolo di cabaret e venivano proiettati film particolari. Venivano anche organizzate delle feste. In ogni caso, la prenotazione era d'obbligo in qualsiasi serata.
Altre discoteche calde di New York:
La Folie, Barbizon Plaza Library, Cachaga, Doubles, Copa Disco, Hurrah, Ice Palace, Le Club, Les Nuages, Levitticus, One's, Reflec¬tions, Roseland Ballroom, Starship Discovery, Sybil's, Twelve West.
New York-Long Island: Blue Cloud, Club Marakesh.

EL PRIVADO (Los Angeles)
All’epoca con mille dollari si poteva ottenere un abbonamennto a El Privado: se non altro per potersi levare la soddisfazione di ballare fianco a fianco con Raquel Welch e di parcheggiare l’auto accanto alla limousine di Rod Stewart.

PIPS (Los Angeles)
Era considerato il club più elegante della città. Per diventare socio ai dovevano sborsare, anche qui, mille dollari. Potevano diventarlo solo coppie regolari, ma non disperate, se la moglie di qualcuno dopo aver visto Paul Newman, Peter Falk, Tony Curtis, Lucille Ball, Dean Martin e Frank Sinatra ballare, accanto a lei, chiedeva il divorzio, gli era concesso — come previsto nel contralto stipulato — di designare un'altra compagna per le serate, senza spendere una dollaro in più. Questa non era, comunque, una discoteca stile Travolta: il Pips più che altro somigliava a un salotto, casualmente, elegante.

DILLON'S (Los Angeles)
Costruita nel Westwood Village, in un vecchio magazzino di tappeti, constava di ben quattro piani. Ma dovunque ci si trovava, in qualsiasi angolo, a qualsiasi piano, si era sotto 1'occhio vigile di una telecamera che seguiva attenta lo svolgersi dell'azione, tutte le sere. I proprietari dicevano che ciò era necessario, dato il rango della loro clientela, per evitare sorprese.

STUDIO ONE (Los Angeles)
In altri tempi denominata The Factory, era nata nel 1974.. Una super-disco con ottima musica e con il pavimento tipo campo da football americano.
Altre disco “calde” di Los Angeles: Checkers; Sergio's; Le Club.

THE DAISY (Hollywood}
Si poteva anche essere ricco e famoso, ma se non si era socio o ospite di un socio non vi era permesso di varcare la soglia di questa che era la più esclusiva discoteca di Hollywood.

MUMMS (San Francisco)
Così chiamata perchè i due comproprietari (due giocatori professionisti di foot-ball americano) volevano un “French-type name that was easy to remember”. Era, al solito, un locale per soli soci: divenirlo costava trecento dollari di base, e ogni anno cento dollari per il rinnovo.

ZORINE'S (Chicago}
Tipico posto per artisti alla moda. Infatti lo Zorine's raccoglieva tutta la “crema” sociale di Chicago. II suo arredatore, ha descritto il locale come “a neighborhood saloon for rich people” e immodestamente se ne e attribuito il merito. Una fantasmagoria di specchi, sontuose scalinate, balconate, cantucci oscuri, salette private, lo Zorine's richiamava alla mente il fasto delle navi della vecchia French Line. Era indicata nella lista delle discoteche più belle del mondo curata dal designer Egon von Furstenburg.

FACES (Chicago)
Era un club privato situato nel Near North Side. Posto di ritrovo dei “sofisticati” della città, che godevano ad ascoltare la musica prodotta da un elaboratissimo e costoso sistema stereo, e a danzare su di un piano sopraelevato abbagliati dai lampi delle luci “computerizzate”, mentre una densa nebbia l’avvolgeva sino all'altezza delle ginocchia. Le luci dovevano produrre particolari atmosfere e determinare lo stato d'animo dei danzatori. Il padrone ha sempre dichiarato che il rosso creava intimità, il blu per calmarsi e rinfrescarsi le idee, il verde per dare di nuovo via all'aggressività. Ingresso per soli soci.

JUBILATION (Las Vegas, Nevada)
Era una delle più nuove discoteche della città, i giornali 1'avevano accolta chiamandola la “3-million-baby of Singer Paul Anka”. Infatti il locale era di proprietà del cantante Anka, ed era gestito dal padre. La cosa più originate di Jubilation (nome derivato dal titolo di uno dei maggiori hit del cantante) era I'ingresso che ricordava più un aeroporto che un locale notturno: infatti Anka fece collocare nell'atrio un metal detector, temendo rappresaglie come spesso accadeva ai padroni di locali nuovi che scombussolavano 1'assetto del giro, assai losco, delle sale da ballo di Las vegas. Così non era il posto migliore per chi girava con pistole o coltelli. A parte questi retroscena da romanzo giallo (infatti il metal detector pescava qualche pesciolino armato...), il locale vantava diciannove « square-foots », tre dining rooms, che si affacciano sulla pista, dove dalle 18 alle 2.3 si cimentano ballerini di tutti i tipi ed età al suono di ogni genere di musica. Alle 24 avveniva la miracolosa trasformazione: il locale diventa una sfrenata discoteca e le sue luci si spengnevano solo per colazione. I clienti arrivavano a tutte le ore, i ballerini più irriducibili trovavano di che sfogarsi al Jubilation, e qui si riversavano quando gli altri locali serravano i battenti. La struttura della Disco era costituita in mattoni e vetro. II locale si distendeva attorno all'atrio, avvolto da specchi a senso unico dall'esterno. C'era una sala riservata ai giochi di società, quattro bars (di cui uno, in un corridoio, specializzato in cocktail}. A parte la pista energicamente illuminata, anche se senza la psichedelia usuale, il resto del locale giaceva in una riservata penombra rotta solo da qualche onesta e virtuosa luce a gas. Non c'era coperto, non c'era prezzo minimo. Erano preferite le coppie. Giacca e cravatta, non jeans, non T-shirts.

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