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THE
BEST DISCO IN TOWN.
NEW YORK NEW YORK
(New York City)
Era stata definita come la più bella discoteca del mondo. Ottima musica, ottimo
ambiente, sofisticate decorazioni, originali effetti speciali, “light show of
neon and spotlights”, suggestivo uso dei raggi laser. I muri grigi, le superfici
laccate rosse, i vetri, gli specchi, il lucido metallo davano alla discoteca un
caratteristico aspetto freddo. In compenso vi si trovava ancbe un elegante e
appartato spazio per il riposo, e per scambiare quattro chiacchiere, una sorta
di prive ante-litteram. Intorno alla pista, erano state disposte delle comode
poltrone dove si poteva sorseggiare un drink e osservare il movimento. Era
comunque difficile rimanere seduti a lungo: il DJ del posto si vantava di
selezionare musica, addirittura, irresistibile. II bar era uno dei punti di
forza del locale: il banco costituito da specchi, e sormontato da sculture con
luci al neon lilla, sembrava fluttuare nell'aria; il tutto determinava un
effetto decisamente piacevole. Il Design Circuit, Inc., di New York City, che
aveva progettato molti dei locali più famosi del mondo, era il responsabile
degli effetti: speciali raggi lasers, luci al neon che correvano in abbondanza
ai bordi della sala, proiettori rotanti e l'esperienza più spettacolare della
sera era la bruma che cominciava a salire dal pavimento mentre una acquerugiola
insensibile pioveva leggera dal soffitto, cosicché i ballerini si trovavano
immersi in un'atmosfera fantastica, un mondo soprannaturale di spiriti liberati
dal corpo (almeno questo sembrava l’intento degli ideatori). Questa discoteca
occupava i locali del vecchio e famoso ristorante Tools Sbor, di cui aveva
mantenuto il servizio di ristorante con, annesso, cabaret. Quindi, cena, cabaret
e, zuccherino finale, “Disco”: tutto in un colpo solo.
REGINE'S (New York City)
Un posto realmente chic, esclusivamente adibito a ricevere uomini ricchi e
famosi che volevano vedere (e essere visti da) uomini ricchi e famosi. Nel
momento stesso in cui si metteva piede in questo brillante e fantasioso club, si
comprendeva il motivo per cui Regine (la proprietaria) era conosciuta come la
regina delle discoteche. Questa intraprendente signora, infatti, era riuscita a
creare l’ambiente più selezionato del mondo: nelle sale del Regine's si
trovavano quasi esclusivamente celebrità degli affari, della politica, della
moda e dello spettacolo. La bella gente, elegantemente vestita, ballava su una
pedana in plexiglass, potentemente illuminata, al suono di una musica che era un
mix di “disco-funk” e musica da night. II Regine's non era certo un posto
consigliabile a chi avesse dei problemi per sbarcare il lunario: una frugale
cenetta per due costava intorno ai 100 dollari. Era d'obbligo la prenotazione,
lo smoking per gli uomini, come il lungo per le donne. Intorno alla pedana erano
collocati dei tavolini con divanetti circolari e, a meno che gli ospti non
fossero in gruppo, poteva capitare loro di trovarsi seduti cheek-to-cbeek con
delle star del cinema o della musica. II clou della serata si raggiungeva, al
momento dell’ingresso in sala la mitica Regine!
STUDIO 54 (New York City)
C'era una volta un grande palazzo nella West 54th Street, di cui nessuno sapeva
niente, poiché non era usato per nulla. Costruito nel 1927, aperto nei primi
anni della “Grande Depressione” sotto il nome di San Carlo Opera House, non
ospitò mai nessuna Opera. In quegli anni fu sede di un teatro federale, e dal
'40 si trasformo in studio della CBS-TV. Ma dal momento in cui venne abbandonato
dal personale televisivo, rimase vuoto ed inutilizzato. Un giorno venne scovato
da Steven Rubell e dai suoi partners, che lo convertirono nella più grande, più
sfacciata e impudente discoteca che si sia mai esistita: lo Studio 54.
