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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  THE BEST DISCO IN TOWN. LE (DISCOTECHE ITALIANE)

SPHINX'S (Milano)
II locale era situato nel sotterraneo di un bar. Scesi in discoteca ci si trovava, sulla destra, in una zona tranquilla. Il bancone del bar era contornato da tavolini, mentre, alla sinistra, c'era la zona Disco. Pista da ballo non molto grande illuminata da luci colorate di non particolare potenza (presente, però, la classica bolla centrale di specchi), impianto efficiente, il tutto calato in un ambiente discreto e accogliente. Pubblico era in massima parte tranquillo e senza grandi ambizioni, composto prevalentemente da studenti e under 25. Si pagava all'uscita e si entrava “solo se accoppiati”. Chiuso a causa di un incendio, venne restaurato, ma senza successo.

LES MOUCHES (Milano)
Al principio si chiamava “La Bullona” e la sua attività era il cabaret, ma nel settembre del '77, un brusco cambiamento di gestione tramutò il locale in una delle discoteche più divertenti di Milano, Situato in una zona infelice fu sempre teatro di alti e bassi paurosi: un giorno pienissimo, un altro deserto. Più volte rinnovato nelle luci e nel fragoroso impianto, ex-dominio di gay e punks appariva, decisamente, equivoco a chi vi si recava per passare una serata “diversa” e non da “diverso” L'entrata era molto luminosa, ma, data la posizione, risultava essere poco visibile ai curiosi. Citofono, spioncino specchiato al centro di una porta nera, porta che si avrebbe dovuto aprirsi solo ai possessori della tessera, in realtà il gestori non si mostravano così fiscali. Guardaroba e biglietteria, breve scala, quindi l’ingresso nel fulcro del locale, il quale appariva diviso in due: una parte occupata dal sempre fornito bar e da una piccola zona con ospitali divani, dove si riusciva a comunicare con un tono normale di voce; la seconda parte del locale, in perfetto stile Disco, era stata creata in funzione della pista da ballo, attorno a cui si trovavano scarsi e poco accoglienti sedili ed un poco rialzata cabina dei DJ. I danzatori potevano scatenarsi su di una pista d'acciaio, dominata da una serie di luci rotanti che creavano, grazie ai faretti colorati e alle sfere di specchi, degli effetti veramente suggestivi. Il sabato e la domenica pomeriggio risultava strapieno.

NEW GALLERY (Milano)
Era un locale con pretese di esclusività. L'ingresso era anonimo e discreto: una porta blindata scura con videocitofono. Appena entrati si veniva accolti da un cameriere, che, inflessibile, controllava la prenotazione. Chi era in regola, poteva andare oltre, scendendo una lunga scala ricoperta di moquette marrone (il colore dominante del locale) arrivare al guardaroba dove un altro cameriere faceva da accompagnatore al tavolo. I tavolini, non adatti a persone di altezza superiore alla media, erano corredati da una tenue lampada con abat-jour e attorniati da divanetti e puff. Seduti in questa zona era possibile, poiché la musica non risultava molto alta, conversare amabilmente: un passatempo molto in voga tra i frequentatori del locale. La pista da ballo, servita da luci rosse e fisse, era piuttosto piccola e, conseguentemente, il parquet sembrava sempre assai popolato La musica proposta era di buona qualità e i dischi recenti. L'età dei frequentatori oscillava tra i 20 e i 40 anni, tutti amanti di un posto tranquillo. Massiccia presenza di abbigliamento classico senza troppe stravaganze, divertenti gli “anziani” che osservavano i danzatori, soprattutto le giovani danzatrici, commentando con occhio vissuto o “arrapato “.

AMERICAN DISASTER (Milano)
I locali erano stati ereditati dal St. Louis, ma dalla seconda metà degli ani’ 70 fu conosciuto la denominazione di American Disaster. L'insegna luminosa all'entrata riproduceva il simbolo caratteristico del locale. Varcata la porta c'era un american-bar ed, attraverso una piccola scala tappezzata di specchi, si accedeva alla discoteca. La biglietteria-guardaroba aveva sulla destra una saletta a luci soffuse con il bar; mentre, sulla sinistra, la pista da ballo appariva contornata da divanetti. La pista era in acciaio ed veniva illuminata da un particolare sistema di luci: piacevole l'effetto soprattutto in lontananza. Dal soffitto scendevano enormi cilindri chiusi all'estremità inferiore da una superficie opalescente, che filtrava la luce dei faretti colorati celati all'interno dei cilindri. La postazione del D], da cui si dominava la pista, ear fornita di buone apparecchiature e al gruppo amplificatore era affidato il compito di pilotare sei diffusori ad alto volume. Quando ci si trovava in pista, la regolazione troppo colorita dell'equalizzazione produceva uno strano effetto per la sovrabbondanza di note basse: lo sterno degli avventori sembrava vibrare a ritmo di musica. Il locale, che si riempiva rapidamente il sabato e la domenica, veniva frequentato da ragazzi (cospicuo il numero delle ragazze, molte delle quali vi si recavano a ballare anche da sole) rigorosamente under 25.

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