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RSO:
UN BEL TAPIRO D’ORO, MA SENZA GABIBBO!
Ci sono alcune etichette discografiche nate con precise finalità ed in epoche
differenti, ma che hanno trovato nel periodo aureo della “disco” il momento di
massima espressione artistica e mercantile. Si pensi che, inizialmente, perfino
la Casablanca Records, di Neil Bogart, puntava sul rock californiano e sul pop
adolescenziale di quegli anni. Nel caso della RSO, le cose andarono diversamente, ma l’apoteosi
avvenne nel momento in cui il mercato del vinile
era dominato dalla disco-music. Il tutto si dipanò intorno alla figura di Robert Stigwood, un
piccolo australiano rossiccio, dallo sguardo furbo e dotato di un'energia
inestinguibile: nato come manager di spettacoli teatrali quest'uomo dall'aspetto
quasi insignificante e sfuggente, si rese protagonista, sul calare degli anni
70, del più
colossale evento discografico del periodo. Il suo nome fu sempre legato, sin
dagli albori, a quello dei Bee Gees, la formazione dei tre fratelli inglesi
emigrati in Australia, che proprio Robert riportò in Inghilterra, convinto di
poter bissare il successo dei Beatles. Puntando tutto sulla melodia e
organizzando una campagna pubblicitaria strutturata sulla falsa riga dei
quattro di Liverpool, Stigwood mancò di poco l’obiettivo: siamo ancora nella
meta degli anni '60. Ma, pur non equiparando i “Baronetti”, i Bee Gees
divennero, comunque, un caso discografico, commercialmente, assai rilevnte. Contemporaneamente,
l'australiano tirò dal mazzo un'altra carta, ossia il fenomeno parallelo ed
opposto al beat inglese di quegli anni: i Cream, un gruppo formato da tre musicisti
di talento, tra cui Eric Clapton, alfieri di quel rock-blues di marca
britannica, dove il virtuosismo degli strumentisti ed i memorabili assoli di chitarra
rimangono ancora ad imperitura memoria. Anche in questa circostanza, Stigwood fece centro. Nel momento in cui la formazione dei Cream si sfaldò, per
eccesso di personalità individuali, fu sempre lui a gestire l'operazione, che
culminò con ll’invenzione del primo super-gruppo nella storia del rock: i Blind
Faith. Stigwood organizzò, per il lancio di questa sua creatura, un gigantesco
concerto gratuito ad Hyde Park, suggerendo di mettere sulla copertina dell'album
dei Faith una ragazzina nuda: nel giro di una settimana tutti i giornali ne
parlarono e non c'era persona che non avesse sentito nominare i Blind Faith. Saper
fare notizia, suscitare sensazione e aspettativa furono insomma le sue doti
maggiori. I primi anni 70 trascorrono per Stigwood senza grandi avventure: i Bee
Gees sono in crisi e Clapton non riesce a produrre. Ma l’australiano medita la
vendetta e, nel 73, fonda la sua etichetta personale, la R S. O. (Robert Stigwood
Organization), con al centro del marchio un buffo tapiro disegnato in rosso.
L'attività ebbe inizio, mandando immediatamente alle stampe,
prima un album dei Bee Gees e, subito dopo, un primo avvenimento: il ritorno di
Eric Clapton alla musica, in un concerto al Rainbow insieme ad alcuni protagonisti del
classico rock britannico. Intanto il piccolo australiano rosso, incominciò ad
investire nel cinema ed analizzare con interesse il nuovo fenomeno che stava
conquistando i giovani di tutto il mondo: la disco-music era un affare che profuma
di verdoni. Qualche anno dopo, la sua idea, quella di arrivare alla vendita dei
dischi puntando sulla cinematografia, risulterà vincente: dopo aver
prodotto un film ambientato in una discoteca e rispolverato i Bee Gees per le
colonna sonora, la “Saturday night fever” diventa un successo senza precedenti
nella storia commerciale della musica. Un anno dopo, “Grease” supera ogni
record: siamo nell’'ordine dei trenta milioni e più di copie vendute. Stigwood
aveva
inaugurato un nuovo stile aziendale: il personale dell'etichetta del tapiro, non più di una
trentina di persone, si trovò parte del dividendo dell'enorme guadagno in quegli
anni, nelle buste paga. Gli anni '80, vedranno questo incredibile discografico
alle prese con una ristrutturazione: i suoi legami con i Bee Gees andarono
progressivamente allentandosi, mentre Al Coury, uno dei suoi più preziosi
collaboratori, lasciò la R.S.O., per fondare una nuova etichetta, la Network.
Negli anni successivi, la produzione di successi andò progressivamente
affievolendosi, ma rimasee pur sempre un bell’affare, avere nel proprio catalogo
due classici come la “Fever” e “Grease”, che, a distanza di trent’anni, suscitano
ancora interesse nei giovani. Alla faccia del tapiro!

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