PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  E LA DISCO CAMBIO’ ANCHE LA RADIO!

La “disco”, almeno nella sua prima fase di sviluppo, si lega a taluni mutamenti che investirono in pieno gli Afro-americani. Pur non determinando o influenzando i vari fenomeni sociali ed economici, che portarono ad un generale miglioramento delle condizioni di vita della gente di colore, ne seppe amplificare i significati, facendo da cassa di risonanza a quel cambiamento che, soprattutto nella musica, sembrava dare i suoi frutti migliore: prima dell’avvento della “disco”, non si erano mai visti in giro, per le classifiche o negli scaffali dei negozi di dischi, tanti “artisti neri condivisi”, ossia accettati e ballati col medesimo trasporto emotivo sia dai bianchi che dai neri. Quella musica, apparentemente frivola e leggiadra, nonché foriera di una sorta di “trionfo dell’ottimismo nero”, ben si adattava ad un piacevole clima di ascesa verso la vetta della scala sociale. Agli inizi degli anni ’70, Otis Redding, Richie Havens, Marvin gaye e Sly Stone apparivano sugli stessi palchi degli artisti rock, ma lo stile “black”, in genere, risultava molto più accessibile e gradito ai bianchi di quanto non lo fosse negli inquieti anni Sessanta. Questa “accessibilità” procedeva di pari passo con la crescita della middle-class nera: la trasformazione degli Afro-americani da “fuori casta” a partecipanti a pieno titolo del sogno americano era oramai in divenire. La percentuale di famiglie di colore, al di sotto della soglia di povertà, si ridusse dal 48,1% del 1959 al 27,8% del 1974. L’orgoglio nero ritrovato, che ben si adattava al mondo delle discoteche, innescò un inarrestabile processo di mutamento anche nelle dinamiche radiofoniche: non solo la radiofonia di “colore” venne investita da questo “terremoto dell’etere”. Nel 1979 le radio "black" statunitensi avevano mutato aspetto, da medium radicato nella realtà locale ed orientato alla comunità afro-americana a soggetto mainstream in linea con assunti della cultura dominante. Antesignano ed anticipatore di questo fenomeno, che avrebbe avuto molti epigoni, fu Frankie Crocker, uno dei conduttori più innovativi ed imprevedibili della storia della radio americana. A metà degli anni settanta, Crocker era il DJ del drive-time, ossia della fascia oraria corrispondente al rientro in automobile dagli uffici e, soprattutto, ricopriva la carica di direttore della programmazione della più grande radio di proprietà nera di New York, la WBLS. Anziché aspettare che i promoters delle etichette discografiche si presentassero da lui per chiedere il lancio e pubblicizzazione di un album, Crocker girovagava per le discoteche, frequentando, puntualmente, il Leviticus, ambiziosa discoteca di colore al 45 della 33a Strada Ovest, lo Studio 54 ed il Paradise Garage, autentica fucina di tendenze e d’innovazioni tecniche. Le incursioni notturne di Crocker erano finalizzate non solo alla scoperta, in prima persona, dei dischi di artisti del circuito underground da inserire nella playlist, ma anche per annusare l’aria e capire con anticipo, rispetto alla concorrenza, quelle che sarebbero state le nuovi trends. Crocker era solito mandare in onda pezzi del tutto inusuali per una radio “nera”: i Led Zeppelin , Bob Dylan ed altri artisti, non propriamente di estrazione R&B, facevano sovente capolino tra le sue scalette. Sotto la sua guida, la WBLS si trasformò il modulo espressivo, destinato ad un tipo d’ascolto esclusivamente nero, in un sound fruibile facilmente anche dai bianchi. Quando andava in onda, Crocker chiudeva a chiave la porta dello studio, spegneva le luci e accendeva una candela per creare l'atmosfera più aderente al suo stile elegante e raffinato. In quel periodo Crocker si faceva chiamare “Hollywood”, agognando un mondo post lotta per i di ritti civili, di cocktail party pieni di chiacchiere educate a bordo piscina, e "fratelli neri” eleganti ed impomatati, in abiti dai toni beige, che trattavano affari. Il mondo di Crocker si caratterizzava come una filosofia che permea la nuova scena disco, un'autostrada di seduzione diretta al cuore di tutti i festaioli più accaniti: niente a che fare con la droga. La musica di Crocker era solo un momento di sospensione della realtà, ma non una fuga. Così, le sue parole risuonavano nell’etere: "Hollyw-o-o-o-d! è soltanto qualcosa di buono, di molto buono... è solo un altro