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MUSICA PER ORGANI CALDI: E VENNE LA “DISCO”…SESSO, (S)BALLO E SUDORE!
Che le stars facessero i soldi alle o sulle
spalle dello spettatore-consumatore credulone-sognatore, era un male che non
sfuggiva a nessuno. La pop-star, però, idolo dei giovani di belle speranze ed di
indiscussi ideali non poteva limitarsi a rappresentare la realizzazione
economica. La ricchezza da cui derivava il suo fascino doveva essere altra. Una
ricchezza per cui il devoto fan non si sentisse povero, ma disperato per non
potersi congiungere nell’amplesso con l’oggetto dei propri desideri, ossia il
divo, a cui lo avrebbe accomunato una forte tensione emotiva ed ideale. La pop
star doveva avere un contenuto in più, rispetto al quale il disco o il concerto
fossero una fase secondaria: passioni, sentimenti, pensieri, rabbia,
disperazione, amore. Il divo, come gli dei dell’Olimpo, doveva essere mosso da
gelosie, tradimenti, infedeltà, progetti di rigenerazione del mondo, buoni
propositi e cattive intenzioni. Il rock prima e la disco-music poi promettevano
un mondo in cui si potesse fugare la paura della vecchiaia, fatto solo di
pulsioni e desideri giovanili, dove consumare sesso senza limiti o pre-concetti:
essere uomo, essere donna, essere uomo e donna al contempo: David Bowie, Elton
John, Iggy Pop, Lou Reed si mossero sul filo di una sofferta e pericolosa
ambiguità, forse non del tutto reale, ma in barba a quei rigidi ed ingessanti
valori borghesi. Siamo in un epoca in cui il fantasma dell’AIDS non ha ancora
manifestato la sua inquietante presenza: tutto sembrava più facile e senza
conseguenze: Sex, Drugs and R’n’R. Gli omosessuali, in particolare gli
omosessuali di colore, individuarono subito nella disco-music, una sorta di
viatico per la libertà: non essendo permesso loro di “manifestarsi” in pubblico,
trovarono nelle discoteche, così come era avvenuto nei concerti, uno spazio
libero e “democratico” senza delimitazione di posti, senza proscenio, poltrone,
poltroncine, posti distinti, posti riservati, sedie numerate, loggione, fumoir e
piccionaia, ma solo un “eden” votato ai piaceri del corpo, dove potersi muovere,
toccare, incontrarsi, conoscersi e piacersi, fino al conclusivo amplesso finale,
consumato nella più disinibita improvvisazione e senza precauzione alcuna, dopo
che la “divina musica” ne aveva infiammato i sensi e tolto qualunque freno
inibitore. Al Paradise Garage di New York, una massa indistinta di danzatori di
colore etero, ma per lo più omo-sessuali, con i loro corpi seminudi facevano da
scenario ad una bolgia dantesca, dove tonnellate di watts si abbattevano sulla
pista, prodotte dal cupo e cadenzato black-sound proposto dal leggendario DJ,
Larry Levan. In Italia, gli Easy Going, forse uno degli esempi più alti di
“Euro-Disco”, lanciavano. attraverso l’immagine del loro primo album, l’idea di
una sessualità ambigua, ma dichiarata e disinibita. Mentre Mick Jagger,
ex-proletario di periferia continuava a mostrare la lingua, quale atto di
ammiccamento verso i sudditi-fans, i divi della “disco” divennero più espliciti
e diretti: basterebbe una semplice carrellati di copertine di LPs da discoteca,
usciti tra il 1975 ed 1978, per capire quanto il binomio sesso/musica fosse
oramai inscindibile: il rock stava invecchiando e con esso tutti i suoi miti. II
divo era un simbolo facilmente fruibile e di sicura efficacia, ma anche
facilmente deperibile, talvolta a scadenza limitata, poiché impiantato nel
terreno piano del futile e dell’effimero. I campi della gratuità, come si
definiscono in sociologia, quali quello dello sport, della moda e, appunto,
della musica pop, svolgono, da sempre, una funzione sociale di “contenimento”
importante rispettivamente per gli uomini, le donne, i giovani (di norma e di
massima), attraverso quel meccanismo di comunicazione indiretta, ossia mediata
da un match, da una sfilata o da una capo d’abbigliamento, da un disco, da video
musicale o da un concerto, ma soprattutto di “transfert” e di proiezione sul
personaggio o sull’oggetto desiderato. Tale meccanismo, almeno in una prima
fase, riesce a placare le ansie, le intemperanze, le rabbie, le frustrazioni, ma
dopo l’euforia, ossia la fase inebriante, per aver visto, sentito o immaginato,
il ritorno alla realtà è spesso duro come un risveglio improvviso: la vita è una
cosa, il calcio, la moda, il cinema o la musica un'altra. Pur dispensando
promesse ed emozioni sul piano inclinato della sessualità e dell’erotismo, il
rock aveva fallito, dove invece la disco-music stava erigendo le torri del suo
castello fatato ricco di luci ad effetto, colori avvolgenti, lustrini, corpi
adonici, edonismo di massa e sesso senza “complicazioni”.
Continua

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