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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  RSO: UN BEL TAPIRO D’ORO, MA SENZA GABIBBO!


Ci sono alcune etichette discografiche nate con precise finalità ed in epoche differenti, ma che hanno trovato nel periodo aureo della “disco” il momento di massima espressione artistica e mercantile. Si pensi che, inizialmente, perfino la Casablanca Records, di Neil Bogart, puntava sul rock californiano e sul pop adolescenziale di quegli anni. Nel caso della RSO, le cose andarono diversamente, ma l’apoteosi avvenne nel momento in cui il mercato del vinile era dominato dalla disco-music. Il tutto si dipanò intorno alla figura di Robert Stigwood, un piccolo australiano rossiccio, dallo sguardo furbo e dotato di un'energia inestinguibile: nato come manager di spettacoli teatrali quest'uomo dall'aspetto quasi insignificante e sfuggente, si rese protagonista, sul calare degli anni 70,  del più colossale evento discografico del periodo. Il suo nome fu sempre legato, sin dagli albori, a quello dei Bee Gees, la formazione dei tre fratelli inglesi emigrati in Australia, che proprio Robert riportò in Inghilterra, convinto di poter bissare il successo dei Beatles. Puntando tutto sulla melodia e organizzando una campagna pubblicitaria strutturata sulla falsa riga dei quattro di Liverpool, Stigwood mancò di poco l’obiettivo: siamo ancora nella meta degli anni '60. Ma, pur non equiparando i “Baronetti”, i Bee Gees divennero, comunque, un caso discografico, commercialmente,  assai rilevnte. Contemporaneamente, l'australiano tirò dal mazzo un'altra carta, ossia il fenomeno parallelo ed opposto al beat inglese di quegli anni: i Cream,  un gruppo formato da tre musicisti di talento, tra cui Eric Clapton, alfieri di quel rock-blues di marca britannica, dove il virtuosismo degli strumentisti ed i memorabili assoli di chitarra rimangono ancora ad imperitura memoria. Anche in questa circostanza, Stigwood fece centro. Nel momento in cui la formazione dei Cream si sfaldò, per eccesso di personalità individuali, fu sempre lui a gestire l'operazione, che culminò con ll’invenzione del primo super-gruppo nella storia del rock: i Blind Faith. Stigwood organizzò, per il lancio di questa sua creatura, un gigantesco concerto gratuito ad Hyde Park, suggerendo di mettere sulla copertina dell'album dei Faith una ragazzina nuda: nel giro di una settimana tutti i giornali ne parlarono e non c'era persona che non avesse sentito nominare i Blind Faith. Saper fare notizia, suscitare sensazione e aspettativa furono insomma le sue doti maggiori. I primi anni 70 trascorrono per Stigwood senza grandi avventure: i Bee Gees sono in crisi e Clapton non riesce a produrre. Ma l’australiano medita la vendetta e, nel 73, fonda la sua etichetta personale, la R S. O. (Robert Stigwood Organization), con al centro del marchio un buffo tapiro disegnato in rosso. L'attività ebbe inizio, mandando immediatamente alle stampe, prima un album dei Bee Gees e, subito dopo, un primo avvenimento: il ritorno di Eric Clapton alla musica, in un concerto al Rainbow insieme ad alcuni protagonisti del classico rock britannico. Intanto il piccolo australiano rosso, incominciò ad investire nel cinema ed analizzare con interesse il nuovo fenomeno che stava conquistando i giovani di tutto il mondo: la disco-music era un affare che profuma di verdoni. Qualche anno dopo,  la sua idea, quella di arrivare alla vendita dei dischi puntando sulla cinematografia, risulterà vincente: dopo aver prodotto un film ambientato in una discoteca e rispolverato i Bee Gees per le colonna sonora, la “Saturday night fever” diventa un successo senza precedenti nella storia commerciale della musica. Un anno dopo, “Grease” supera ogni record: siamo nell’'ordine dei trenta milioni e più di copie vendute. Stigwood aveva inaugurato un nuovo stile aziendale: il personale dell'etichetta del tapiro, non più di una trentina di persone, si trovò parte del dividendo dell'enorme guadagno in quegli anni, nelle buste paga. Gli anni '80, vedranno questo incredibile discografico alle prese con una ristrutturazione: i suoi legami con i Bee Gees andarono progressivamente allentandosi, mentre Al Coury, uno dei suoi più preziosi collaboratori,  lasciò la R.S.O., per fondare una nuova etichetta, la Network. Negli anni successivi, la produzione di successi andò progressivamente affievolendosi, ma rimasee pur sempre un bell’affare, avere nel proprio catalogo due classici come la “Fever” e “Grease”, che, a distanza di trent’anni, suscitano ancora interesse nei giovani. Alla faccia del tapiro!
 


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