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1977/78,
QUANDO LA “DISCO” VINCEVA SU TUTTO.
II 1977 fu un anno cruciale per l'industria
musicale internazionale. Mentre la “Saturday Night Fever” invadeva dapprima le
sale cinematografiche ed, in seguito, le piste da ballo, i Sex Pistols, arsi dal
desiderio di dissacrare tutto e tutti, pubblicavano il proprio inno punk “God
Save The Queen” ed i Clash, con la loro trascinante mistura di rock e reggae,
davano la stura alla fortunata attività concertistica del mitico Roxy di Covent
Garden. In un frenetico susseguirsi di eventi, il rock’n’roll perdeva il suo re,
lasciando il trono vacante. Elvis Presley, divorato dalle droghe e dalle
poltiglie di psicofarmaci era stramazzato al suolo; perfino il mondo della
lirica rimaneva orfano della sua voce femminile più rappresentativa con Maria
Callas passata a miglior vita. Così mentre il rock esalava un ultimo respiro,
stroncato dal nichilismo autodistruttivo dei punkers, il febbrile travoltismo
del sabato sera conduceva la disco-music a livelli di popolarità, tali che
nessuno avrebbe neanche osato immaginare. Il film della RSO ottenne uno
straripante successo, tanto da trasformare il genere “disco” in una moda
popolare. Da fenomeno d'elite, la disco-music si trasformò in forma immediata e
facilmente fruibile di musica popolare, aprendo una seconda fase nella vita di
un fenomeno, che da oltre cinque anni stava inducendo ed imponendo sostanziali
mutamenti al mercato della musica giovanile di consumo. Per meglio comprendere,
nei tre anni immediatamente successivi la disco fu la musica popolare per
antonomasia. Molti tra i dirigenti delle grosse case discografiche, che fino ad
allora avevano osteggiato il fenomeno, considerandolo come qualcosa di marginale
e tutto sommato trascurabile, trovarono il modo di rimpinguare le proprie
finanze. La tanto deprecabile disco-music era diventata una macchina per fare
quattrini senza particolari sforzi o scomodare strane ideologie di rottura con
il sistema. In occasione della “Terza Disco Convention”, organizzata dalla
rivista Billboard presso l'Americana Hotel di New York, fu rivelato che, da
quando era apparsa sulla scena, la disco-music, con annessi e connessi, aveva
prodotto introiti per quattro miliardi di dollari. Oltre alle vendite di
prodotti discografici, tale cifra comprendeva un notevole indotto: gli incassi
dei club, le vendite delle bevande e l'acquisto di equipaggiamento di vario
genere per l'illuminazione e la diffusione del suono. Tale resoconto poneva la
disco al secondo posto, dopo le produzioni cinematografiche hollywoodiane, nella
classifica delle più redditizie attività nel campo dell'entertainment. La
disco-music cambiò radicalmente il volto dell'industria musicale: artisti
sconosciuti, che incidevano per etichette indipendenti piccole ed altrettanto
sconosciute ma in sintonia con le nuove tendenze, ottennero, in breve tempo un
successo planetario. La disco demolì anche quelle barriere razziali che fino ad
allora avevano impedito agli artisti afro-americani, salvo rare eccezione, di
ottenere successo su larga scala senza pregiudizi di sorta. Nel 1977, le star
del panorama musicale, primatisti in classifica, furono Gloria Gaynor Donna
Summer, gli Chic, gli Earth Wind & Fire e Barry White, tutti neri e con
un'immensa popolarità a livello internazionale. Una sola preoccupazione
aleggiava nel mondo dell'industria discografica: il fatto che un pezzo potesse
avere successo nei clubs, non sempre si sarebbe tradotto, automaticamente, in
vendite. In verità, la maggior parte dei DJs non annunciavano mai (o quasi) i
titoli delle canzoni che stavano per suonare. A differenza dei DJs inglesi di
Northern Soul, i quali custodivano gelosamente l'identità dei dischi da loro
suonati, cancellando i titoli ed i nomi degli artisti dalle etichette per
impedire al pubblico e ai concorrenti di identificarli, comprarli e renderli
quindi meno appetibili in pista, i DJs da discoteca americani, ed in massima
parete europei, non mantenessero volutamente segreta l'identità dei dodici
pollici da loro suonati; ciò nonostante, nella maggior parte dei casi, i
frequentatori delle piste da ballo non avevano modo di sapere fosse l’artefice
del brano che stavano ballando e quale fosse titolo. A partire dal 1977 le
principali etichette disco (la Casablanca, la Salsoul e la TK.) intrapresero
delle consistenti campagne promozionali, che comprendevano l'utilizzo di
magliette, poster e ogni tipo di gadgets al fine di lubrificare il mercato e per
aumentare i potenziali clienti in direzione dei loro prodotti. La fortuna volle
che, da lì a poco, anche la radio avrebbe dato un forte sostegno
all’incontenibile fenomeno disco-music. Il vasto fenomeno della disco era sotto
i riflettori come non mai prima, sia in termini di contenuti che di quantità.
Nel cinema c'erano stati “Saturday Night Fever” e “Thank God It's Friday”, ed in
TV cominciava ad aumentare la messa in onda di programmi dedicati alla mania
dance, grazie alle apparizioni ai talk show di Mery Griffin e Dinah Shore oltre
a programmi come American Bandstand, Midnight Special, Soul Train oltre a 60
Minutes. Alla fine dell'estate 1978, anche le grandi agenzie pubblicitarie come
Benton & Bowles, J. Walter Thompson, BBD&O, Ted Bates, e McCann Erickson avevano
cominciato a fare riferimento a questa neonata cultura. "Non c'è nulla di
veramente nuovo in quello che stiamo facendo," disse a Billboard Roy Eaton,
vicepresidente e direttore per la musica di Benton & Bowles. "Facciamo sempre il
miglior uso possibile dei trend musicali del momento, e la disco è il presente."
La radio, che costituiva in effetti l'ultima linea di resistenza, stava
cominciando a seguire la tendenza, con WBLS in pole position. "BLS era la radio,
grazie a Frankie Cracker," dice Vince Pellegrino della CBS, che per riuscire ad
ascoltare le trasmissioni via etere del DJ installò uno speciale sintonizzatore
sull'auto. "Trasmetteva il sound che andava per la maggiore a New York." Altre
stazioni si unirono al trend. La WABC aveva già cominciato a suonare disco-music
nell'autunno del 1974, ed, in dicembre, la WPIX-FM introdusse un programma disco
di quattro ore, "Disco 102", che trasmise tutte le notti dall'aprile 1975. La
radio, comunque, rimaneva un contenitore dominato dal rock, e non fu che
nell'agosto del 1978 che la disco minacciò seriamente di prendere il controllo
del mondo delle radio, allorché la WKTU, un'anonima stazione soft rock di New
York, si trasformò dal giorno alla notte nella prima radio con una
programmazione esclusivamente di musica disco. I risultati furono stupefacenti.
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