Inaugurate il 26 aprile 1977, il locale era, rapidamente, diventato una fermata
obbligatoria per celebrità e cacciatori di celebrità: si vantava di offrir la
migliore musica, il miglior DJ, i migliori effetti curati dal team più
efficiente. La pista poteva contenere più di mille persone contemporaneamente
con un’estensione di oltre cinquemila metri quadrati. I ballerini erano
sottoposti allo spettacolo di 54 diversi effetti speciali e trabochetti. Si
ballava contorniati da vampe di fuoco palpitanti, strisce di alluminio
ondeggianti, immagini costruite con nastri al neon, colonne di luci rosse e
gialle che salivano e scendevano durante la serata, luci strobo, ed, una volta
ogni tanto, un'abbondante caduta di neve di plastica arrivava a coprire i
danzatori, al massimo dell'eccitazione. Lo Studio 54 funzionva dalle dieci di
sera alle cinque del mattino, venerdì ed sabato le danze si allungavano di
un'ora. L'ingresso costava circa 10 dollari. E’ doveroso aprire una piccola
parentesi su un personaggio che nell'ambiente “Disco” americano divenne assai
popolare quanto il DJ ed altrettanto necessario per rendere incandescente la
serata: il “buttadentro”. Steven Rubell racconta: « L’ambiente Disco era fatto
di niente, se l'ambiente umano era banale, la discoteca diventava una balera di
periferia. Ecco perchè mi venne1'idea di filtrare la gente attraverso il “buttadentro”.
La formula funzionava benissimo, anche sapendo che era difficile entrare, al 54
le persone erano più stimolate a venirci: ciò che non si può avere si desidera
di più”. Sin dal giorno dell'inaugurazione la porta del 54 venne “tenuta” con
grande abilità da Marc, un biondino che di giorno faceva lo studente ed il
fotomodello. Del lavoro di buttadentro (che svolgeva con 1'assistenza di un paio
di “gorilla”) era realmente orgoglioso. “La mia ricetta — Racconta — era
infallibile: mondanità, qualche personaggio famoso, tutti quelli che contavano,
i folli, le belle donne e qualche borghese, i gay perché erano belli e ballavano
bene e qualche tipo buffo, come la vecchietta che si faceva chiamare Disco
Sally, la quale una sera mi si è presentata davanti gridando: Ho 77 anni, mi
resta poco tempo per divertirmi, lasciatemi entrare! Non oltrepassarono mai la
mia porta, la “Febbre del sabato sera”, alias Travolta, lo strafatto, il nuovo
ricco, il volgare. Così come non passavano mai i furbi che venivano per
rimorchiare, a cercare qualcuno con cui finire la serata. Niente da fare:
1'avventura la si portava dietro prima di varcare la soglia ». Una delle
difficoltà del “buttadentro” era sapersi mantenere calmi, mentre la gente fuori
premeva alla porta: pregava, urlava, aggrediva e tentava di corrompere con soldi
e cocaina. A Marc sono arrivati ad offrire fino a 500 dollari ma, racconta, di
non essersi mai lasciato corrompere, anche perchè riceveva “uno stipendio che
non induceva in altre tentazioni”. Lynn Barclay, buttadentro del Xenon, invece,
ammise che se qualcuno gli offriva del soldi per entrare, li accettava (badando
tuttavia che fosse una cifra considerevole). Prima di lavorare alla “porta” del
locale di Peppo Vanini, era stato per qualche mese al 54, con Marc e Rubell, ma
per motivi venali preferì lo Xenon. Lynn per non sbagliare, racconta: “ Prendevo
soltanto gli estremi: il fior fiore o il fondo del barile e se avevo qualche
dubbio guardavo le scarpe. Dalle scarpe si capiscono un sacco di cose”.
Continua


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