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GIORGIO
MORODER: L’UOMO DI MONACO
Quella fusione a freddo tra
sesso e sacralità si mostrava potente e complessa come in un pezzo di Ray
Charles, James Brown, Marvin Gaye o Al Green, pur recidendo, definitivamente, il
cordone ombelicale che legava la disco alla tradizione soul-funk. In quei giorni
di turbolenza creativa, erano in molti a ritenere che la disco stesse
mortificando il potere vitale del ballo in nome di un ripetitivo “quattro
quarti” asessuato ed ammazza stimoli, trascinando la black-music verso un
effetto placebo, che stava corrompendo il funk. In verità, “I Feel Love”, in
concomitanza con il benessere raggiunto da buona parte degli afro-americani,
faceva leva sull'a leggerezza dell’essere; negando le conflittualità sociali a
favore della resa estatica, dell'oblio e del nirvana di cui parla la stessa
canzone. Inevitabilmente, i custodi della tradizione della black-music la
bollarono come robotica, sterile, innaturale. La Summer sembrava,
effettivamente, ipersessuale/sensuale, ma non incarnava la triste signora del
blues, né la rocciosa sister-soul: nel suo apparente distacco non c’era
sussiego, ma qualcosa di leggiadro e di etereo. La sua musica palpitava ed aveva
le pulsazioni di un cuore vitale che batte, ma “I Feel Love” era un brano,
volutamente, svuotato di quell’eccesso di fisicità, spesso, attribuita alla
comunità nera, a sostegno di una naturale consapevolezza di superiore prestanza
e capacità sessuale, che, nell’uomo bianco, è alla base del “complesso del pene
piccolo”. Non si dimentichi, che negli anni ’70, chi interpretava o produceva
musica da discoteca, era sempre di colore, appartenente alla comunità ispanica o
comunque legato all’universo ritmico della cultura afro-americana, diversamente
da chi la commercializzava o da chi ne scriveva, bene o male, che, invece, era
sempre bianco e di ceppo anglosassone. In qualità di genere ibrido, assemblato a
partire da stili e impulsi differenti, che come espressione di “minoranze” che
si liberavano, spezzando le catene della repressione scolpita nella granitica
roccia della “legge di natura”, la disco era scettica riguardo alle “certezze”
del mondo materiale, consapevole della caducità dell’esistenza umana e di un
sogno di eterna giovinezza, raggiungibile forse solo attraverso il desiderio ed
il divertimento più frenato. “I Feel Love” bandiva per sempre il materialismo
attribuito alla musica dance. Moroder e Bellotte, alterando le regole di
biologiche, fecero interpretare ad un’afroamericana il ruolo di una gelida ed
asessuata regina teutonica con un cuore sintetico, che intonava un inno all'atto
riproduttivo, ammantata da sonorità mai sentite prima. Con (capo)lavori come
questo e altri di Sylvester, e l'intero genere Hi-NRG, la disco, identificava,
dunque, uomo e macchina: un passo che poteva essere interpretato come un modo
per liberare i gay dalla tirannia della legge naturale, che disprezza
l'omosessualità in quanto aberrazione, o scherzo della natura. La disco
diventava, così, la musica cyborg suprema, il definitivo accoppiamento
dell'organismo umano col macchinario. La studiosa Donna Haraway sostiene: ”Il
Cyborg è uno strumento in grado di minare alla base l'ideologia deterministico-biologica, che si oppone violentemente ai movimenti omosessuali
maschili e femminili. Il Cyborg è la creatura di un mondo che va al di là della
nozione di genere, non ha relazioni con la bisessualità, la simbiosi preedipica,
il lavoro non-alienato, o altre attrattive dell'interezza organica, grazie alla
confluenza di tutte le capacità dei singoli elementi in un'unità più alta“. I
detrattori della disco, non mai compreso quell’elemento di giocosità e di
auto-ironia che, sin dall’inizio, contraddistinse il genere: la Summer, che
interpretava bene la sua parte o quella richiesta dal copione scritto da Moroder,
non era affatto una figura asessuata. La sua femminilità era palesemente esibita
e dichiarata, si pensi alla copertina di "Love to Love You Baby". Quasi a
volersi schernire, Donna aveva dischiarto:”La voce che canta Love to Love You
Baby era più quella di Marilyn Monroe, che non la mia.” A modo suo, "Love to
Love You Baby" della Summer era robotica al pari di "I Feel Love", ma non ne
possedeva le stesse intuizioni innovative. In ogni caso la Summer si stancò in
fretta di interpretare la macchina da sesso, anche perché i suoi valori
religiosi di cristiana dichiarata andavano in conflitto con il suo status di
regina nell’impero del sesso della disco-music. Lontana dalle piste da ballo, la
musica di Moroder assume una sfumatura di alienazione, ma un’alienazione
consapevole, tipica di considera l’arte come produzione e non come espressione.
La vitalità di questa musica elettronica, volutamente gommata, travalica le
divoranti pretenziosità del rock, liberandosi dalle implicazioni, dalle
complicazioni ed elevandosi, in totale distacco, da interpretazioni
cervellotiche e ricerca di pseudo-valori ( il rock degli anni ’60 è stata la più
grande falsità o utopia raccontata a milioni di giovani ignari, o volutamente
inconsapevoli che gli unici valori erano quelli accumulati dai i divi
dell’epoca). Nel mondo della musica dove tutto cambia, perché il mondo possa (o
debba) rimanere come prima, la disco-music, è stato l’unico fenomeno veramente
ecumenico, non “ad escludendum”, facendo incontrare, in pista, uomini e donne,
bianchi e neri, omo ed eterosessuali, Ispanici ed Italo-americani, Europei ed
Africani, perfino la macchina (il Cyborg), riuscì ad avere un contatto sociale e
carnale con gli esseri umani.
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