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THANKS
GOD WAS HOUSE… AND THE DISCO IS NOT OVER!!!
Chicago ne è stata la madre feconda , il terreno
di coltura dove si è sviluppato, cresciuto e da cui si è diffuso, come
un’epidemia contagiosa, il più importante e longevo genere “dance” che ha
conquistato il mondo delle discoteche. Muovendo i primi timidi passi, dal
celeberrimo Warehouse, grazie alle intuizioni di Franckie Knakles, fino alla
rielaborazione in chiave europea, questo melange musicale dal cuore “soul” e dal
ritmo nero, sin dalla seconda metà degli anni Ottanta, ha invaso e conquistato i
clubs più eleganti e raffinati. La nascita, soprattutto l’affermazione, di un
nuovo genere musicale, ma in questo caso sarebbe più opportuno parlare di una
linea di tendenza, avviene sempre quando il mercato ne riconosce la
consistenza, facendolo assurgere al rango di fenomeno. E' accaduto così anche per
la house-music, le cui prime, significative avvisaglie, si erano avute già dal
1985, quando sconosciuti DJs americani, come Frankie Knukles, cominciarono a
sperimentare nuove sonorità, legate alla tradizione R&B, ma diluendo la
componente “negroide” con ritmi scarni e cadenzati più adatti alle esigenze
delle discoteche di quegli anni, soprattutto non oltrepassando mai un certo
numero di BPM al minuto. Nel breve volgere di qualche stagione, Knuckles ed affini
si trasformarono i in veri e propri “architetti” musicali, progettisti di
sonorità raffinate, lontani dagli stereotipi della dance-pop infantiloide e
dilagante nei plastici anni ’80. Questo “novo stil dance” gettava una
sorta di ponte ideale verso la “disco” dei tempi migliori, di matrice
“soul-funk” e di marca statunitense. Il genere venne battezzato “house” dal nome
del locale che lo aveva visto nascere, il Warehouse di Chicago, ma nell’accezione più larga, si
sottolinea che il termine indica un particolare tipo di musica, spesso,
realizzata in casa con mezzi di fortuna e con un eccesso di fantasia creativa.
In prima istanza si trattò, effettivamente, di musica nella quale venivano fusi a
caldo i vecchi classici della disco-music con il moderno euro-beat, supportati
da una ritmica elettronica, ma con il recupero di suoni analogici,
apparentemente datati. Il primo forte impatto sul mercato dell’house-music fu
determinato dall’ondata "jack". Come ogni nuova scuola di pensiero che si
rispetti, questo “ritmo” aveva bisogno di codificare un qualche slang: "jack"
divenne la parola d'ordine dei ballerini di Chicago, descrivendo alla perfezione
le loro evoluzioni coreografiche su brani come “Love Can't Turn Around” di
Harley Jackmaster Funk (che segnò l'esordio discografico del gigante buono
Darryl Pandy, dopo l'abbandono del cori gospel di tipo ecclesiastico), “Jack the
Groove” di Raze e “Jack Your Body” di Steve "Silk" Hurley. Il successo riscosso
da queste produzioni, scatenò una reazione a catena: i Bad Boy Bill con “Jack It
All Night Long”, Femme Fion con “Jack the House”, Chip E. con “Time to Jack”,
sono solo una piccola parte dei titoli famosi dell'ondata "jack". Gli echi di
tanto clamore raggiunsero presto il Vecchio Continente, anche se, come avviene
nella prassi , inizialmente ci si limitò alla sola importazione. Nel 1988,
però, I'Inghilterra, da sempre particolarmente attenta alle novità provenienti
dal continente americano (e per ovvie affinità linguistiche e culturali), prese in
mano la situazione con decisione, traghettando la house-music dalle sommesse
oscurità dei clubs americani ai potenti riflettori delle classifiche di vendita
di tutto il mondo. Il primo, eclatante successo fu quello ottenuto dai M/A/R/R/S
con l'innovativo “Pump Up the Volume”, un lungo break strumentale ricco di
campionamenti e dalla battuta intermittente. I tempi ormai erano maturi per
l'esplosione del fenomeno. A raffica, apparvero sul mercato un’infinità di
produttori e cultori del genere, come Mark Moore degli S-Express con “Theme from
S-Express”, Tim Simenon, fondatore dei Bomb The Bass e autore di “Beat Dis”, i
Coldcut prima con il remix del brano rap di Eric B & Rakim “Know You Got Soul”
ed in seguito con l’originale “Doctor in the House”, con la voce di Lisa
Stansfield. L’androgina Yazz, con la sia inquietante fisicità, sarà tra le prime
dive della scena house, inizialmente accompagnata dai Plastic People, ed in
seconda battuta come solista: yazz si fece spazio fra le zone alte delle
classifiche, grazie ad una cover di Otis Clay intitolata “The Only Way Is Up”,
seguita dall'originale “Stand Up for the Love Rights”. Da questo momento in poi,
lo stile house comincerà a contaminare anche le nuove produzioni pop, come era
avvenuto, in precedenza, per la disco, di cui rimane la più degna erede fra le varie tendenze
sviluppatesi nel caotico mondo della notte a partire dai primi anni ’80.
FRANKIE KNUCLES
Come
ogni rito collettivo che si rispetti, l’house-music, oltre ad avere milioni di
fedeli, da sempre, ha il suo massimo profeta in Frankie Knuckles. Il Nostro si
afferma artisticamente a Chicago all'inizio degli anni ottanta ed, a tutt’oggi,
è considerato uno del più accreditati DJs del mondo. Nativo di New York, si
trasferisce nella città del Blues Brothers a caccia di fortuna: la Dea Bendata
gli arride, portandolo ad ottenere il lavoro di DJ-resident al Warehouse, una megadiscoteca,
signora incontrastata del sabato sera cittadino, frequentata soprattutto da gente di colore e da
gay. In questa elettrica e stimolante atmosfera, Knuckles comincia a sperimentare nuove
atmosfere musicali, usando le versioni strumentali di vecchi brani disco e
classici soul ed inserendovi, in diretta, ritmiche oinedite e fraseggi musicali
con tastiere e batterie elettroniche.
Continua
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