PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 La prima volta che ho fatto girare un disco in un locale è stato un disco di James Browm. Da allora sono passati trentatrè anni e, vi garantisco, che ogni tanto prendo quel vecchio 45 giri(cover nella foto in alto), lo riascolto e provo ancora le medesime emozioni. Addirittura, in un disco Rap, da me prodotto nel 1993, insieme ad alcuni amici, ne ho campionato il loop...

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  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  CHI SIAMO O CHI CREDIAMO DI ESSERE?

Questa  è una storia lunga che comincia da molto lontano. La prima volta che entrai una discoteca avevo quattordici anni. Correva l'anno di grazia 1974, il 28 dicembre per l'esattezza. Mia sorella, di due anni più grande, era stata invitata ad una festa privata a pagamento (private-rent), che si teneva in un piccolo locale, capienza un centinaio di persone al massimo, ma alquanto carino. C'erano le luci che illuminavano il pavimento della pista (dance-floor), la sfera con gli specchi riflettenti, le stroboscopiche pulsanti, il rotor, il wood, (utilizzato quando si mettevano i lenti, si proprio i lenti) quella strana luce che ti rendeva la faccia ebano ed i denti bianchissimi, tanto da farti sembrare uno dei Jackons Five. Per farla breve, il DJ, o presunto tale, il quale era uno dei nipoti pel proprietario del locale, mi chiese di dare un'occhiata alla consolle, mentre  avrebbe ballato con una ragazza. Mi disse: "quando finisce il disco, schiaccia questo tasto e poi gira questa manopola, è facile!". Voi vi domanderete, perchè lo chiese proprio a me? Semplice, da circa un'ora, gli stavo facendo domande su quello strano lavoro, il DJ, riferendogli dalla mia prematura passione per il funk ed il soul e per quella strana cosa che molti cominciavano a chiamare "Disco_Muisic" e soprattutto per James Brown, Barry White, Gloria Gaynor, Otis Redding, Aretha Franklyn. A proposito, la consolle era uno strano archibugio di legno in cui erano incastrati un amplificatore, due giradischi ed una centralina per il controllo delle luci (simile a quella che vedete nella fotoin basso, ma molto più antica). Il mixer non esisteva, quando un disco stava per sfumare, si schiacciala lo start dell'altro giradischi, mentre con un potenziometro (una rotellina)  si alzava il volume, creando una specie di effetto dissolvenza. Per capirci, a seconda che il potenziometro venisse spostato a destra o a sinistra, il disco entrante acquistava tutto il volume a detrimento di quello uscente. Di pre-ascolto, neanche a parlarne: Nessuno all'epoca sapeva che cosa fosse. Si lavorava ad occhio e non ad orecchio. Ma ritorniamo al momento in cui ebbi l'ardire di far "scivolare" il primo disco della mia carriera di DJ (all''epoca neppure in nuce). Le mani mi tremavano, la versione di latino che avevo fatto nel pomeriggio a confronto era stata una passeggiata. Quando stava per arrivare il momento, il DJ mi lanciò un'occhiata dalla pista, come per dirmi..adesso, vai! Fu così eccitante che neanche mi resi conto che il disco stava già suonando. Era andato tutto bene, nessun disastro. Al contrario, la pista cominciò a riempirsi ancora di più. Il DJ mi guardò dapprima con aria severa, come aver dire - che hai fatto? -, ma poi sorrise, facendo un gesto di approvazione e proferendo alcune parole. Dal labiale, capii che mi stava dicendo bravo. In realtà, avevo sortito una piccola marachella. Prima di allontanarsi, il DJ aveva preparato un disco di Les Humphries Singers, ma io, con una certa spregiudicatezza, lo avevo sostituito con "Think" di James Brown. Da allora sono passati trentatrè anni e, vi garantisco, che ogni tanto prendo quel vecchio 45 giri di James Brown, lo riascolto e provo ancora le stesse emozioni.  Morale della favola (tutto vero, però), per me e quanti mi sono vicini in questo "gioco", i favolosi anni 60, i rutilanti anni 80,  gli allucinati anni 90, gli anoressici anni 2000 non sono nulla a confronto dei FRAGOROSI ANNI 70.  