PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  1977/78, QUANDO LA “DISCO” VINCEVA SU TUTTO.

II 1977 fu un anno cruciale per l'industria musicale internazionale. Mentre la “Saturday Night Fever” invadeva dapprima le sale cinematografiche ed, in seguito, le piste da ballo, i Sex Pistols, arsi dal desiderio di dissacrare tutto e tutti, pubblicavano il proprio inno punk “God Save The Queen” ed i Clash, con la loro trascinante mistura di rock e reggae, davano la stura alla fortunata attività concertistica del mitico Roxy di Covent Garden. In un frenetico susseguirsi di eventi, il rock’n’roll perdeva il suo re, lasciando il trono vacante. Elvis Presley, divorato dalle droghe e dalle poltiglie di psicofarmaci era stramazzato al suolo; perfino il mondo della lirica rimaneva orfano della sua voce femminile più rappresentativa con Maria Callas passata a miglior vita. Così mentre il rock esalava un ultimo respiro, stroncato dal nichilismo autodistruttivo dei punkers, il febbrile travoltismo del sabato sera conduceva la disco-music a livelli di popolarità, tali che nessuno avrebbe neanche osato immaginare. Il film della RSO ottenne uno straripante successo, tanto da trasformare il genere “disco” in una moda popolare. Da fenomeno d'elite, la disco-music si trasformò in forma immediata e facilmente fruibile di musica popolare, aprendo una seconda fase nella vita di un fenomeno, che da oltre cinque anni stava inducendo ed imponendo sostanziali mutamenti al mercato della musica giovanile di consumo. Per meglio comprendere, nei tre anni immediatamente successivi la disco fu la musica popolare per antonomasia. Molti tra i dirigenti delle grosse case discografiche, che fino ad allora avevano osteggiato il fenomeno, considerandolo come qualcosa di marginale e tutto sommato trascurabile, trovarono il modo di rimpinguare le proprie finanze. La tanto deprecabile disco-music era diventata una macchina per fare quattrini senza particolari sforzi o scomodare strane ideologie di rottura con il sistema. In occasione della “Terza Disco Convention”, organizzata dalla rivista Billboard presso l'Americana Hotel di New York, fu rivelato che, da quando era apparsa sulla scena, la disco-music, con annessi e connessi, aveva prodotto introiti per quattro miliardi di dollari. Oltre alle vendite di prodotti discografici, tale cifra comprendeva un notevole indotto: gli incassi dei club, le vendite delle bevande e l'acquisto di equipaggiamento di vario genere per l'illuminazione e la diffusione del suono. Tale resoconto poneva la disco al secondo posto, dopo le produzioni cinematografiche hollywoodiane, nella classifica delle più redditizie attività nel campo dell'entertainment. La disco-music cambiò radicalmente il volto dell'industria musicale: artisti sconosciuti, che incidevano per etichette indipendenti piccole ed altrettanto sconosciute ma in sintonia con le nuove tendenze, ottennero, in breve tempo un successo planetario. La disco demolì anche quelle barriere razziali che fino ad allora avevano impedito agli artisti afro-americani, salvo rare eccezione, di ottenere successo su larga scala senza pregiudizi di sorta. Nel 1977, le star del panorama musicale, primatisti in classifica, furono Gloria Gaynor Donna Summer, gli Chic, gli Earth Wind & Fire e Barry White, tutti neri e con un'immensa popolarità a livello internazionale. Una sola preoccupazione aleggiava nel mondo dell'industria discografica: il fatto che un pezzo potesse avere successo nei clubs, non sempre si sarebbe tradotto, automaticamente, in vendite. In verità, la maggior parte dei DJs non annunciavano mai (o quasi) i titoli delle canzoni che stavano per suonare. A differenza dei DJs inglesi di Northern Soul, i quali custodivano gelosamente l'identità dei dischi da loro suonati, cancellando i titoli ed i nomi degli artisti dalle etichette per impedire al pubblico e ai concorrenti di identificarli, comprarli e renderli quindi meno appetibili in pista, i DJs da discoteca americani, ed in massima parete europei, non mantenessero volutamente segreta l'identità dei dodici pollici da loro suonati; ciò nonostante, nella maggior parte dei casi, i frequentatori delle piste da ballo non avevano modo di sapere fosse l’artefice del brano che stavano ballando e quale fosse titolo. A partire dal 1977 le principali etichette disco (la Casablanca, la Salsoul e la TK.) intrapresero delle consistenti campagne promozionali, che comprendevano l'utilizzo di magliette, poster e ogni tipo di gadgets al fine di lubrificare il mercato e per aumentare i potenziali clienti in direzione dei loro prodotti. La fortuna volle che, da lì a poco, anche la radio avrebbe dato un forte sostegno all’incontenibile fenomeno disco-music. Il vasto fenomeno della disco era sotto i riflettori come non mai prima, sia in termini di contenuti che di quantità. Nel cinema c'erano stati “Saturday Night Fever” e “Thank God It's Friday”, ed in TV cominciava ad aumentare la messa in onda di programmi dedicati alla mania dance, grazie alle apparizioni ai talk show di Mery Griffin e Dinah Shore oltre a programmi come American Bandstand, Midnight Special, Soul Train oltre a 60 Minutes. Alla fine dell'estate 1978, anche le grandi agenzie pubblicitarie come Benton & Bowles, J. Walter Thompson, BBD&O, Ted Bates, e McCann Erickson avevano cominciato a fare riferimento a questa neonata cultura. "Non c'è nulla di veramente nuovo in quello che stiamo facendo," disse a Billboard Roy Eaton, vicepresidente e direttore per la musica di Benton & Bowles. "Facciamo sempre il miglior uso possibile dei trend musicali del momento, e la disco è il presente." La radio, che costituiva in effetti l'ultima linea di resistenza, stava cominciando a seguire la tendenza, con WBLS in pole position. "BLS era la radio, grazie a Frankie Cracker," dice Vince Pellegrino della CBS, che per riuscire ad ascoltare le trasmissioni via etere del DJ installò uno speciale sintonizzatore sull'auto. "Trasmetteva il sound che andava per la maggiore a New York." Altre stazioni si unirono al trend. La WABC aveva già cominciato a suonare disco-music nell'autunno del 1974, ed, in dicembre, la WPIX-FM introdusse un programma disco di quattro ore, "Disco 102", che trasmise tutte le notti dall'aprile 1975. La radio, comunque, rimaneva un contenitore dominato dal rock, e non fu che nell'agosto del 1978 che la disco minacciò seriamente di prendere il controllo del mondo delle radio, allorché la WKTU, un'anonima stazione soft rock di New York, si trasformò dal giorno alla notte nella prima radio con una programmazione esclusivamente di musica disco. I risultati furono stupefacenti.

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