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THANKS
GOD WAS HOUSE… AND THE DISCO IS NOT OVER!!!
Il lavoro di Knuckles, nel giro di poco tempo, divenne inconfondibile ed i ragiovani
della città cominciarono a
chiedere ai negozi di dischi “Il sound del Warehouse”. Frankie aveva creato,
forse inconsapevolmente, in diretta, durante le sue serata, le “basi” della
musica-house: “The House Sound of Chicago” nasce cosi, cominciando a circolare
su acetati e lacche pirata, poi su dischi a tiratura limitata pubblicati da
piccole etichette indipendenti come la D.J. International e la Trax, destinate
d alimentare, anche fuori dal mandamento di Chicago, il mito della
“House-Music”. In Europa, invece, il nome di Knuckles, insieme al concetto di
house-music, iniziò a circolare tra gli addetti ai lavori intorno al 1986.
Tornato a New York da vincente, il dee-jay cominciò a firmare remix prestigiosi
ed a lavorare con la Def Mix Productions. Tra la fine degli anni ottanta e
l'inizio del nuovo decennio, Knuckles produce alcuni disco-mix fondamentali
per lo sviluppo e la caratterizzazione di uno standard house: “Your Love”,
“Tears” e “And I Loved You”. Ben presto la sua attività si sposta dai clubs alla
sala d'incisione, pur non facendo mancare la propria presenza nei più importanti
discoteche del mondo. Nel 1992 esordisce con il primo lavoro a titolo personale,
“Beyond The Mix”. L'album, trainato dalla raffinata “The Whistle Song”,
sottolinea la predilezione di Knuckles a spaziare tra i generi; ricreando una
sorta un soul-moderno partendo dall’house –music, egli riscopre la melodia,
la potenza della voce ed un gusto per arrangiamenti raffinati secondo uno stile assai distante
dalla dance più “commercialotta” e banale. Ad onor del vero, va detto che Frankie Knuckles, almeno nel metodo, non ha inventato nulla, ma molto deve al
suo vecchio amico e compagno, il compianto Larry Levan, il quale già nei lontani
anni ’70, almeno dieci anni primi e con rudimentali giradischi, tentava la
commistione di stili, generi e sonorità, anticipando di molto le tendenze del
decennio successivo.
TONY HUMPRIES
Diversamente da Frankie Knucles, Tony Humpries, ha sempre operato su un tessuto
sonoro più morbido, talvolta con qualche strizzatina d’occhio alle classifiche
ed al pop. Per la suo sottile e raffinata operosità, quasi da cesellatore di
suoni, viene considerato uno dei padri della house-garage, propugnata con
caparbietà dalla console del club statunitense Zanzibared ed, in seguito,
intrattenendo, durante il week-end, oltre tre milioni di persone con il suo
live-set trasmesso in diretta da Radio Kiss FM di New York. Tony appartiene a
quella rara generazione di DJs capaci di rimanere fedeli allo stesso club per
qualche lustro, come i campioni dello sport di un tempo, fino ad ingraziarsi i
favori e la fiducia di un’importante radio commerciale disposta ad ingaggiare, a
suon di verdoni, per quindici anni consecutivi, lo stesso discc-jockey. Tali
chances non sono offerte a chicchessia, ma bisogna possedere la stoffa, l’estro
creativo e la competenza di Tony Humpries. Nel suo caso, il successo è stato il
frutto di un paziente e appassionato lavoro, quasi come la tela di un ragno
tessuta pazientemente, creando una sorta di “unicum” allo Zanzibar, nel New
Jersey, locale nel quale risultò talmente coinvolgente da spingere i dirigenti
di Radio Kiss FM di New York a mandare in onda in diretta le sue “sessions” del
venerdì e del sabato, all’interno di spazi commerciali assai ambiti e rilevanti.
Fondamentale per l’evoluzione della sua carriera, risultò l’arrivo nella
capitale britannica. Negli anni ottanta furoreggiava la house-music di Chicago,
con annesse variazioni europee sul tema, come l’acid-house, ma Humpries era
rimasto fedele al suo “format”, il tipico stile elegante e felpato
dell’house-garage. Ciò che lo differenziava maggiormente dai suoi colleghi erano
quei suoni decisamente più melodici, con evidenti influenze soul, jazz e gospel.
Sebbene allo Zanzibar fosse osannato come una rock star, il suo nome stentava a
varcare i confini nazionali. Furono le indiavolate session dal vivo trasmesse
dall'emittente newyorkese a rapire Danny Rampling, un famoso DJ di Londra che,
all'inizio degli anni novanta, decise di invitarlo nella capitale britannica per
alcune serate. Grazie al passaparola e alla diffusione del nastri registrati
alla radio, Londra riscoprì una passione per la house che , in quel periodo,
sembrava svanita. In Inghilterra Tony venne accolto come un capo di \Stato: il
pubblico sottolineava con gli applausi ogni suo passaggio al mixer, facendolo
sentire, come egli stesso racconta, "come Rocky Balboa sul ring". Travolto da
tanto successo, alla seconda occasione, si porta dietro a sue spese amici e
collaboratori per poter condividere con loro quella sensazione esaltante. Il
sogno nel cassetto di Tony Humpries, in parte contemplato e sostanziato nei
fatti, era quello di trasformare l’house-garage nella musica pop degli anni
novanta, inoltre era ossessionato dall’idea di elevare la dance al rango di
musica di matrice R&B a tutti gli effetti, ma tale riconoscimento gli era sempre
stato negato da una certa critica musicale spocchiosa e prevenuta: con estrema
testardaggine, riuscì anche in questo intento, lanciando nelle hit-parades
mondiali artisti del calibro di Adeva, D'Borah e Basement Boys, centrando in
pieno i suoi obiettivi. Per questo e per altro ancora che il suo show
radiofonico ottiene, in media, un ascolto che supera i tre milioni di persone.
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