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MIAMI
SOUND: UN MELTING POT DI ROCK SUDISTA, FUNK E CALYPSO!
Miami Sound: con il nuovo stuolo di etichette discografiche create negli anni Sessanta ancora
da Henry Stone e collaboratori (la Alston, la Galdes, la Blue Candle, la Cat, la
Dig), Miami presento due differenti aspetti di musica prevalentemente nera,
entrambi chiamati Miami sound. Si trattava pero di due filoni piuttosto lontani:
da un lato un soul profondo, tradizionale, che avrebbe lasciato pochi segni nel
panorama internazionale; dall'altro uno stile inconfondibile e fortunatissimo di
disco music. La città, da sempre, presenta del resto due anime sociali ben
distinte: da un lato la zona urbana con il ghetto ed un tasso di criminalità e
violenza fra i più alti del mondo; dall'altro le spiagge dorate e gli hotel di
gran lusso della Golden Beach; da una parte una delinquenza organizzata attorno
al traffico sempre più intense di stupefacenti, e la vita difficile degli esuli
politici centro-americani, fuggiti via mare soprattutto dalle isole di Cuba e di
Haiti (nel centro di Miami esiste proprio la Little Haiti); dall'altra
proprietari di ville, di Industrie, di banche, chiusi in ghet-ti dorati (gli
stessi Bee Gees) e protetti da decine di guardie del corpo. L'industria dello
spettacolo di Miami è stata, comunque, molto ricca: e proprio dalla Florida,
prima ancora che negli studi Sigma Sound di Philadelphia (il celebre Philly
Sound di O'Jays, Three Degrees, MFSB, ecc.) o nel gigionismo sinfonico di Barry
White e delle sue orchestra, la disco music era partita alla conquista del
mondo. Si può dire che la musica da discoteca tipica della seconda meta del
mitico decennio (gli anni ’70) abbia avuto origine da queste parti: Jimmy Bo
Home, Benny Latimore, J.P. Robinson, Peter Brown e T-Connection ne furono i protagonisti; Timmy Thomas, col
successo del 1973 (Why can't we live together), il precursore sul piano
internazionale; George McCrae (poi insieme alla moglie Gwen), il primo boom
europeo con “Rock your baby”, ai primi posti anche nelle classifiche italiane
nel 1974; K.C. & Sunshine Band il gruppo tecnicamente e musicalmente più
preparato, per anni sulla cresta dell'onda (“Queen of clubs”, “Shake your booty”,
“Get down tonight”, “That's the way I like it”, ecc.) grazie ai suoi leader, il
cantante Harry W. Casey ed il bassista Richard Finch, gli autori più prolifici
del Miami sound. Tutti questi artisti incidevano per la TK, la sigla più
fortunata fra le tante create da Henry Stone: le iniziali erano quelle di Terry
Kane, uno sfortunato cantante che aveva ospitato in casa sua i primi uffici di
Stone. Lo stile di Miami era molto particolare, e risentiva della geografia
della Florida: il sound, pur ispirato alla lezione di Memphis, piu sanguigna e
meno sofisticata di quella di Detroit, era diluito dalle influenze delle Indie
Occidental!, dalle danze dei Caraibi, dal reggae della Giamaica in particolare;
basti pensare att'offbeat, il tempo ritmato dei brani di McCrae, oppure
all'organo ipnotico e sinuoso di Timmy Thomas. Precisa la definizione di Betty
Wright, che ebbe un secondo grande successo nel 1975 con “Shoorah! Shoorah”,
secondo la quale il sound di Miami era una sorta di ”cuban-calypso-funky
afroamericano”. Particolarmente ballabile, naturalmente.
Studi di registrazione: contemporaneamente all'ondata di disco
music, Miami divenne una delle
capitali internazionali della registrazione discografica, grazie soprattutto al
complesso dei Criteria Recording, fondati nel 1955 da Mack Emerman, prima sala a
24 piste dello stato. Eric Clapton, il chitarrista inglese proveniente da un lungo
periodo di depressione psichica e di tossicodipendenza, registrò ai Criteria nel
74 il primo disco della rinascita, e volle battezzarlo “467 Ocean Boulevard”,
nome del grande viale affacciato sull'Oceano Atlantico di fronte alla spiaggia
di Miami dov'era la sede della sala d'incisione. A parte Clapton, i Criteria
hanno ospitato Stephen Stills, gli Eagles, gli Who. i Fleetwood Mac, Art
Garfunkel, i Grand Funk, i Black Sabbath, Julio Iglesias. Ma la maggiore
popolarità è toccata allo studio quando fu scelto dai Bee Gees, intenzionati
a risciacquare i propri panni in Florida, all'epoca delta loro svolta in chiave
di disco music. Le colonne sonore di “La febbre del sabato sera” e di “Grease”
sono nate in gran parte a Miami, insieme a tutti gli LPs dei fratelli Gibb,
fino agli anni '80,
cui hanno dato un contributo essenziale due produttori e tecnici del suono fissi
ai Criteria, Karl Richardson ed Albhy Galuten. Da allora la Florida, almeno fino
ai primi anni ’90, è stata un centro sempre più richiesto di sale di
registrazioni ed altri studi, come il Bayshore di Coconut Grove, il Quadradial o
il Coconuts, divenuti negli anni punti di riferimento internazionali. Più che
essere meta di pellegrinaggi nostalgici o di omaggi a vecchie glorie, come altre
città della provincia interna o del meridione degli Stati Uniti, Miami è rimasta
per tutti gli anni ’80 e ‘90 una delle capitali davvero “floride” dell'industria
musicale americana e mondiale.
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