PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

 DISCO MUSIC: UN FENOMENO “SOCIALE”, SPESSO, SOTTOVALUTATO.

Tutto ebbe inizio con il giovane Francis Grasso, infanzia tormentata, carattere spigoloso e sangue italico. A causa di un incidente motociclistico, un medico di New York gli aveva consigliato di praticare la danza come riabilitazione. Francis lo prese in parola, e, senza lasciarselo ripetere due volte, qualche tempo più tardi, iniziò a esibirsi come ballerino in un night-club. La musica, d'altro canto, oltre che nelle gambe, ce l’aveva già in testa e nel resto del corpo: Grasso aveva studiato chitarra, batteria e sassofono, ma la sua strada non fu la musica live e neppure una carriera di ballerino. Approfittando di un casuale ritardo del DJ del locale dove lavora, l’italo-americano esordì ai piatti: per lui fu una vera folgorazione e per nascente mestiere di “mettitore di dischi” una manna dal cielo. Da quel giorno, la sua vita non fu più la stessa e forse neppure l’attività di disc-jockey in genere. La musica da ballo acquistò un'inedita vibrazione, mentre la classica stantia e ripetitiva scaletta dei dischi divenne un crescendo di effetti e sperimentazione. Fino ad allora, il lavoro del disc-jockey aveva poco rilievo: colui che metteva i dischi impersonava niente più che la figura di anonimo maggiordomo “servitore di dischi” intento a seguire i gusti del pubblico, poco più di un cameriere al servizio della festa. Con Grasso nasce la figura del DJ moderno: creatore di atmosfera, portatore di un trend musicale, capace non solo di spingere al ballo, ma in grado di influenzare i gusti. Supportato da una sapiente “miscela” di innovazione musicale ed ardimento tecnico, con Francis nasce l'idea di musica come rapporto intenso, esclusivo, ricercato, quasi amoroso tra un pubblico ed un “fantino del disco”, mentre un normale set di musica da ballo si trasformava in un’autentica esperienza, quasi un viaggio sonoro o una lunga sequenza narrativa di canzoni senza soluzione di continuità. La sua entrata in scena costituì una sorta di rivoluzione: Il Dj, colui che in apparenza non creava nulla, limitandosi a far risuonare i suoni di altri, diventava il creativo per antonomasia: sperimentatore come un musicista, più e, forse, meglio di un polistrumentista. Francis Grasso aveva esordito nel 1968, ma fu in una calda notte dell'anno successivo, a Christopher Street, che qualcuno raccolse e lanciò una pietra: fu una delle pietre più appuntite della storia, finendo contro la polizia, che per l’ennesima volta stava compiendo un deciso raid contro i clienti di un bar frequentato da omosessuali. Gli scontri, che si scatenarono, mutarono per sempre anche la scena musicale ed il modo d’intendere la musica da ballo: la disco-music (o qualcosa che, così, verrà chiamata in seguito) stava per fare il suo ingresso in tutti i locali “underground” della città. La rivolta di Stonewall segnò anche l'inizio della liberazione gay. Nel giro di poco tempo, caddero le restrittive leggi che impedivano a individui dello stesso sesso di ballare “in atteggiamento intimo”, mentre una nuova scena musicale con forte inclinazione alla danza andava sviluppandosi. Si era aperta un'era di libertà irruenta. Come sputato fuori dalla bocca di un vulcano, un fiume di lava incandescente stava tracimando nel mondo della notte con nuova ed impattante estetica ed una bruciante energia, fatta di ritmo, trasgressione e voglia di cambiare. Tra i primi templi a celebrare il culto di questa liberta, vi fu il Sanctuary, chiamato così perchè occupava lo spazio di un'ex-chiesa battista. Il nuovo rito si officiava sette giorni su sette, e, nei wee-kend, fino a mezzogiorno: una variopinta poltiglia umana si accalcava, ballando e sudando, sul ring della pista. Zone buie incorniciavano il dance-floor, offrendo spazio agli scambi sessuale, mentre il rifornimento chimico era assicurato da pusher portoricani: popper, LSD, DMT, MDA, PCP. II quadro era completo. II Sanctuary resterà un prototipo di locale trasgressivo, ma soprattutto, al di là delle connotazioni sessuali, dello spavaldo edonismo anni 70, un luogo “cult” in cui si proponeva una musica intensa ed innovativa. Quando il DJ entrava in scena, la folla lo accoglieva come un messia. Quel DJ pronto a sperimentare e quella folla, che invocava il ritmo, si appartenevano a vicenda. Che Francis Grasso non avesse gli stessi gusti sessuali era secondario. Lui sapeva aver di trovato un pubblico ideale e faceva di tutto per assecondarlo. Prima di Grasso, il ritmo non costituiva il filo conduttore ed il collante tra un pezzo e l'altro. Il groove non era uno strumento da usare e abusare, un'onda capace di avvolgere il pubblico e trasportarlo ad altezze impreviste. Prima di lui, nessuno aveva saputo instaurare un una sorta di magnetico potere su chi ballava, manipolare a suo piacimento il dance-floor, e far sgorgare ettolitri di adrenalina da una pista brulicante. Quello tra pubblico e DJ divenne un sistema energetico a corrente alternata: uno alimentava l'altro; l'uno sentiva l'altro attraverso un flusso di empatia elettro-magetica. Al Sanctuary, Grasso accentuò l'aspetto più funky, negroide e pulsante della musica allora disponibile sul mercato (soul, black, rock psichedelico). La sua principale innovazione fu quella del beat-mix: nessuno stacco tra un pezzo e l'altro, il ritmo dell'uno che si innestava nell'altro, come un solo viaggio onirico ininterrotto, costante e dinamico. Per alimentare quel sogno Grasso, fece ricorso ad un alleato: Alex Rosner, un ingegnere del suono di origine ebraica (fuggito all'Olocausto grazie alla famosa lista di Schindler). Rosner fu l'anima tecnica della nascente scena disco, progettando i sound system dei più accreditati locali newyorkesi. Per Grasso progettò il primo mixer stereo mai realizzato, che gli permise di perfezionare le proprie intuizioni (dopo poco, Rosner collaborò alla realizzazione del Bozak, il primo vero e proprio mixer, commercializzato a partire dal 1971). La musica del Sanctuary era incontenibile. Un inarrestabile flusso di suoni e di ritmi che sgorgava copioso dalle mani del DJ. Niente di strano che i ballerini lo adorassero, consegnandolo alla storia come il primo DJ di culto. Con lui, i dischi (Grasso introdusse per primo l'uso di lavorare con la propria collezione di dischi, piuttosto che ricorrere a quella del locale) divennero esclusivo capitale del DJ, mentre la costante ricerca discografica un tangente requisito abilità (richiesto al DJ) ed elemento distintivo rispetto alla concorrenza. I sue due adepti, Steve D'Acquisto e Michael Cappello seguirono tutte le innovazioni e le intuizioni di Grasso. Una triade di invasati che restavano ai piatti per notti, non dormivano per giorni, si nutrivano di anfetamine. Fu qualcosa di più della solita mitologia da rockstar sregolata. Essi, in realtà, seguivano regole estreme e febbrili, vivendo per il lavoro, per la tecnica del mix, per scoprire nuovi dischi ed oltrepassano i limiti consentiti da una normale attività lavorativa. Con loro, il ritmo della dance iniziò ad accelerare.


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