PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  ANNI 80: DOPO LA DISCO, DI TUTTO UN POP!.

Le generazioni degli anni 80 dovettero muoversi fra eventi e cambiamenti epocali decisamente frettolosi: la morte di John Lennon, la nascita delle tv commerciali, la tv a colori per tutti e la diffusione dei video-registratori su larga scala, avvento dei video-clips, con conseguente affermazione dell’immagine sull’immaginazione, l’introduzione del CD e l’inizio del superamento del vecchio vinile, mentre i computers e le macchine cominciarono a sostituire l’uomo, non in tutto, ma con un evidente calo della creatività e, poi, il crollo delle ideologie comuniste (ma non solo), la caduta del muro di Berlino, la tragedia di Cernobyl, la triste scoperta dell'AIDS (che produsse un certo irrigidimento dei costumi), la consapevolezza di un mondo attanagliato dai problemi della povertà e della fame, culminata nel Live-Aid / USA For Africa, il più grande raduno di pop-rock-stars di tutti i tempi, al cospetto del quale, finanche Woodstoock, sembrò roba da niente, se non altro perché il LiveAid ebbe una finalità benefica. E’ innegabile che chi governava il mondo dei suoni, talvolta, appariva invisibile ed impalpabile, altre volte inesistente, ma sarebbe, storicamente inesatto, fare d’ogni erba un fascio: molti dei gruppi nati in quegli anni, U2, Simple Minds, REM, Red Hot Chilli Peppers, Depeche Mode, Simply Red, sono ancora attivi e con riconoscimenti lusinghieri in termini di mercato, per non parlare di Prince, Madonna, Sting, Michael Jackson , Lionel Richie e tanti altri che riescono a catalizzare le attenzioni di radio, tv, giornali, internet ad ogni stormir di fronde. Si pensi al grande clamore suscitato dalla “reunion “dei Police. In molti casi, non furono gli uomini ad inventare il “gioco” ma le macchine. L’evoluzione dei media, portò, in molte circostanze, allo sfruttamento degli stessi, attraverso il linguaggio che essi proponevano: più immagine e meno voce, più notizia o gossip e meno musica. Oggi sarebbe, pressoché, impossibile non tener conto della rete, del computer, dell’I-pod, degli MP3, dei DVD, così, gli Ottanta furono le specchio fedele dei mezzi e delle tecnologie che imperavano in quegli anni. Tutti coloro che sognavano capigliature scarmigliate, chitarroni graffianti e pantaloni a zampa d’elefante, sobbalzarono nel vedersi, improvvisamente circondati da giovinetti efebici, circondati da tastiere, drum-machines, intenti ad intessere lodi sonore al verbo elettronico, sovente, alimentate da un ripetitivo quattro/quarti, pronto all’uso in discoteca, e, di tanto in tanto, attraversate da testi deliranti, finto-poetici e votati all’esaltazione dell’apparire, più che dell’essere. Già, la new-wave, nella sua più raggelante ed ibernata corrente, definita dagli storici “cold-wave”, aveva mandato in pensione le chitarre tipiche del vecchio rock fatto di due accordi rubati al rhythm & blues, ma senza per questo scadere di qualità e capacità innovativa. Molti di questi alfieri dell’onda-gelida, avevano metabolizzato la lezione impartita dai maestri germanici (Kraftwerk) e dagli antesignani della sperimentazione in perenne divenire, David Bowie, Brian Eno e Robert Fripp, distillando dei lavori assai interessanti sotto il profilo dell’intuizione: Gary Numan, John Foxx, Stranglers, Bauhaus, Joy Division, solo per fare qualche nome. Anche in Italia, con l’arrivo degli anni ’80, le cose migliorarono notevolmente. Dopo il declino della stagione cantautorale, nuovi idoli si affacciarono all’orizzonte, in primis Vasco Rossi, capace di tenere insieme tradizione ed innovazione, Pino Daniele, raffinato cesellatore di suoni dal sapore nero, filtrati attraverso un gusto per una mediterraneità aperta a Sud, Franco Battiato, genio della sinfo-elettronica, incompreso negli anni ’70, ed ora capace di fondere suoni e culture lontane in un esaltante meltimg-pot di razze ed etnie musicali; mentre sul versante più melodico si affermarono artisti del calibro di Eros Ramazzotti, oggi acclamato all’estero come una rock-star e Raf, ritornato (in quegli anni) al bel canto italico, dopo aver conquistato le discoteche di mezzo mondo, usando l’albionico idioma e, non ultimo, Zucchero capace d’inventarsi l’idea di un bianco che canta come un altro bianco (Joe Cocker), capace, a tratti di cantare, come un nero. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Gli ’80 vanno ricordati anche come gli anni dei dualismi e delle rinate contese: era dai tempi dei Beatles VS Rolling Stones che non si vedevano due schiere di fans, l’una contro l’altra (bonariamente) armata, parteggiare per i Duran Duran o gli Spandau Sallet, due formazioni, musicalmente proficue ed innovative, in grado di scomodare folle oceaniche, riempire stadi, palasport ed innescare scene di isteria collettiva tra le fans, roba che non accadeva dai tempi della premiata ditta capeggiata dall’accoppiata Lennon-McCartney con tanto di caschetto languido ed occhietto vispo. Non vanno dimenticate, ad esempio l’opera massima dei Pink Floyd, “The Wall” (film e disco) ed alcune delle perle della discografia come “Making Moves” dei Dire Straits, “Hallo, I must Be Going” di Phil Collins, “The Nightfly” di Donald Fagen, “Arc of a Diver” di Stevie Winwood, “Purple Rain” di Prince, “Lets Dance” di David Bowie” o “Like a Virgin” di Madonna. E quando la new-wave, cedette il passo alla dance-wave, adottando definitivamente in modulo in quattro/quarti con destinazione ballo, una nuova british-invasion diede assalto alle classifiche di mezzo mondo, condizionando non poco anche artisti e generi, fino ad allora, poco sensibili a talune fenomenologie: Heaven 17, Depeche Mode, Human League, OMD, Buggless (del geniale Trevor Horn) Eurhytmics e Yazoo. Queste ultime formazioni fecero conoscere alle masse due delle più belle ugole di tutti tempi, Annie Lennox e Alison Moyet. Non va assolutamente tralasciata l'affermazione, a livello planetario, della diffusione del musica Reggae, genere originario dalla Giamaica, che elesse a proprio "domicilio fiscale" l'Inghilterra, favorendo la commistione con altri stili e dando vita ad alcuni importanti prodotti meticci, tra cui possono essere annoverati certi dischi dei Police, dei Clash, per non parlare degli UB 40 et similia. È altrettanto vero che il decennio appare disseminato di tanti prodotti usa e getta, meteore, replicanti, ma senza annoiarvi con la pedanteria di elencazioni inutili, diciamo che sono esisti in ogni epoca. Molti Italiani non stettero con le mani in mano, a partire dal 1982, si ritagliarono un’importante spazio nell’ambito della dance europea e mondiale con risultati lusinghieri anche in termini di quote di mercato. Purtroppo, quella che, ancora oggi, viene identificata con il termine italo-disco, pur vantando, soprattutto nei paesi germanici schiere di sostenitori e “collezionisti”, viene sovente designata dai detrattori con il dispregiativo termine di spaghetti-dance e, poiché disconosciuta da buona parte della critica, non ha potuto elevarsi mai al dignitoso rango di musica pop, inteso come popolare, ma questo merita una trattazione a parte.

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