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THE
BEST DISCO IN TOWN. LE (DISCOTECHE ITALIANE)
SPHINX'S (Milano)
II locale era situato nel sotterraneo di un bar. Scesi in discoteca ci si
trovava, sulla destra, in una zona tranquilla. Il bancone del bar era contornato
da tavolini, mentre, alla sinistra, c'era la zona Disco. Pista da ballo non
molto grande illuminata da luci colorate di non particolare potenza (presente,
però, la classica bolla centrale di specchi), impianto efficiente, il tutto
calato in un ambiente discreto e accogliente. Pubblico era in massima parte
tranquillo e senza grandi ambizioni, composto prevalentemente da studenti e
under 25. Si pagava all'uscita e si entrava “solo se accoppiati”. Chiuso a causa
di un incendio, venne restaurato, ma senza successo.
LES MOUCHES (Milano)
Al principio si chiamava “La Bullona” e la sua attività era il cabaret, ma nel
settembre del '77, un brusco cambiamento di gestione tramutò il locale in una
delle discoteche più divertenti di Milano, Situato in una zona infelice fu
sempre teatro di alti e bassi paurosi: un giorno pienissimo, un altro deserto.
Più volte rinnovato nelle luci e nel fragoroso impianto, ex-dominio di gay e
punks appariva, decisamente, equivoco a chi vi si recava per passare una serata
“diversa” e non da “diverso” L'entrata era molto luminosa, ma, data la
posizione, risultava essere poco visibile ai curiosi. Citofono, spioncino
specchiato al centro di una porta nera, porta che si avrebbe dovuto aprirsi solo
ai possessori della tessera, in realtà il gestori non si mostravano così
fiscali. Guardaroba e biglietteria, breve scala, quindi l’ingresso nel fulcro
del locale, il quale appariva diviso in due: una parte occupata dal sempre
fornito bar e da una piccola zona con ospitali divani, dove si riusciva a
comunicare con un tono normale di voce; la seconda parte del locale, in perfetto
stile Disco, era stata creata in funzione della pista da ballo, attorno a cui si
trovavano scarsi e poco accoglienti sedili ed un poco rialzata cabina dei DJ. I
danzatori potevano scatenarsi su di una pista d'acciaio, dominata da una serie
di luci rotanti che creavano, grazie ai faretti colorati e alle sfere di
specchi, degli effetti veramente suggestivi. Il sabato e la domenica pomeriggio
risultava strapieno.
NEW GALLERY (Milano)
Era un locale con pretese di esclusività. L'ingresso era anonimo e discreto: una
porta blindata scura con videocitofono. Appena entrati si veniva accolti da un
cameriere, che, inflessibile, controllava la prenotazione. Chi era in regola,
poteva andare oltre, scendendo una lunga scala ricoperta di moquette marrone (il
colore dominante del locale) arrivare al guardaroba dove un altro cameriere
faceva da accompagnatore al tavolo. I tavolini, non adatti a persone di altezza
superiore alla media, erano corredati da una tenue lampada con abat-jour e
attorniati da divanetti e puff. Seduti in questa zona era possibile, poiché la
musica non risultava molto alta, conversare amabilmente: un passatempo molto in
voga tra i frequentatori del locale. La pista da ballo, servita da luci rosse e
fisse, era piuttosto piccola e, conseguentemente, il parquet sembrava sempre
assai popolato La musica proposta era di buona qualità e i dischi recenti. L'età
dei frequentatori oscillava tra i 20 e i 40 anni, tutti amanti di un posto
tranquillo. Massiccia presenza di abbigliamento classico senza troppe
stravaganze, divertenti gli “anziani” che osservavano i danzatori, soprattutto
le giovani danzatrici, commentando con occhio vissuto o “arrapato “.
AMERICAN DISASTER (Milano)
I locali erano stati ereditati dal St. Louis, ma dalla seconda metà degli ani’
70 fu conosciuto la denominazione di American Disaster. L'insegna luminosa
all'entrata riproduceva il simbolo caratteristico del locale. Varcata la porta
c'era un american-bar ed, attraverso una piccola scala tappezzata di specchi, si
accedeva alla discoteca. La biglietteria-guardaroba aveva sulla destra una
saletta a luci soffuse con il bar; mentre, sulla sinistra, la pista da ballo
appariva contornata da divanetti. La pista era in acciaio ed veniva illuminata
da un particolare sistema di luci: piacevole l'effetto soprattutto in
lontananza. Dal soffitto scendevano enormi cilindri chiusi all'estremità
inferiore da una superficie opalescente, che filtrava la luce dei faretti
colorati celati all'interno dei cilindri. La postazione del D], da cui si
dominava la pista, ear fornita di buone apparecchiature e al gruppo
amplificatore era affidato il compito di pilotare sei diffusori ad alto volume.
Quando ci si trovava in pista, la regolazione troppo colorita
dell'equalizzazione produceva uno strano effetto per la sovrabbondanza di note
basse: lo sterno degli avventori sembrava vibrare a ritmo di musica. Il locale,
che si riempiva rapidamente il sabato e la domenica, veniva frequentato da
ragazzi (cospicuo il numero delle ragazze, molte delle quali vi si recavano a
ballare anche da sole) rigorosamente under 25.
Continua


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