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EURODISCO:
QUELL’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE
Il fenomeno Silver Convention fu
uno dei primi ad oltrepassare il perimetro del ghetto nazionale ed a giungere in
pompa magna in America, ottenendo la bellezza di diciassette dischi d'oro. II
gruppo, prodotto da Michael Kunze e dall'arrangiatore e musicista rock Sylvester
Levay, nacque nel 1974, quando i due si associarono per scrivere e registrare
alcune basi strumentali disco. Al momento di sovraincidere le voci femminili di
alcune turniste sulle tracce che ritenevano più commerciali, coniarono il nome
Silver Convention (dal soprannome di Levay, 'Silver'), ottenendo un immediato
successo in Europa con “Save Me”. Le richieste per la pubblicazione di un album
non si fecero attendere e utilizzando gli stessi anonimi turnisti (sia
musicisti che cantanti) , Kunze e Levay misero insieme “Save Me”, che vendette
un milione di copie in tutto il mondo. Un brano in particolare, scritto da Levay,
inizialmente chiamato “Run, Rabbit, Run”, ribattezzato, in seguito “Fly, Robin,
Fly”, sarà il loro pezzo più venduto in assoluto, un clamoroso successo da
classifica che nel '75 imperverso nei club, facendo ruotare le mirror-ball e
vendendo un milione di copie nella sola Germania. Il compito di assemblare il
gruppo disco più famoso della scena tedesca, i Boney M, sarebbe stato ad
appannaggio del produttore/compositore Frank Farian, 1'uomo che aveva creato
Gilla, Eruption e, successivamente sarebbe stato il cervello degli assi del
playback, i Milli Vanilli. Come Farian in Germania, il produttore Jacques Morali
e il suo socio nella “Can't Stop Productions” Henri Belolo, diedero smalto all'Eurodisco
francese. Dopo aver scoperto i Village People e aver fatto uscire la disco-gay
dall'angusto confine dei club, Morali e Belolo diedero lo start alla carriera
disco di Patrick Juvet, cantante dalla fluente chioma d’oro, già beniamino del
giovane pubblico femminile francese. Dal canto suo, il batterista Pierre Alain
Dahan aveva lasciato gli Space per unirsi ai Voyage, la seconda forza nel
panorama disco francese. Già alla prima uscita discografica i suoni dolci e
armoniosi del gruppo prodotto da Roger Tokarz riempirono le onde radio e le
piste da ballo di tutto il mondo. Tokarz affido le parti vocali a Sylvia Mason -
fresca dell'esperienza come cantante solista con Cerrone - e la supportò col
tastierista Marc Chantereau, il bassista Slim Pezin e Dahan. II gruppo scriveva
e produceva collettivamente il materiale, esplorando tutto 1'orizzonte musicale
e traendo ispirazioni ritmiche dall'oriente (Orient Express), dalla Scozia
(Scotch Machine) dalle isole del pacifico (Tahiti, Tahiti) e dal Sud America
(Latin Odyssey). Album souvenir deliziosi come “From East to West”, garantirono
al gruppo un passaggio in prima classe nella storia della disco-music. Lo stesso
discorso vale per “Don't Let Me Be Misunderstood”, il primo prodotto di una
certa importanza di Leroy Gomez and Santa Esmeralda. Gomez, un nativo di Cape
Code di discendenza portoghese, si era trasferito verso la meta degli anni
Settanta a Parigi, dove aveva lavorato come turnista, grazie alla sua abilita di
chitarrista, flautista e sassofonista. La sua idea di aggiornare il brano
portato al successo dagli Animals del '65 con spruzzate di percussioni latine,
brividi di flamenco e un trascinante beat tipicamente disco, si rivelo
esplosiva. Nel 1977 il singolo vendette milioni di copie in tutta Europa,
piazzandosi in testa alle classifiche in Germania, Spagna, Francia e Olanda,
dimostrando di essere pura dinamite disco, quando la Casablanca Records ne
rilevo i diritti americani, dove divenne una pietra miliare nella storia della
musica dance. Tra gli altri gruppi francesi meritevoli di menzione citiamo La
Belle Epoque (Black Is Black e Miss Broadway), Kongas (Africanism/Gimme Some
Loviri), Don Ray (Got to Have Loving], Afric Simone (Ramaya), Plastic Bertrand -
gia noto per Ca Plane Pour Moi (Tout Petit le Planete), Crystal Grass (Hot Love
in Spain), France Gall (1'album Dancing Disco), Ottawan (Hands Up, Give Me Your
Hearts D.I.S.C.O), The Gibson Brothers (Come to America, Non-Stop Dance e Cuba)
e Alain Chamfort (Manureva, della quale Serge Gainsbourg fu coautore e
produttore). Anche la breve carriera disco di Sheila B. Devotion risulta degna
di nota, ma l'indiscussa diva francese della disco fu comunque un'altra
sopravvissuta ai fasti parigini di un'epoca lontana: Yolanda Gigliotti, in arte
Dalida, egiziana di nascita, la stessa che ottenne i primi success! negli anni
Cinquanta (Bambino nel 1956 e Histoire d'un Amournel 1957). Per anni
soprannominata "Mademoiselle Bambino" dopo il clamoroso debutto, Dalida si
sarebbe riciclata, infatti, nelle vesti della più importante regina della disco
francese. Una delle idee di Dalida più copiate fu il tributo in forma di
disco-medley. Brani di ogni tipo, da “Amor”, “Besame Mucho”, “Speedy Gonzales” e
“Dream Lover a Where Are All the Flowers Gone”, “Sloop John B”, “Zorba's Dance”
e “Look What They Have Done to My Song” vennero inseriti nelle migliaia di
melange-medley-eurodisco, che proliferarono non appena il concetto prese piede.
Qualche esempio: “Back to the Music” di Theo Vaness. “Disco Unlimited Citations”
di Cafe Creme con le canzoni dei Beatles, “Limelight Disco Symphony” di
Melophonia con brani di Charlie Chaplin, mentre con “Nostalgia Medley”, i
Chocolat ricorsero al repertorio di Cole Porter, fino ai mitici “Stars On 45”
con una miscellanea di tutto e di più. I Chocolat si erano formati a Bruxelles,
dal momento che anche il Belgio si mise a sfornare Eurodisco per fronteggiare le
insaziabili richieste del pubblico. “King of Clubs” del Chocolat, “Euro-Vision”
dei Telex (giunto al diciassettesimo posto, in rappresentanza del Belgio all'Eurocontest
del 1980) e “Born to Be Alive” di Patrick Hernandez, un nativo delle Guadalupe,
furono la migliore espressione di quanto accadeva sul versante disco nella
patria di Hercule Poirot.
Continua


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