PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

Continua

  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

Continua

  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

Continua

  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

Continua

  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  1977/78: QUANDO LA “DISCO” VINCEVA SU TUTTO.

Da uno zoppicante uno virgola tre di percentuale d'ascolto, la stazione si ritrovò all'undici virgola tre, affiancando la WABC e la WBLS, prima ben lontane. La notizia del colpaccio viaggiò veloce. "Nel periodo che ero a New York, non potevi andare da nessuna parte senza sentire la WKTU," racconta Ed Boyd, vicepresidente e direttore generale della KISS-FM di Los Angeles, che passò alla disco in novembre. "Il suo impatto fu enorme e si rivelò fondamentale nella nostra decisione di fare il cambio." WKTU-FM divenne la stazione numero uno del mercato emergente, e per la fine dell'anno circa duecento radio avevano già adottato un formato solo-disco. Il dominio del rock nell'etere era finito. I proprietari delle discoteche furono ancora più abili ad approfittare del boom, con finanzieri del calibro di Michael O'Harro - il padrone del Tramp's di Washington e tre volte vincitore del titolo rilasciato da Billboard di "consulente dell'anno per la musica disco" - che capirono come i club potessero diventare di diritto nuove icone commerciali. O'Harro iniziò la sua campagna marchio nel 1977, vendendo duemila pacchetti di sigarette Tramp's, e realizzando il potenziale del nome del club, aprì in seguito una boutique Tramp's, che gli permise di vendere migliaia di collane, magliette e posters con il marchio Tramp's. Tutto ciò, merita di essere sottolineato, da parte di un magnate il cui principio era stato quello di creare "una discoteca per coloro ai quali non piacevano le discoteche." Verso la fine del 1978, negli Stati Uniti, c'erano, dalle quindici alle ventimila discoteche, di cui una percentuale significativa apriva in catene alberghiere o ristoranti, come Bobby McGee's, Smuggler's Inn, Ramada Inn, Hilton, Sheraton, Hyatt Regency, Holiday Inn e Marriott. La maggior parte aspirava ad eguagliare l'attrattiva di massa del Club 2001 che, con ventiquattro locali in esercizio ed oltre un centinaio in preparazione, era diventato il marchio più popolare del paese nel campo delle discoteche. "I nostri complessi sono equipaggiati come l'IBM," - dichiarò il proprietario Thomas Jayson al New York Times - "Una volta che sei in affari con noi, provvediamo a tutti i particolari, fino alle decorazioni in macramè alle pareti." Altri locali appartenevano più al genere capannone, commercializzando così in America l'atmosfera e gli spazi delle feste downtown. "Un vecchio garage può andar bene," - consigliava Wayne Rosso, un ex DJ itinerante, che era diventato direttore operativo per la Audio Concepts Inc. Dave Kelsey Sound, società di consulenze artistiche per discoteche di Hollywood - "Bisogna avere interni essenziali, con pochi posti a sedere. La gente deve stare in piedi e girare. Il bar deve funzionare perlopiù a self-service, la botta gliela dai all'ingresso col biglietto d'ammissione. In media, per aprire un locale, sei cifre potevano bastare per iniziare: La maggior parte dell’investimento se ne andava per l'amplificazione e le luci, che erano la vera attrattiva. Duecentomila dollari era la spesa ideale, ma ce la si poteva fare anche con cento-centocinquantamila. Considerata l'influenza di “Saturday Night Fever”, era ovvio che a Brooklyn, luogo d'elezione del film, si vivesse un'ondata disco. "Ero molto scosso dopo aver visto il film," dice Dj Pucciarelli, un altro italo-americano con le idee molto chiare: "Ero appena sul punto di iniziare, ed era chiaro che tutto stava per esplodere." Quando, nel maggio 1978, il Nite Gallery aprì a Bay Ridge, i proprietari ingaggiarono a suonare Pucciarelli, che era del posto, e nel giro di un mese il locale attraeva, il sabato sera, folle di migliaia di avventori. Il Nite Gallery era cinque volte più grandi del 2000 e, dato che il pubblico delle periferie contava ormai sempre di più nel mercato musicale, divenne l'unico e solo referente da Brooklyn per Billboard per le classifiche musicali. Dal punto di vista delle dimensioni, per comprendere, il Nite Gallery era Manhattan che si spostava a Brooklyn. Sebbene i clubs generassero profitti lordi annuali stimati dai sei agli otto miliardi di dollari, ben pochi erano di alto livello. C'erano centinaia di locali che aprivano ed erano mal gestiti. Anche O'Harro, che aveva venduto più di mille copie del suo manuale “Disco Concepts” da 75 dollari l'uno, ricorda: "C'era in giro un numero impressionante di artisti che pretendevano di fare soldi facilmente, un sacco di gente senza esperienza," La discoteca Arthur, che riscuoteva un gran successo a New York, istituì una sorta di affiliazioni commerciali con altri locali. Nessuna di queste "succursali" ebbe successo, tanto che alla fine l'affare mandò in rovina anche il locale originale. Manhattan rimase il termine di paragone con cui venivano misurate tutte le altre metropoli della dance, compresa Los Angeles, che sperava, con lo Studio One in testa, di contendere alla rivale della East Coast la supremazia nello scenario dance del dopo “Saturday Night Fever”. Con soli otto grandi club che offrivano musica disco agli oltre cinque milioni di cittadini in cerca di divertimento, Los Angeles era ancora dietro a New York, che conservava l'ambito titolo di città americana della disco-music. Comunque, con nuovi club che spuntavano dappertutto e l'assistenza di due grandi stazioni radio, la KISS-FM e la KUTE-FM, che programmavano musica da discoteca, nonché il crescente supporto di una stampa attenta alle mode, l'opinione diffusa era che Los Angeles avesse il potenziale per superare o almeno contendere a New York il titolo di capitale nazionale della disco.

Continua


ALL RIGHTS RESERVED ©2000/2007 ADVNEWS.com