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  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

 E LA DISCO MUSIC DIVENNE TECHNO…VENT'ANNI PRIMA!

La musica techno, (da intendersi come un primo tentativo di ottenere musica, magari  ballabile, attraverso l’utilizzo dei primi sintetizzatori), aveva guadagnato terreno in Europa, particolarmente in Germania con i Kaftewerk, i cui dischi, pur avendo una marcata componente rock, venivano suonati in discoteca, anche degli esigentissimi DJs della “Grande Mela”: alcuni di essi, utilizzando due copie dello stesso brano, si divertivano a mixarli all’infinito, creando delle lunghe ed interminabili suite. Nel 1977, l’arrivo del disco di Donna Summer “I Remember Yesterday”, per decenni album di riferimento della dance-sintetica, provocò un vero e proprio terremoto, segnando una linea netta di demarcazione tra la disco americana di matrice R’n’B e l’eurodisco, oramai proiettata verso la sperimentazione. II titolo del brano-guida era un motivo di lampante ispirazione nostalgica, una specie di techno-charleston sostenuto da un tappeto sonoro corposo ed aperto ad improbabili contaminazioni pop-elettroniche, mentre l'LP, nel suo insieme, sembrava volesse rappresentare l’avvio verso la maturità di una ssensuale starlet, usa e getta, pronta a mutarsi in un artista più completa, quasi dimentica del suo recente passato (la scena disco che l’aveva fatta conoscere, grazie ai suoi sospirosi e sdolcinati afflati orgasmici). I DJs di Manhattan, punto di riferimento per gli addetti ai lavoro di tutto il mondo e rodati maestri del mixaggio avvezzi al classico quattro quarti “funkoide” con ritmiche più dilatate e con breaks studiati ad hoc per favorire il passaggio da un disco all’altro, quando ascoltarono l'album furono sul punto di rinunciare alla loro diva oramai proiettata versa una dimensione non più congeniale a quelli che erano i parametri dell’allora imperante club-culture. In realtà, tra atmosfere finto-musical, “Love’s Unkind”, e terzinati saltellanti, “Back in love again”, sembrava davvero che Donna Summer volesse mandare in fumo la sua giovane carriera di reginetta delle dance-floors. In realtà, il disco, nell’insieme, possedeva un ottimo gradiente di ballabilità, ma si discostava troppo dallo standard del periodo come Philly-Sound e Miami Sound, distante anni luci dallo stile Atlantic, Salsoul o Prelude. Nel microsolco della Summer c’erano tutti i prodromi di quella che sarebbe stata la disco di marca europea: una variegata pattumiera compattante di suoni indistinti, in cui gettare di tutto al fine di ottenere qualcosa di “vendibile”. Giorgio Moroder, sopraffino artefice delle fortune della versatile Donna Summer, come egli stesso, avrà modo di spiegare più avanti, si considerava “un produttore di dischi commerciali”. Ritenere che egli fosse un dance-maker, pur essendolo stato per un certo periodo, sarebbe un errore di valutazione ed una forte limitazione dello spettro creativo di un alchimista sonoro di ben altra caratura. Moroder, non era un produttore puro, come ad esempio, Patrick Adams, Norman Harris, Vincent Montana, Cerrone, Alec R. Costandinos, Gregg Diamond  o Tom Moulton, ma semplicemente uno sperimentatore affascinato dalle novità e dalle evoluzioni delle musica in ogni sua sfaccettatura. Fu proprio questo suo distintivo elemento di eclettica genialità, che salvò la carriera della Summer, rendendolo ancora più “bello di fama e di ventura”. Infatti, 1'ultimo brano del lato B di “I Remember Yestarday”, possedeva qualcosa di speciale: grazie alla brillante combinazione tra un vibrante sintetizzatore e l'estasiante ed onirica voce della Summer, "I Feel Love" non era paragonabile a nessuna delle altre tracce presenti nell’album. Dopo averlo ascoltato, molti DJs dovettero ricredersi: il ritmo intenso e coinvolgente, con gli effetti del sintetizzatore particolarmente aggressivi e carichi di emozioni, esplose nei clubs di mezzo mondo in tutto il suo innovativo fascino, eguagliando e superando, nel tempo, il successo di "Love to Love You Baby". Moroder aveva iniziato a sperimentare il sintetizzatore diversi anni prima, incuriosito