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DISCO MUSIC: UN FENOMENO “SOCIALE”, SPESSO, SOTTOVALUTATO.
Tutto ebbe inizio con il giovane Francis Grasso,
infanzia tormentata, carattere spigoloso e sangue italico. A causa di un
incidente motociclistico, un medico di New York gli aveva consigliato di
praticare la danza come riabilitazione. Francis lo prese in parola, e, senza
lasciarselo ripetere due volte, qualche tempo più tardi, iniziò a esibirsi come
ballerino in un night-club. La musica, d'altro canto, oltre che nelle gambe, ce
l’aveva già in testa e nel resto del corpo: Grasso aveva studiato chitarra,
batteria e sassofono, ma la sua strada non fu la musica live e neppure una
carriera di ballerino. Approfittando di un casuale ritardo del DJ del locale
dove lavora, l’italo-americano esordì ai piatti: per lui fu una vera
folgorazione e per nascente mestiere di “mettitore di dischi” una manna dal
cielo. Da quel giorno, la sua vita non fu più la stessa e forse neppure
l’attività di disc-jockey in genere. La musica da ballo acquistò un'inedita
vibrazione, mentre la classica stantia e ripetitiva scaletta dei dischi divenne
un crescendo di effetti e sperimentazione. Fino ad allora, il lavoro del
disc-jockey aveva poco rilievo: colui che metteva i dischi impersonava niente
più che la figura di anonimo maggiordomo “servitore di dischi” intento a seguire
i gusti del pubblico, poco più di un cameriere al servizio della festa. Con
Grasso nasce la figura del DJ moderno: creatore di atmosfera, portatore di un
trend musicale, capace non solo di spingere al ballo, ma in grado di influenzare
i gusti. Supportato da una sapiente “miscela” di innovazione musicale ed
ardimento tecnico, con Francis nasce l'idea di musica come rapporto intenso,
esclusivo, ricercato, quasi amoroso tra un pubblico ed un “fantino del disco”,
mentre un normale set di musica da ballo si trasformava in un’autentica
esperienza, quasi un viaggio sonoro o una lunga sequenza narrativa di canzoni
senza soluzione di continuità. La sua entrata in scena costituì una sorta di
rivoluzione: Il Dj, colui che in apparenza non creava nulla, limitandosi a far
risuonare i suoni di altri, diventava il creativo per antonomasia:
sperimentatore come un musicista, più e, forse, meglio di un polistrumentista.
Francis Grasso aveva esordito nel 1968, ma fu in una calda notte dell'anno
successivo, a Christopher Street, che qualcuno raccolse e lanciò una pietra: fu
una delle pietre più appuntite della storia, finendo contro la polizia, che per
l’ennesima volta stava compiendo un deciso raid contro i clienti di un bar
frequentato da omosessuali. Gli scontri, che si scatenarono, mutarono per sempre
anche la scena musicale ed il modo d’intendere la musica da ballo: la
disco-music (o qualcosa che, così, verrà chiamata in seguito) stava per fare il
suo ingresso in tutti i locali “underground” della città. La rivolta di Stonewall segnò anche l'inizio della liberazione gay. Nel giro di poco tempo,
caddero le restrittive leggi che impedivano a individui dello stesso sesso di
ballare “in atteggiamento intimo”, mentre una nuova scena musicale con forte
inclinazione alla danza andava sviluppandosi. Si era aperta un'era di libertà
irruenta. Come sputato fuori dalla bocca di un vulcano, un fiume di lava
incandescente stava tracimando nel mondo della notte con nuova ed impattante
estetica ed una bruciante energia, fatta di ritmo, trasgressione e voglia di
cambiare. Tra i primi templi a celebrare il culto di questa liberta, vi fu il
Sanctuary, chiamato così perchè occupava lo spazio di un'ex-chiesa battista. Il
nuovo rito si officiava sette giorni su sette, e, nei wee-kend, fino a
mezzogiorno: una variopinta poltiglia umana si accalcava, ballando e sudando,
sul ring della pista. Zone buie incorniciavano il dance-floor, offrendo spazio
agli scambi sessuale, mentre il rifornimento chimico era assicurato da pusher
portoricani: popper, LSD, DMT, MDA, PCP. II quadro era completo. II Sanctuary
resterà un prototipo di locale trasgressivo, ma soprattutto, al di là delle
connotazioni sessuali, dello spavaldo edonismo anni 70, un luogo “cult” in cui
si proponeva una musica intensa ed innovativa. Quando il DJ entrava in scena, la
folla lo accoglieva come un messia. Quel DJ pronto a sperimentare e quella
folla, che invocava il ritmo, si appartenevano a vicenda. Che Francis Grasso non
avesse gli stessi gusti sessuali era secondario. Lui sapeva aver di trovato un
pubblico ideale e faceva di tutto per assecondarlo. Prima di Grasso, il ritmo
non costituiva il filo conduttore ed il collante tra un pezzo e l'altro. Il
groove non era uno strumento da usare e abusare, un'onda capace di avvolgere il
pubblico e trasportarlo ad altezze impreviste. Prima di lui, nessuno aveva
saputo instaurare un una sorta di magnetico potere su chi ballava, manipolare a
suo piacimento il dance-floor, e far sgorgare ettolitri di adrenalina da una
pista brulicante. Quello tra pubblico e DJ divenne un sistema energetico a
corrente alternata: uno alimentava l'altro; l'uno sentiva l'altro attraverso un
flusso di empatia elettro-magetica. Al Sanctuary, Grasso accentuò l'aspetto più
funky, negroide e pulsante della musica allora disponibile sul mercato (soul,
black, rock psichedelico). La sua principale innovazione fu quella del beat-mix:
nessuno stacco tra un pezzo e l'altro, il ritmo dell'uno che si innestava
nell'altro, come un solo viaggio onirico ininterrotto, costante e dinamico. Per
alimentare quel sogno Grasso, fece ricorso ad un alleato: Alex Rosner, un
ingegnere del suono di origine ebraica (fuggito all'Olocausto grazie alla famosa
lista di Schindler). Rosner fu l'anima tecnica della nascente scena disco,
progettando i sound system dei più accreditati locali newyorkesi. Per Grasso
progettò il primo mixer stereo mai realizzato, che gli permise di perfezionare
le proprie intuizioni (dopo poco, Rosner collaborò alla realizzazione del Bozak,
il primo vero e proprio mixer, commercializzato a partire dal 1971). La musica
del Sanctuary era incontenibile. Un inarrestabile flusso di suoni e di ritmi che
sgorgava copioso dalle mani del DJ. Niente di strano che i ballerini lo
adorassero, consegnandolo alla storia come il primo DJ di culto. Con lui, i
dischi (Grasso introdusse per primo l'uso di lavorare con la propria collezione
di dischi, piuttosto che ricorrere a quella del locale) divennero esclusivo
capitale del DJ, mentre la costante ricerca discografica un tangente requisito
abilità (richiesto al DJ) ed elemento distintivo rispetto alla concorrenza. I
sue due adepti, Steve D'Acquisto e Michael Cappello seguirono tutte le
innovazioni e le intuizioni di Grasso. Una triade di invasati che restavano ai
piatti per notti, non dormivano per giorni, si nutrivano di anfetamine. Fu
qualcosa di più della solita mitologia da rockstar sregolata. Essi, in realtà,
seguivano regole estreme e febbrili, vivendo per il lavoro, per la tecnica del
mix, per scoprire nuovi dischi ed oltrepassano i limiti consentiti da una
normale attività lavorativa. Con loro, il ritmo della dance iniziò ad
accelerare.
Continua


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