sogno... tutti abbiamo bisogno di sognare". La visione fantastica di una bella vita, come quella propugnata dalla Philadelphia International, era alimentata dalla tecnologia, come la musica stessa. La sintonia tra Crocker ed il Philly Sound divenne perfetta. Nessuna radio FM, allora, utilizzava davvero tecniche stereo: la WBLS fu la prima a farlo sistematicamente. Anche nei loro annunci, quando il jingle pronunciava lo spelling di W-B-L-S , i suoni sembravano provenire da tutte le direzioni del panorama stereo. La WBLS, innanzitutto cominciò a passare pezzi che le altre radio non trasmettevano: la programmazione musicale della radio era ancora ferma ad una lunghezza media di tre minuti e quarantacinque al massimo per ogni pezzo trasmesso, non di più. La WBLS fu la prima ad infrangere la regola dell’omologazione, uscendo dallo standard e mandando in onda stralci interi di album o versioni integrali di brani di successo. "Love Is the Message", pezzo strumentale di cui non esisteva la versione edit, tagliata per l’airplaying radiofonico, divenne un classico della programmazione della WBLS, mettendo in rilievo questa caratterizzazione, imperniata su una diversità a tutti i costi. Il sontuoso suono stereo della WBLS richiedeva un tipo di sound più moderno ed evoluto: la disco-music fu il migliore alleato di questo cambiamento. Ovviamente, gli arrangiamenti sfarzosi della Philadelphia International e le fastose orchestrazioni di Barry White erano perfette, ma anche il R&B relativamente ortodosso, presto, iniziò a farsi più "raffinato", più vicino allo stile “Crocker”. Il risultato fu un nuovo genere di musica rhytm-and-blues nera, del tutto diversa dall'incalzante e ruvido soul ballabile degli anni sessanta. I nuovi pezzi erano come un immenso pubblico di fans che agitava le braccia saltellando, facevano venir voglia di ballare sui pattini a rotelle, erano più soft, giocosi, quasi frivoli, i testi avevano ben poco a che fare con l’impegno sociale, risultando più allegri, più eterei. Pochissimi pezzi avevano voci granitiche, stridule e rabbiose da bluesmen, mentre i fiati non erano più sottotono, alla King Curtis o alla Jr. Walker; ma squillanti e presenti. Un gruppo vocale di Los Angeles, la Hues Corporation, si mostrò subito come il perfetto compendio di questo nuovo sound. St Clair Lee, Fleming Williams e H. Ann Kelley si unirono nel 1969, prendendo il nome dalla società del miliardario Howard Hughes, allora in carcere. Nei primi anni Settanta pubblicarono un paio di dischi insignificanti, prima di coprire tre interessanti tracce della colonna sonora di “Eiacula”, del 1972. Nel 1973, entrarono in studio con il supporto dei Crusaders. Il risultato fu “Freedom Far the Stallion”, un album di scarsa fortuna, ad eccezione del singolo, "Rock the Boat", che divenne molto popolare nelle discoteche, divenendo un tormentone nella programmazione delle radio e, ad un anno dalla sua pubblicazione, arrivò perfino in cima alle classifiche pop. Il pezzo era una tortuosa ed estesa metafora di un incontro d'amore sulle rocce, ma la frase che gli dava il titolo, ripetuta all’infinito, sembrava riecheggiare il messaggio di promozione sociale che stazioni come la WBLS stavano diffondendo: "Don't rock the boat", non fate dondolare la barca. La musica, giocata su una linea di basso ritmata con delicatezza, alimentata archi sfreccianti come brezze tropicali ed imbevuta intrecci vocali da gospel surrogato modello un night di lusso, segnava l’inizio di un cambiamento epocale nella musica degli Afro-americani. Crocker ed musicisti “disco” come la Hues Corporation, Barry White, George McCrae, The Originals, Van McCoy, Jimmy Ruffin e Carol Douglas sostituirono gli attici alle roadhouse e le discoteche ad i luoghi di culto. La disco rappresentava l'ideale di integrazione delineato dalla legislazione dei diritti civili degli anni sessanta. La disco, procedendo con levità, a differenza di altri media di intrattenimento, mostrava una naturale inclinazione ad unire persone di differente colore, razza, ideologia, religione, preferenza sessuali e situazione economica, in un dialogo ecumenico fatto musica e ballo in grado di trascendere molte limitazioni imposte dai pregiudizi della vita quotidiana. Una rivoluzione pacifica all’insegna dell’insostenibile leggerezza dell’essere!
 

  DISCO 70: JINGLES AND RADIO DOWNLOAD



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