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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  LOCALI STORICI NEGLI USA

HIPPOPOTAMUS (New York City)
Elegante e sofisticata, era una delle poche discoteche della prima onda che ha resistito alle violente intemperie, mantenendosi in vita per parecchi annii. I proprietari ritenevano che l'Hippopotamus avesse uno spiccato istinto di sopravvivenza e, perciò, sapeva rinnovarsi ed aggiornarsi continuamente. Queste le caratteristiche le permisero di crearsi una fedele e appassionata clientela: una sala ben rifinita e costantemente invasa da combriccole di danzatori entusiasti e di buona famiglia. Ottimo il sound proposto dal DJ, grazie ad un impianto avveniristico. Il suo punto forte era costituito dal ristorante, grazie ad un abile cuoco francese e un efficiente servizio. C’era anche un bar indipendente e una sala da gioco, ove, in inverno, era possibile giocare a carte di fronte al camino. La prenotazione era d'obbligo.

ODISSEY 2001 (Brooklyn, N. Y.)
Parliamo del locale reso famoso dalla “Saturday Night Fever” e dalle imprese di Tony Manero e compagni. Night-club per circa trent'anni e poi trasformato in discoteca. E’ necessario precisare che il locale aveva una struttura differente da quella che ci viene mostrata nel film. Le modifiche apportate all’Odissey, per esigenze di copione, furono considerevoli: ad esempio il famosissimo dance-floor che ospitò le esibizioni di Travolta fu fabbricato apposta dalla «Lite-Lab» di New York. Per la gioia dei visitatori, la Paramount Pictures (in difficoltà finanziarie) lasciò il pavimento e le luci per indennizzare i proprietari dei sei mesi resi necessari per le riprese. Chiacchierando con la gente del posto, non era possibile evitare che la discussione cadesse sul film e soprattutto, sul fatto che la vita del quartiere non era certo simile a quella rappresentata dalla banda di Manero. Comunque, in realtà, I'Odissey, non era così sfavillante come ci apparso nella pellicola: concediamo qualcosa all'abilita di Robert Stigwood. Nonostante le variazioni architettoniche, negli anni successivi alla febbre, il locale mantenne tutte le sue caratteristiche di sala popolare per giovanissimi. Poteva ospitare fino a settecento persone. Il sabato e la domenica dall’una sino alle cinque del pomeriggio, l’ingresso era riservato agli adolescenti ed il costo era di solo tre dollari. Il prezzo del biglietto regolare  ammontava invece a circa dieci dollari. Qualche tempo addietro, pare che suo posto sia stato costruito un supermercato.

INFINITY (New York City)
II motto del locale era: "If you could visit only one discotheque, Infinity should be it!". Infinity, più che una discoteca, era soprattutto un'esperienza, un' esperienza indimenticabile selvaggia, intensa fuori dal consueto. Il dance floor di questa ex-fabbrica, situata in fondo a Broadway, era costituita da un lungo capannone. All’ Infinity si ballava ovunque: sulle sporgenze delle enormi volte a specchio, sui basamenti delle colonne gotiche che si elevano fino a raggiungere il nero soffitto. Sopra qualsiasi superfide piatta all’ Infinity, insomma, si ballava e basta! Le casse acustiche erano dislocate dappertutto ed il DJ, Jim Burgess era considerato uno dei migliori che il mercato locale potesse esprimere all’epoca. II “light and sound system” risultava efficacissimo: un creativo insieme di luci che lampeggiavano, roteavano, correvano intorno al soffitto, alle arcate, si arrampicavano sulle pareti, si attorcigliavano alle colonne. Degli archi al neon, attorno alle finestre, le luci si accendevano ad intermittenza, al ritmo della musica,. I danzatori urlavano e cantavano quando calava 1'oscurità e le luci strobo trasformavano tutto in un lento movimento spastico. C’erano dei bar assai forniti per placare la sete e, addirittura, venivano distribuiti piatti di cibi energetici: Frutta, noci, uva passa, patatine, cioccolatini. I danzatori più stravolti potevano rifornirsi tranquillamente: cibo era gratis. I frequentatori abituali del locale erano giovani « bene » e impiegati desiderosi di sentirsi alla moda. Poteva capitare di imbattersi in qualche personaggio noto. L'atmosfera dell'Infinity era sempre infuocata, anche quando le altre discoteche si erano gia raffreddate. All’epoca era uno dei pochi locali aperti fino alle cinque del mattina con una particolarità: a quell'ora il servizio bar era sospeso.

PARADISE GARAGE
Per un decennio le martellanti frequenze basse dei più neri e infuocati brani disco rimbalzarono sulle pareti, amplificati all'inverosimile, nell’immenso spazio situato al numero 84 di King Street, a New York. II Paradise Garage, che, in passato, era stato effettivamente un garage per camion, merita un posto tra i clubs leggendari: ballare in quel posto era una sorta di rito collettivo per le migliaia di devoti, pronti, una volta alla settimana, a prendere parte alla "Messa in quattro quarti del Sabato Notte". L'ingresso era rigorosamente riservato ai soci e ai loro ospiti, ma una manciata di outsider venivano sempre scelti tra la folla accalcata davanti alla porta. II look di rigore era costituito dalla più semplice tenuta da ballo: celebrità dei quartieri eleganti e ragazzi ricchi e impomatati, che vi andavano per curiosare, non avevano chance. Appena s'incominciava a salire per la ripida e buia rampa che portava alla pista, si era investiti da un'intensa vampata di calore umano, prodotta da un migliaio di luccicanti corpi seminudi. Gli omosessuali neri e latini dell'ambiente underground, nonché i più selvaggi ballerini di tutta New York, si riunivano al Garagage, ogni weekend, per venerare, come un sacro totem, quel terrificante ed avvolgente sound system. L'autorità suprema della pista era Larry Levan, forse il più geniale dei DJs dell'era disco. il quale aveva debuttato al Continental Baths. Larry e plasmava le vogliosità danzerecce di un’accanita torma di discinti ballerini con tre giradischi, un mixer Bozak e un impianto audio costruito da Richard Long su specifiche richieste. Cupe linee di basso potevano sfociare in un brano strepitoso di Loleatta Holloway o in “Weekend” di Phreek di Patrick Adams, seguito dai prototipi techno dei Kraftwerk o da un formidabile classico come “I Got My Mind Made up” degli Instant Funk”. Normali e banali brani vocali di cinque minuti venivano trasformati in diretta in incessanti dub percussivi lunghi un quarto d'ora, modificati con effetti elettronici e fusi con elementi latini o new-wave. Dall’epopea d'oro della disco, la festa al Paradise Garage durò fino ai primi anni Ottanta, con pezzi come “Walking on Sunshine” di Rocker's Revenge, che cominciarono ad accendere nei ballerini il desiderio di connettersi al nuovo stile della house-music. Dopo il declino del club, e la sua definitiva chiusura per problemi di droga, nel 1986, iI potente sound system, per un periodo lunghissimo, il migliore al mondo, fu trasportato a Londra. ed installato al Ministry of Sound. Dopo la morte di Larry Levan. non ci fu nessuno, in nessun modo e in nessun luogo che potesse sperare di ricreare 1'atmosfera speciale del Garage all'apice del suo splendore.

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