dalle apparenti innumerevoli possibilità dei suoni che ne scaturivano. Egli stesso racconta: "Avevo utilizzato un grande e vecchio Moog per registrare 'Son of My Father. Lo avevo preso in prestito da un compositore classico a Monaco. Credo che avesse il secondo ed unico Moog. II periodo di prova duro poco. Lo avevo utilizzato per ottenere dei suoni truccati agli inizi degli anni settanta, ma poi ci avevo rinunciato, perchè la risposta del pubblico non era stata quella sperata ed io ero pur sempre sia un compositore, ma anche un produttore commerciale." Moroder, forse perché sospinto da uno strano presentimento, utilizzò ancora il Moog per la registrazione di "I Feel Love" nel suo studio di registrazione Musicland di Monaco. Ecco le sue parole: "Volevo concludere con una canzone ultramoderna e avevo deciso di realizzarla con un sintetizztore." Rompendo con la prassi ed eludendo talune regole, egli aveva composto l’accompagnamento prima della melodia, sviluppando una linea di basso che, a causa dei limiti tecnici del Moog, comprendeva una breve sequenza di note. Giorgo riferisce: "Era molto difficile lavorare perchè gli oscillatori non avevano un quarzo per mantenere costante la frequenza e, così, era sempre fuori tono." A questo punto l’imprevedibile Moroder introdusse un grado di variabilità, alterando la chiave ad intervalli regolari, tuttavia trovare un suono sintetizzato che assomigliasse alla batteria fu possibile solo in parte. La sua spiegazione è assai eloquente: "Riuscimmo a riprodurre il suono di un rullante e di un Charleston, ma non eravamo riusciti ad ottenere una bella cassa potente, abbastanza efficace. Alla fine avevamo ottenuto solo un doppione." Per uno strano gioco del destino, la melodia di Moroder acquisì una spaventosa risonanza fuori chiave, quando Donna Summer, giocando su una tecnica vocale vicina al gospel, si adatto con estrema versatilità alle strutture sintetizzate della registrazione. Ciò dovrebbe far comprendere al mondo la cifra, non tanto della bravura dei protagonisti, ma della loro abilità nella sperimentazione: "A volte Donna faceva delle cose pazze solo per divertimento. Il più delle volte non ci facevamo caso, ma il modo in cui cantava “I Feel Love” andava benissimo." Alla fine Moroder decise di raddoppiare la linea dei bassi con un leggero ritardo al fine di ottenere un effetto più pieno. Il risultato non raggiunse, però, la perfezione: il ritardo veniva percepito dall'orecchio e le linee del basso erano divise tra il canale destro e quello sinistro. Rammenta lo stesso Moroder: "Se stavi ballando in una discoteca vicino all'altoparlante di sinistra andava bene, perchè sentivi il suono basso, ma se eri vicino a quello di destra, sentivi solo la pausa. Ricordo che Donna, di ritorno da un club, mi disse che forse c’era qualcosa che non andava bene nella registrazione, ma la tranquillizzai dicendole che sapevo che cosa ci fosse di sbagliato, tuttavia, andava abbastanza bene." In realtà andò benissimo: “I Feel Love” costituì un precedente: a tutt’oggi rimane il caposaldo, il punto di riferimento degli cultori della dance-techno-elettronica. Molti maghi dell’elettronica si cimenteranno nel tempo con versioni “remix” di questo brano. Alcune di dubbio gusto rispetto all’originale, che possedeva il fascino improvvisato della semi-artigianalità. Fare cose del genere con le odierne nuove tecnologie informatiche sarebbe un gioco da ragazzi. Vale la pene ricordare, comunque, la roboante versione dell'indimenticabile Patick Cowley, maestro d'armi nella guerra dei suoni cibernetici. Gloria Gaynor era stata, per primogenitura, l'indiscussa regina delle discoteche, ma Donna Summer, unendo la propria versatilità vocale alla pionieristica tecnologia di Moroder, divenne la prima principessa, per diritto dinastico, della cyborg.-dance. Ancora una volta la Dea Bendata aveva baciato sulla bocca il tandem Summer-Moroder, proprio come quando, un paio d'anni prima, Giorgio aveva lasciato sulla scrivania di Neil Bogart della Casablanca l'acetato con l'incisione di "Love to Love You Baby", il resto è storia.
 


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