PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  LARRY LEVAN: L'UOMO CHE VISSE DUE VOLTE.

In suo onore, il primigenio stile house, proveniente da Chicago, venne denominato Garage-Sound. Il Paradise Garage, per anni, era stata la sua casa artistica, la sua rampa di lancio, il tempo dove egli si era immolato in nome della “disco” nera che più nera non si poteva, la discoteca che gli aveva tributato onori e fama ad imperitura memoria. Se fosse un soggetto cinematografico, questa storia potrebbe cominciare il 26 Settembre 1987, fatidico giorno di chiusura del Garage, e concludersi l’8 novembre del 1982 con la morte di Larry Levan, attore protagonista ed artefice del proprio triste destino. Poi, con una serie di flash-back, ripercorrere a sprazzi la breve, ma intensa vita di uno dei più famosi DJs di tutte le epoche, di sicuro il più amato, poiché prematuramente scomparso come i miti del cinema e della musica, consumati dal peso di un successo talvolta pesante da sopportare e dagli eccessi di una rovinosa esistenza vissuta ad alta velocità. La principale regola dello show business insegna: “the show must go on”, lo spettacolo deve continuare, qualsiasi cosa accada. Questo dettame, che porta a guardare sempre al futuro, sembrava coniato apposta per tutto ciò che ruota o ruotava intorno all’effimero mondo della dance-music o della musica nell’accezione più larga del termine, dove nulla è mai durato in eterno. Così un bel giorno, la polizia mise i sigilli alle porte del mitico “The Garage”. Un legenda metropolitana narra (ma rimane solo una bella storia inventata) che tutto l'impianto fosse stato venduto al “Ministry of Sound” di Londra. Ma così non avvenne. L'impianto fu installato in un locale chiamato Paradise Ballroom nella West, 43'rd St., di New York. Questo locale, poco fortunato, non rimase aperto a lungo e l'impianto venne smontato e venduto a pezzi.  La realtà dice, invece, che, qualche tempo più tardi, Larry ed il suo amico e collega DJ, Bert Bevans furono chiamati in Inghilterra per una consulenza. L’intento era quello di ricreare lo stesso impianto al Ministry of Sound di Londra, al fine di ottenere le “magiche sonorità” del Paradise Garage. Larry era già consumato dal vizio e debilitato dal “male”. Infatti, egli arrivò a Londra con oltre una settimana di ritardo e senza dischi. Li aveva venduti tutti per poter acquistare qualche dose di droga: la dipendenza dell’eroina era irrefrenabile. Alcuni amici, corsero a riacquistarli, ad un prezzo assai maggiorato, da colui che glieli aveva comprati a buon mercato, ma lui li rivendette nuovamente. Questo accadde più volte e, alla fine, Larry perdette, definitivamente la sua mitica collezione di dischi, quel prezioso scrigno di suoni e di emozioni, che per anni avevano tenuto i riflettori accesi su una stella della consolle, su quel “immortale mago del giradischi”, destinato a diventare l’ennesima vittima della falcidie operata dal flagello AIDS.  Larry, ormai, avvertiva il “puzzo” della morte, che sembrava stargli col fiato sul collo: durante le sue ultime tourneè in Giappone, nel ’90 e , soprattutto nel ’92, realizzava delle trascinanti performances sul filo della nostalgia, dove le emozioni sembravano riportarlo ad un passato, forse più felice. In quella carrellata di classici del Philly-Sound, il messaggio conduceva, chiunque lo ascoltasse, verso un misto di gioia e dolore, lasciando trasparire quanto grande fosse il suo malessere. La consapevolezza che la morte avrebbe bussato presto alla sua porta era diventato una specie di fil-rouge che legava quasi tutte i brani da lui proposte nel corso della serata. Le canzoni che suonava parlavano di quale fosse lo scopo della vita di ognuno: “Time Waits for No One” (il tempo non aspetta nessuno) di "Jean Carne" e "Where Do We Go From Here" (Dove andremo da qui) dei "Trammps, ad esempio, divennero immancabili, quasi una sorta di ineluttabile attesa per la conclusione di quella “gioventù bruciata”. Stiamo narrando le gesta di Lawrence Philpot, meglio conosciuto con il nome d'arte di Larry Levan, uno dei più innovativi e idolatrati DJ della scena newyorkese e divenuto, poi, uno dei DJs culto della club culture mondiale. Almeno fino a quel maledetto 8 novembre 1992, giorno in cui morì appena trentottenne per le complicazioni cardiache insorte in seguito al raggiungimento della fase terminate della malattia. Era nato il 21 giugno 1954, in Bedford Stuyvesant - Brooklyn, New York, figlio di una casalinga, Minnie Levan, mentre del padre non si hanno notizie.....

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