In verità, avevo già una certa dimestichezza con il vinile: merito di un mio zio che possedeva un giradischi ed una folta collezione di dischi di ogni genere. Da lì a poco nacquero le prime Radio Libere, poi diventate Private, Net-Work o altro, quindi potemmo cominciare a sfogare i nostri istinti disco-funkoidi nell'etere ed in vari locali da ballo che in quegli anni di "febbre sabatina" venivano fuori come i funghi. Dall'America ci giungeva notizia di certi "Loft", di questi appartamenti adibiti a discoteche o clubs privati. Non ci siamo fatti mancare neppure questa esperienza. Il 1976, partecipai a molte feste private, alcune clandestine, nel senso che si consumavano in matinèe, quando si marinava la scuola. Un mio compagno di liceo, figlio di un ricco professionista della dentiera, aveva adibito una piccola discoteca nello scantinato della villetta di famiglia, quando non ballavo, cercando di corteggiare quella del terzo banco, anch'io mettevo i dischi, utilizzando due  anacronistici giradischi, quelli  di Selezione del Reader's Digest (ricordate?). Erano i tempi di Tony Camillo Bazooka, Brass Construction, LTD, The Trammps. Che tempi ragazzi del 77!!!  Pensate che quando cominciammo a suonare con  imitici LENCO L 76, ci sembrava di toccare il cielo con un dito, soprattutto quando scoprimmo che togliere la gomma dal piatto, sostituendola con una rudimentale "slipmap" ricavata da un tondo di moquette, poteva rendere il lavoro più semplice e scorrevole. Per questo non finirò mai di ringraziare un amico, all'epoca fonico alla Rai, il quale aveva fatto un corso di perfezionamento negli USA. Durante il suo soggiorno a New York, siamo nella prima metà degli anni '70, era andato ramingo per le varie discoteche a caccia di idee e di spunti per il suo lavoro. Proprio in questo girovagare notturno, aveva appreso  che, bastava mettere sotto la "slipmap" un sottile foglio di carta ed il piatto  del giradischi avrebbe incontrato ancora meno attrito. La mia  tecnica di missaggio è rimasta sempre molto essenziale ed asciutta, anche perchè sono un propugnatore ed un divulgatore delle teorie del DJ-FILOSOFO David Mancuso: la bella musica a discapito del tecnica, ossia i dischi vengono proposti non per abbinamento di battute o per similitudine tecno-ritmica, ma quasi per affinità elettiva. Personalmente, ho sempre proposto la musica, seguendo una sorta di evoluzione "narrativa", partendo dai ritmi più caldi, più soul-funk dei primi settanta, passando attraverso contaminazioni afro-rock-reggae, fino ai motivi più calibrati e metronomici dei primi anni ottanta. (Eì importante sapere che gli anni 70, musicalmente parlando, finiscono il 1983, poi cambia la tecnologia, altri suoni, altre storie). Ho continuato a "mettere i dischi", in vari locali, fino alle soglie del 2000, Funk, Afro, Rap, Reggae, tutta roba che non ha nulla a che spartire con la perfezione di un cambio al millesimo di battuta o con l'eccesso di tecnicismo sviluppatosi dopo la seconda metà degli anni 80. Per capirci, gli ANNI 70 sono così: giradischi di legno, suoni caldi, poca tecnica e tanto divertimento. Non sono però la festa di Carnevale sono una filosofia di vita!!!

Francesco  C. Verrina
                                                                               

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservate bene questa vecchia consolle da "viaggio", alla fine degli anni 70, primi anni 80, era un lusso per pochi. Nulla a che spartire, però, con la sofisticata tecnologia attualmente in uso. Se osservate la foto sulla sinistra, vi rendete conto di quanto fosse poco importante il "mixing": le slitte del mixer sembrano poco più che dei potenziometri, mentre i giradischi erano collocati ad una distanza siderale. Eppure, le piste pullulavamo di gente: il sabato in discoteca si caratterizzava come un vero e proprio happening. Non ci risulta che alcuno sia andato mai  allo STUDIO 54 di New York, ho abbia sperato di andarci, (non facevano entrare tutti) perchè c'era un DJ che miscelava bene  la musica. Ho citato lo STUDIO 54, ma in Italia la situazione non era affatto dissimile....

 


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