PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  GIORGIO MORODER: L’UOMO DI MONACO

Quella fusione a freddo tra sesso e sacralità si mostrava potente e complessa come in un pezzo di Ray Charles, James Brown, Marvin Gaye o Al Green, pur recidendo, definitivamente, il cordone ombelicale che legava la disco alla tradizione soul-funk. In quei giorni di turbolenza creativa, erano in molti a ritenere che la disco stesse mortificando il potere vitale del ballo in nome di un ripetitivo “quattro quarti” asessuato ed ammazza stimoli, trascinando la black-music verso un effetto placebo, che stava corrompendo il funk. In verità, “I Feel Love”, in concomitanza con il benessere raggiunto da buona parte degli afro-americani, faceva leva sull'a leggerezza dell’essere; negando le conflittualità sociali a favore della resa estatica, dell'oblio e del nirvana di cui parla la stessa canzone. Inevitabilmente, i custodi della tradizione della black-music la bollarono come robotica, sterile, innaturale. La Summer sembrava, effettivamente, ipersessuale/sensuale, ma non incarnava la triste signora del blues, né la rocciosa sister-soul: nel suo apparente distacco non c’era sussiego, ma qualcosa di leggiadro e di etereo. La sua musica palpitava ed aveva le pulsazioni di un cuore vitale che batte, ma “I Feel Love” era un brano, volutamente, svuotato di quell’eccesso di fisicità, spesso, attribuita alla comunità nera, a sostegno di una naturale consapevolezza di superiore prestanza e capacità sessuale, che, nell’uomo bianco, è alla base del “complesso del pene piccolo”. Non si dimentichi, che negli anni ’70, chi interpretava o produceva musica da discoteca, era sempre di colore, appartenente alla comunità ispanica o comunque legato all’universo ritmico della cultura afro-americana, diversamente da chi la commercializzava o da chi ne scriveva, bene o male, che, invece, era sempre bianco e di ceppo anglosassone. In qualità di genere ibrido, assemblato a partire da stili e impulsi differenti, che come espressione di “minoranze” che si liberavano, spezzando le catene della repressione scolpita nella granitica roccia della “legge di natura”, la disco era scettica riguardo alle “certezze” del mondo materiale, consapevole della caducità dell’esistenza umana e di un sogno di eterna giovinezza, raggiungibile forse solo attraverso il desiderio ed il divertimento più frenato. “I Feel Love” bandiva per sempre il materialismo attribuito alla musica dance. Moroder e Bellotte, alterando le regole di biologiche, fecero interpretare ad un’afroamericana il ruolo di una gelida ed asessuata regina teutonica con un cuore sintetico, che intonava un inno all'atto riproduttivo, ammantata da sonorità mai sentite prima. Con (capo)lavori come questo e altri di Sylvester, e l'intero genere Hi-NRG, la disco, identificava, dunque, uomo e macchina: un passo che poteva essere interpretato come un modo per liberare i gay dalla tirannia della legge naturale, che disprezza l'omosessualità in quanto aberrazione, o scherzo della natura. La disco diventava, così, la musica cyborg suprema, il definitivo accoppiamento dell'organismo umano col macchinario. La studiosa Donna Haraway sostiene: ”Il Cyborg è uno strumento in grado di minare alla base l'ideologia deterministico-biologica, che si oppone violentemente ai movimenti omosessuali maschili e femminili. Il Cyborg è la creatura di un mondo che va al di là della nozione di genere, non ha relazioni con la bisessualità, la simbiosi preedipica, il lavoro non-alienato, o altre attrattive dell'interezza organica, grazie alla confluenza di tutte le capacità dei singoli elementi in un'unità più alta“. I detrattori della disco, non mai compreso quell’elemento di giocosità e di auto-ironia che, sin dall’inizio, contraddistinse il genere: la Summer, che interpretava bene la sua parte o quella richiesta dal copione scritto da Moroder, non era affatto una figura asessuata. La sua femminilità era palesemente esibita e dichiarata, si pensi alla copertina di "Love to Love You Baby". Quasi a volersi schernire, Donna aveva dischiarto:”La voce che canta Love to Love You Baby era più quella di Marilyn Monroe, che non la mia.” A modo suo, "Love to Love You Baby" della Summer era robotica al pari di "I Feel Love", ma non ne possedeva le stesse intuizioni innovative. In ogni caso la Summer si stancò in fretta di interpretare la macchina da sesso, anche perché i suoi valori religiosi di cristiana dichiarata andavano in conflitto con il suo status di regina nell’impero del sesso della disco-music. Lontana dalle piste da ballo, la musica di Moroder assume una sfumatura di alienazione, ma un’alienazione consapevole, tipica di considera l’arte come produzione e non come espressione. La vitalità di questa musica elettronica, volutamente gommata, travalica le divoranti pretenziosità del rock, liberandosi dalle implicazioni, dalle complicazioni ed elevandosi, in totale distacco, da interpretazioni cervellotiche e ricerca di pseudo-valori ( il rock degli anni ’60 è stata la più grande falsità o utopia raccontata a milioni di giovani ignari, o volutamente inconsapevoli che gli unici valori erano quelli accumulati dai i divi dell’epoca). Nel mondo della musica dove tutto cambia, perché il mondo possa (o debba) rimanere come prima, la disco-music, è stato l’unico fenomeno veramente ecumenico, non “ad escludendum”, facendo incontrare, in pista, uomini e donne, bianchi e neri, omo ed eterosessuali, Ispanici ed Italo-americani, Europei ed Africani, perfino la macchina (il Cyborg), riuscì ad avere un contatto sociale e carnale con gli esseri umani.

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