PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

Continua

  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

Continua

  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

Continua

  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

Continua

 

 

  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  THE BEST DISCO IN TOWN. LE (DISCOTECHE ITALIANE)

NUOVA IDEA (ex KURSAAL) (Milano)
Riaperto, intorno al 1978, dagli ex-gestori del Rosamunda si affermò presto come una delle maggiori discoteche, esclusivamente, gay d'Europa. Era composta da due sale separate. Una, la più grande, quasi una balera, il sabato e la domenica sera, ospitava un'orchestra che faceva danzare i sempre numerosi presenti con liscio e brani da discoteca molto conosciuti e poco impegnativi. La seconda sala, a cui si accedeva, dopo aver costeggiato il lungo bancone del bar, era invece in perfetto stile “Disco”. Per quanto la pista da ballo fosse un po' angusta rimaneva una delle migliori sale per ballare. Le luci erano notevoli, presenti anche tre sfere a specchi ruotanti, ed il volume sonoro era abbondantemente sufficiente e di qualità. I frequentatori erano quasi esclusivamente gay di tutti i tipi, solo nella zona Disco era presente un ambiente leggermente più eterogeneo. Le poltrone non apparivano particolarmente comode ed accoglienti, ma difficilmente ne sentiva il bisogno.

DIVINA (Milano)
Inizialmente si chiamava “Bang Bang”, caratterizzandosi come un locale assai modesto frequentato dalla “mala”. Nella prima metà degli anni ’70, il cambio di nome, cambio di “giro” e di gestione ed ecco il mito: il divina divenne la discoteca dove tutti avrebbero voluto essere di casa. Dopo aver passato il ferreo controllo alla porta s’incontrava, scendendo un'ampia scala a chiocciola, la biglietteria ed, infine, si accedeva alla sala. Di fronte, appariva la pista da ballo in marmo chiaro (se affollata si poteva, comunque, ballare benissimo sulla moquette circostante) e la postazione-regia del DJ. L'impianto luci non era particolarmente psichedelico: solo una grossa sfera a specchi centrale illuminata da faretti e numerose luci colorate, ma riusciva con equilibrio ad assolvere al proprio incarico. L'apparecchiatura del DJ era montata su pannelli di plexiglass e comprendeva anche due grandi monitor-oscilloscopi, inutili al fine della riproduzione sonora, ma originali e dall'effetto suggestivo. La musica, di ottimo livello, veniva sprigionata senza tentennamenti dall'esuberante impianto, tanto che i rapporti interpersonali di tipo orale erano resi difficoltosi. Inconsueto l'accostamento dell'arredamento: rosse le pareti, nera la moquette e i divanetti. La zona bar meritava qualcosa di più di una rapida occhiata. Il bancone del bar, molto semplice si presentava sempre affollato, facendo angolo con una parete costituita da un enorme specchio fumé. Sul muro alle spalle del bancone venivano proiettate diapositive che ritraevano i frequentatori del locale. Un proiettore era caricato ogni sera con cento diapositive differenti mentre altri tre possedevano un soggetto fisso, grande lotta quindi tra gli «estrosi » narcisisti per essere immortalati. Simpatica la presenza nel locale di vasi con fiori freschi e di verdi piante d'appartamento, peccato che quest'ultime fossero di plastica. A differenza di molte altre discoteche, il Divina era sempre pieno, anche nei giorni feriali ed i frequentatori erano soprattutto clienti abituali per sei giorni alla settimana.

PINK ELEPHANT (Milano)
Si pagava all'ingresso ed, attraverso una scala scoscesa, si accedeva alla sala, dove un efficiente cameriere accompagna gli avventori ad un tavolo adatto alla consistenza del gruppo. Pista abbastanza ampia, mancante però dell'impianto luci, per cui si ballava illuminati da luci bianche fisse che venivano spente al momento dei lenti (momento che si ripeteva più volte nel corso della serata). L'impianto era molto potente, addirittura, una notte le vibrazioni fecero crollare parte dell'intonaco del soffitto. Consumazioni sconsigliate anche se si potevano ordinare ai camerieri stando accoccolati nelle accoglienti poltrone. Ambiente impiegatizio (sognavano di trovarsi al «mitico» Divina), molti amanti della penombra e gente a cui non piacevano le luci psichedeliche e le stroboscopiche. Per trovare posto seduti era meglio arrivare sul presto. Difficilissimo, invece, parcheggiare in zona.

Continua


ALL RIGHTS RESERVED ©2000/2007 ADVNEWS.com