PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  ANNI ’70: DISCO, FUNK E DEE-JAYS DALLA PUNTINA “PRECOCE”!

Intanto tecnica dei DJs andava affinandosi, non solo per l’evoluzione di talune sptrumentazioni, ma anche per l’arrivo di uno standard: Earl Young (batterista dei Trammps) con “Love I Lost” di Harold Malvin & The Blue Notes aveva inventato il famoso “four-to-floor”, il classico quattro quarti da discoteca, che cominciava a rendere più facile il passaggio da un disco a l’altro. Inoltre grazie alla genialità del produttore Tom Moulton arrivava anche il disco-mix, il 12 pollici capace di contenere brani più lunghi e dotati di lunghi breaks e di una migliore dinamica. Nick Siano, dal canto suo, continuò imperterrito a seguire la propria ispirazione, entrando nell’industria discografica, producendo e creando la musica che più amava. Fu poi il momento della ribalta per talenti con tutte le credenziali in ordine, come Wayne Scott, attivo in due famosi locali gay di New York, il Flamingo e il Saint, e Jim Burgess che lavorava in club altrettanto intransigenti come il 12 West e 1'Infinity. Il Thursday Club a Manhattan e il Metro700 a Long Island rimbombavano dei suoni sparati da Jenny Costa, una delle prime DJ donne di quegli anni pionieristici. Sulla West Coast, al Trocadero Transfer Club di San Francisco, Bobby Viteretti, ancora un italo-americano, creava i suoi miraggi, utilizzando due registratori a bobine, che gli permettevano di ottenere effetti di riverbero e metalliche sonorità elettroniche, con risultati spesso affascinanti. Figure come Viteretti ispirarono una schiera di seguaci che approntavano rudimentali stazioni di miraggio anche con un modesto 'impianto stereo, al fine di dare un'impronta personale ai pezzi preferiti. Utilizzando il pulsante di pausa della piastra a cassette, registravano porzioni dei brani in un ordine diverso da quello originario o inserivano frammenti strumentali ottenendo inedite sequenze. Così, la figura del DJ diventava sempre più importante: nel 1975 David Mancuso diede vita al primo “record-pool”, un servizio che recapitava agli abbonati dischi promozionali da parte di diverse compagnie. I risultati furono alterni e a volte gli acquirenti di un particolare pool si ritrovavano tra le mani canzoni gia passate di moda. Il gruppo dei Fantastic Four mise in musica il problema in “Disco Pool Blues”, che nel '77 entrò nelle classifiche di Billboard: una dance-song in stile Philly, che raccontava gli alti e bassi di un DJs in balia di un servizio consegne particolarmente lento. La Disconet, con sede a New York, compagni tra le più conosciute e affidabili dell'epoca, distribuiva dei medley gia fatti della durata di 18 minuti impressi su speciali dischi a 12", pronti per 1'uso in discoteca. Per i DJs più seri ed avveduti, però, 1'effettiva utilità di questo tipo di dischi fu limitata, dato che non si poteva prendere in giro il pubblico delle discoteche, proponendogli, a più riprese, sequenze esattamente identiche. In Europa, dove molti DJs seguivano le classifiche di Billboard, queste emissioni Disconet risultarono invece molto comode. Quelli che erano interessati al genere soul, allargarono i propri orizzonti, scoprendo trascinanti pezzi funky. Compresa l'enorme importanza dei DJ nel determinare il successo di una canzone, le case discografiche cominciarono a utilizzare i più dotati per attribuire credibilità alle produzioni “disco” di punta (un fenomeno che prese piede principalmente in America, dove ad esempio Francois Kervokian fu ingaggiato per manipolare in studio brani popolari come “In the Bush di Musique”). La scritta "mixato da Savarese" in copertina significava che anche pezzi, in origine assolutamente insignificanti, meritavano un occhio di riguardo, sia da parte dei DJs, che dagli appassionati. Nonostante la maggior parte dei 12 Inch continuava a essere stampata solo in quantitativi limitati, un numero maggiore di brani per specialisti cominciò a essere distribuito al di fuori delle grandi aree metropolitane. Per attirare i compratori, molti di essi erano corredati da copertine con immagini sexy più o meno spinte.. A partire dal 1979, un certo numero di grandi etichette commerciali come la RSO pensarono di affldare ai DJs il compito di rielaborare i loro prodotti mainstream. Al fine di dotarli di maggiore forza di penetrazione sul mercato, impiegarono personaggi come Jim Burgess e Jimmy Thompson. Così, invece di essere menzionati in fondo alla copertina dell'album, i nomi dei remixers venivano stampati a caratteri cubitali vicino al titolo del brano. I ruoli del cantante, del gruppo e del remixer-DJ cominciarono a fondersi, segnando 1'inizio di una nuova era per la cultura della produzione musicale proprio mentre la disco-music e le prime avvisaglie di una rudimentale house si immergevano nuovamente nella palude dell’underground: quasi un ritorno alle origini. Ovviamente, a quei tempi, l’inventiva, sovente era superiore alla tecnica,, mentre a partire dai primi anni ’80, l’arrivo di certe tecnologie offri ai DJs ed ai produttori notevoli possibilità di crescita, ma, al contempo, iniziò a favorire, la banalizzazione e l’uso improprio delle moderne strumentazioni. Con l’arrivo dei campionatori e dei sequencers la tecnica si sostituì definitivamente alla creatività, mentre la tecnologia rubò l’anima al groove!
 

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