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FUNK…IL
ROCK DEI NERI!
Più volte abbiamo cercato di dare una
spiegazione razionale sul perché il “Funk”, nell’accezione più larga del termine
e quale derivato dell’R&B”, non abbia trovato mai una collocazione di tutto
rispetto nel mondo della musica “che conta”. Per intenderci meglio, appare
quanto mai legittimo domandarsi il perchè a molti artisti, ascrivibili a questo
“genere”, non sia mai stato riconosciuto un posto importante, salvo rare
eccezioni, nella storia della “musica popolare moderna” e uno “status” di
fenomeno musicale e sociale al contempo. Volendo fare un esempio pratico: basti
prendere una qualunque enciclopedia della musica contemporanea, che abbracci un
periodo compreso tra gli anni ’60 e i giorni nostri, per rendersi conto che
vengono riportati artisti insignificanti, con all’attivo un disco e mezzo al
massimo, che hanno vissuto il classico “quarto d’ora di celebrità”, ma non
vengono segnalati personaggi come The Commodores (gruppo “ecumenico”) che,
unitamente a Lionel Richie, ha venduto oltre 100 milioni di dischi in tutto il
mondo. Come tutte le espressioni della musica afro-americana, il “funk” nasce e
si sviluppa nei quartieri malfamati delle periferie urbane delle metropoli
statunitensi, risucchiando e catalizzando gli umori, la rabbia e le frustrazione
della gente di colore. La “componente sociale” del funk, con tutte le
implicazioni che ne scaturiscono, sono un elemento acclarato da tempo: come non
riconoscere ad esempio il fatto che, se negli anni ‘70 non ci fosse stata una
forte evoluzione e distribuzione “commerciale” del funk, non sarebbero,
probabilmente, esistiti certi fenomeni legati all’Hip-Hop. Se non altro, DJs,
rappers, ballerini e produttori non avrebbero trovato i “breaks”, i “loops” e i
“riffs”, su cui “rappare, danzare e “scretchare”, soprattutto non sarebbero
esistite le basi ritmiche e i “grooves” su cui sono stati impiantati i più
grandi successi dell’Hip-Hop degli ultimi vent’anni. Va precisato, che il “Funk”
non deve essere considerato come un genere musicale rigido, monolitico ed
impermeabile a qualunque contaminazione, ma piuttosto come una summa di vari
stili e quale naturale evoluzione “ritmica” dell’R&B”, soprattutto deve essere
inteso e compreso come una specie di “puzzle”, un oggetto componibile fatto di
più elementi e segnato da un evidente “mutatis mutandis”, ossia da una perenne
attività di mutamento evolutivo. Sotto le insegne del funk hanno combattuto e
combattono artisti e bands dalle caratteristiche alquanto “dissimili”. Partendo
da un differente approccio e in considerazione della “molteplicità espressiva”,
si potrebbe definire il funk come “il rock dei neri”, privo di taluni elementi
intellettualoidi, politici e culturali, ma fortemente ancorato alla realtà
sociale. Come il rock, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’60, anche il
funk è stato tutto ed il contrario di tutto, tentando commistioni ed accettando
contaminazioni di vario tipo. Il termine “Funk” inizia a circolare negli USA ,
gai a alla fine degli anni ’50 con riferimento alle caratteristiche ritmiche e
sonore presenti in diversi ambiti musicali: nel jazz, ad esempio, veniva
riferito ad un approccio musicale rude, poco affinato, scevro da qualsiasi
sofisticazione, legato al Rhythm & Blues, con riffs ossessivi e taglienti ed un
ritmo sempre in crescendo. In seguito, particolarmente negli anni ’70, l'
aggettivo “funky” venne utilizzato con frequenza anche in altri settori della
black-music come il “soul” e la “disco”. Sembra che nello slang degli
afro-americani il sostantivo funk (ed il suo aggettivo funky) indicasse l'odore
sprigionato dal corpo in stato di eccitazione durante il ballo; poteva, inoltre,
significare “terrore” o essere usato in luogo di "sexy", "attraente" o “libero
da inibizioni sessuali”. Per comprendere l'esatto significato del fenomeno –
come già spiegato - non vanno tralasciati i suoi stretti legami con le
problematiche razziali dell'epoca: da una rivoluzione sociale, si sprigionò una
sorta rivoluzione ritmica. In America, il funk cominciò a rappresentare quella
musica per cui un “nero” non era più costretto a vergognarsi di ammettere che
aveva le proprie radici in Africa, al contrario, divenne un contrassegno
distintivo e una forte spinta propulsiva all’orgoglio di razza. Le prime
avvisaglie di funk. come un vero e proprio genere musicale, si materializzano a
partire dalla seconda metà degli ‘60.
Continua
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