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  DISCO & FUNK INFO

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

 PHILADELHIA: THE BIRTHPLACE OF DISCO

Gli eventi si volsero in loro favore, quando, nel 1971, Clive Davis, presidente della Columbia Records, una divisione della casa madre CBS), avvertì il sentore di non essere molto al passo con 1'emergente mercato della musica nera. Queste le sue parole: “Billboard stilava l'elenco dei duecento album più venduti ogni settimana, e quando leggevo questo ed altri giornali del settore, notavo che in tali classifiche figuravano sempre più numerosi gli album di musica rhythm and blues e derivati.” Lo stesso Davis racconta nella sua autobiografia: “Improvvisamente sembrò esserci la più grande ricettività per l’R&B anche al di fuori del normale circuito.” La Columbia aveva avviato delle ricerche di mercato, le cui risultanze facevano notare che il pubblico di colore, in virtù di un piccolo benessere sociale in crescita, cominciava ad acquistare più dischi, mentre il pubblico bianco, abbattendo il tradizionale muro di diffidenza, iniziava a lasciarsi coinvolgere dalla musica nera. Il dato principale era che il fenomeno si “materializzava” in una vendita senza precedenti per artisti come Isaac Hayes, Curtis Mayfield, Diana Ross and the Supremes, Four Tops e Temptations. Fino a quel momento, il settore della “black-music” era interamente nelle mani dall'Atlantic, della Motown e della Stax Records, a tal proposito, Clive Davis decise di allinearsi al mercato, tentando qualche mossa in tale direzione. Innanzitutto, assunse alla Columbia il primo gruppo di promotori commerciali di colore, mancava però un squadra di produttori, artisti ed un prodotto che avesse un suo stile facilmente identificabile. Il cerchio si chiuse, quando Gamble e Huff bussarono alla sua porta. Il contratto prevedeva settantamila dollari per quindici singoli, e un minor numero di album a venticinquemila dollari l'uno. Anche secondo i parametri dell’epoca, l’accordo era assai modesto, ma a dal punto di vista di Gamble e Huff, in quel momento, i soldi venivano ritenuti meno importanti di quanto non fosse la possibilità di associarsi ad un'operazione discografica di qualità, che avrebbe dato importanza e credibilità alle loro produzioni: la fortuna fu dalla loro parte. La Philadelphia International Records fu fondata nel 1971, e nel maggio dell'anno seguente, la strategia di Davis fu avallata dalla relazione finale redatta da una speciale commissione della CBS, guidata dalla Harward University Business School, che sollecitava la compagnia a fare il suo ingresso nel mercato della musica soul. Tale rapporto rilevava che il 30 per cento della top 40 fosse composto da dischi programmati da stazioni radiofoniche soul-oriented, le quali tagliavano trasversalmente il mercato, sottolineandone l'importanza strategica di queste stazioni, quale efficace strumento per approdare nella top 40. La creazione della Philadelphia International Records costituì una mossa assai azzeccata e solo due mesi più tardi l’arguto Davis poteva già vantare il primo successo: “Back Slabbers” degli O'Jays, raggiunse il primo posto nella speciale classifica R&B ed il numero tre graduatoria ufficiale riservata al pop. Il tentativo fu quello di portare in vinile una storia, basata sull'esperienza, che metteva in guardia nei confronti del1'ipocrisia dominante: “Back Slabbers” costituiva una sintesi di quello che voleva essere il “messaggio musicale e sociale” di Gamble e Huff. Fu questa la prima canzone ad essere composta a quattro mani dal duo Gene McFadden e John Whilehead, genialissimo tandem autorale che tanto peso avrà nelle produzioni del Philly-sound, fino all’apoteosi raggiunta con “Ain’t No Stoppinn’ Us Now”. Quantunque possedesse un corrosivo messaggio, "Back Slabber" non venne ritenuto assolutamente un disco impegnato, poiché il suo testo, sia pur caratterizzato da una profonda consapevolezza sociale, era stato calato all’interno di un tessuto musicale, eccessivamente ritmico e costituito da intricate e graffianti armonie soul. Il medesimo destino era toccato, anni prima, alla classica “Soul Man” di Sam And Dave, scritta da Isaak Hayes. Con Huff al pianoforte, Montana al vibrafono, Norman Harris alla chitarra, e l’inedito arrangiamento curato da Thorn Bell, (futuro artefice della fama dei Delfonics, degli Spinners, e degli Stylistics), il disco suggellò 1'introduzione di uno novello stile pop-soul più ricco e complesso, nel quale articolate strumentazioni di matrice jazz si intrecciavano alla impetuoso crescendo di un’orchestra ad impostazione classicheggiante.

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