PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  LE ORIGINI DEL RAP: DALLA MADRE AFRICA ALLE DISCOTECHE

Nell’arco di quattro o cinque anni, le squadre diedero un contributo decisivo allo sviluppo dell'hip-hop. Siccome a New York, come in America o nel resto del mondo, nessuno osava addentrarsi nei ghetti neri, considerati zone di incredibile degradò umano ed urbano, il nuovo stile ebbe campo libero e potè fiorire indisturbato come un vero e proprio movimento di strada, il cui unico segno culturale visibile era costituito da sgargianti graffiti murali. Non fu necessario che i bianchi visitassero le zone nere o ispaniche della città per vederli, ma erano i graffiti che andavano a cercarli. Ne breve volgere di qualche anno, i graffiti si sono trasformati da rudimentali logotipi scarabocchiati sui muri con nomi di battaglia di persone o di gruppi ad elaborate e complesse forme d'arte, decorate con pennarelli e bombolette ed eseguite su ogni superficie disponibile dei treni della metropolitana e degli edifici: visto che la città “perbenista” si era rifiutata di incontrare i giovani neri e portoricani, questi erano andati “artisticamente” all’assalto della città. La parte più marcatamente musicale di questa cultura rimaneva però una questione privata, un fatto realmente underground. I disc-jockey si affiancarono ad un o più MC (Master of Ceremonies, maestro di cerimonie, presentatore-intrattenitore della serata), i quali elaborarono la parte spettacolare, recitando, sopra il ritmo, versi parlati, logorroiche filastrocche, slogan, commenti e battute ironiche sul DJ, sul pubblico e su se stessi: “Quando sono nato mia mamma ha messo al mondo l'MC più duro di tutta la dannata terra!”. Perfino il fattore estetico cominciò ad assumere un tratto saliente, in particolare il vestiario divenne fondamentale per distinguersi ed omologarsi al contempo: lo stile di abbigliamento dava un'immagine frammentata di durezza, in cui si combinavano abiti sportivi e casual, a fine di fornire una prestazione altamente competitiva nella danza stradaiola. La competizione fu l’elemento propulsore dell'hip-hop: non solo servì a eliminare violenza e droghe devastanti come 1'eroina, ma incoraggiò un atteggiamento basato sull'utilizzo creativo di risorse alquanto modeste e limitate. Le scarpe da ginnastica divennero capi d'alta moda; con due giradischi, un mixer e dischi misteriosi e segretissimi (le etichette erano sistematicamente occultate o cancellate) veniva prodotta della musica originale; così come, il tipodi linguaggio esibizionistico, che ogni ragazzo nero era in grado di impiegare contro un rivale, divenne fonte di spettacolo., unitamente alla velocità nel pronunciare le parole a suon di break-beat. Il 1979, fu l’anno cruciale per la nascita ufficiale del rap, da intendersi come prodotto musicale regolarmente stampato e distribuito nei negozi. Quasi per incanto apparvero sul mercato due singoli che mandarono in visibilio il pubblico hip-hop. I primi ad uscire, ma fu solo questione di giorni, furono gli attempati Fatback, un gruppo funk in declino, proveniente dalle strade di Brooklyn, che aveva registrato per la Spring un disco con uno sconosciuto disc-jockey chiamato King Tim III. Il pezzo rap, intitolato "King Tim III (Personality Jock)", addirittura, era stato inizialmente sottovalutato ed inserito nella facciata B del 45 giri. Da lì a poco giunse anche la Sugar-Hill Gang, un trio anch'esso sconosciuto, con "Rapper's Delight" su etichetta Sugarhill Records. Entrambe le canzoni, che ebbero un effetto dirompente sui giovani hip-hoppers dell’epoca, pur rivendicando entrambe una sorta di primogenitura, avevano caratteristiche assi diverse: il disco dei Fatback impiegava uno stile più vicino alla parlata jive in rima dei disc-jockey radiofonici, mentre. "Rapper's Delight" invece non solo utilizzava il nevrotico e frastagliato rapping degli MC, ma si appropriava dell'idea tipica della cultura di strada, impiegando come base un pezzo già edito e nello specifico, "Good Times", un planetario successo degli Chic. La reazione della giovane comunità hip-hop si manifesto attraverso un sentimento misto di rabbia e di desiderio di stare al gioco. Negli anni che seguirono, la corsa al contratto discografico portò gran parte dei rappers dalla strada nelle braccia di etichette indipendenti newyorkesi relativamente piccole, che, nei decenni precedenti, avevano costituito un punto di riferimento per la musica nera della città. In prima linea si collocarono la Enjoy Records e la Sugarhill, attorniate da una serie di altre piccole etichette come la Winley, la Sound of New York Usa e la Holiday, le quali sfornarono una notevole quantità di dischi rap, sottolineando come questo fosse, inevitabilmente, il nuovo "The Harlem Shuffle" il ritmo della New York nera. Sylvia Robinson (Sugarhill), Bobby Robinson (Enjoy), Danny Robinson (Holiday) e Paul Winley (Winley), non proprio di primo pelo, calcavano la scena newyorkese fin dagli anni Cinquanta.

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