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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

 MUSICA PER ORGANI CALDI: E VENNE LA “DISCO”…SESSO, (S)BALLO E SUDORE!

 Le forme dell'emozione voluttuosa avevano rivelato una connessione, segreta e insieme tragica, con il fenomeno antropomorfo dell’'economia e degli scambi, dove il mediatore non era più il “divino”, la rock-star, ma l’industria del “consumo voluttuario”. Il rock delle proteste recitava: “Make Love, Not War”, “fate l’amore , non la guerra”. L’amore, dunque il sesso, inteso come antitesi, contrapposto a, al posto di, mentre la “disco” sembrava lusingare il mondo intero con l’assioma: “Sesso è bello, perché sesso è ballo!” Mentre le rughe del rock segnavano la fronte dei principali alfieri d’un tempo, le discoteche, con i propri miti a presa rapida, cominciarono a proporre dei veri e propri happening collettivi, dove la regola imperante potrebbe essere così sintetizzata: “Vieni e divertiti. Per essere dei nostri non devi essere arrabbiato con nessuno. Per essere felici non c’è bisogno di cambiare il mondo, perché è bello già così com’è. Buttati in pista, lasciati andare….la musica farà il resto!”. La cultura pop, legato al rock della contestazione era andata a vuoto, forse perché aveva tentato la carta della grande illusione. L’aver fatto credere (o istigato a credere) a milioni di giovani, ingenui e sognatori, che facendosi di sesso, di sostanze e di chimere, li avrebbe trasportati nell’utopia di un mondo migliore, fu una delle più grandi truffe sociali di tutti i tempi ad opera di artisti e discografici senza scrupoli. Il risveglio per tutti, molti non si sono mai svegliati (suicidi, morti per overdose e poi l’AIDS) si concretizzò in un gran mal di testa collettivo. Quasi tutte le rock-stars, quelle ancora vive o, purtroppo, trapassate, erano, all’epoca, consapevoli di recitare una parte. Alcuni hanno pagato di persona e con la vita, l’aver voluto eccedere col sesso o le droghe, altri hanno invece continuato a fingere, vivendo nel lusso e da conformisti in quel mondo che dicevano di voler cambiare, ma che non avrebbero mai cambiato per nulla e per nessuno. Alcuni di essi, si rifugiarono nei “templi dell’effimero” per chiedere al mondo, se li trovasse ancora sexy o meno. Il 1978, Rod Stewart approdò, felicemente pentito e miliardario, in discoteca, urlando: “Da Ya Think, I’m sexy?” David Bowie, che nei primi anni ’80 ebbe un forte rilancio in discoteca, grazie alle alchimie sonore degli Chic, non tardò a rivedere le sue posizioni: “In realtà non sono quello che sembro. Sono un attore, non un omosessuale o un bisessuale. Recito una parte, uso frammenti di me stesso.” Non era lui quello che aveva gridato al mondo intero: “Ho conosciuto mia moglie, perché andavamo a letto con lo stesso uomo!” Che dire di Pete Townshed, leader degli Who, che in “My Generation” cantava: “Voglio morire, prima di diventare vecchio…” Molti gli hanno creduto e forse l’hanno preso in parola, ma lui è ancora vivo e vegeto, nelle sembianze di un attempato signore, che, ogni tanto, trasgredisce solo per eccesso di velocità con l’auto o per qualche rissosa sbronza al fast-food sotto casa. I miti dell’eterno “sogno americano”, quali James Dean e Marion Brando, che si erano ricoperti di torbido maquillage e tramutati in Lou Reed, decadente sacerdote del vizio e della morte, finirono con assumere le sembianze dei Bee Gees e dei Village People, mentre le stars del cinema hollywoodiano della grande epoca (Marlene Dietrich, Luareen Bacall, Marilyn Monroe, ecc.) risorgevano nelle sfavillanti vesti delle prorompenti regine delle piste da ballo, Donna Summer, Gloria Gaynor. Mentre la disco era al climax dello splendore, il Punk, sostenuto dal più imberbe nichilismo teso all’autodistruzione, assestò uno dei colpi più duri al precaria tenuta della musica rock, oramai sul viale della decadenza. Se da una parte Neil Young si ostinava a cantare: “Hey hey, may may, rock’n’roll will never die (il rock non morirà mai)…this the story of Johnny Rotten (leader dei Sex Pistols)”, proprio i Sex Pistols, deridevano il Punk, prendendosi gioco di quanti c’avevano creduto, con una pellicola finto-autocelebrativa dal titolo “The Great Rock’n’Roll Swindle”, ossia “La più grande truffa del Rock”. In quei giorni la “disco”, dove beltà splendea, si appropriava delle classifiche di tutto il mondo. A prescindere dalla sociologia spicciola o dal fanatismo e dal settarismo di sorta, sarebbe d’uopo una rivalutazione storica del fenomeno, basata su dati economici reali: l’industria discografica, portata al collasso dal fallimento del rock dei primi’70, nell’arco di tre anni, dal 1976 al 1979, raggiunse traguardi di vendita, prima impensabili, consentendo a molti artisti rock di vaglia di poter continuare ad incidere dischi e fare concerti. Un esempio su tutti: grazie ai successi di Donna Summer, Neil Bogart della Casablanca poté lanciare e far conoscere al mondo il fenomeno Kiss. Proprio la tanto deprecata disco-music, che aveva fatto di ambiguità virtù, facendo leva sullo pseudo-androginismo di Amanda Lear, trasformato ex-porno star, come Andrea True Connection, in reginette delle piste da ballo, che aveva promesso e mantenuto sesso facile con le pacchiane copertine dei Love & Kisses di Alec R. Costandinos, esaltato la virilità del funk, nella prestanza sessuale dell’uomo di colore, riuscì dove il rock aveva fallito: propugnare ed ottenere una libertà ed un’uguaglianza sessuale, talvolta con eccessi negativi, ma senza alzare barricate, distruggere il pre-esistente…e fare l’amore, solo per non fare la guerra. A pensarci bene, proprio in quel “Disco Inferno”, per la prima volta, Angeli e Diavoli, belli e brutti, bianchi e neri, etero e omo, trovarono il coraggio di parlarsi, poiché tutti figli di uno stesso Dio: la musica. Del resto gli stessi Trammps cantavano: “The Whole World Dancing”…il mondo intero sta ballando….e, grazie a Dio, continua a farlo. La musica è sempre la stessa, quel magico quattro quarti inventato da un geniale batterista di nome Earl Young, nel 1974, in un giorno non ben precisato, nel mitico Sigma Sound Studio di Filadelfia.

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