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EURODISCO:
QUELL’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE
Mentre la “disco” americana diventava un fenomeno inarrestabile in ogni parte
del mondo, dal competitivo desiderio degli Europei di essere riconosciuti
oltreoceano con la stessa risonanza, anche nel Vecchio Continente cominciarono a
fiorire, in ogni dove, improvvisati produttori e fenomeni assimilabili alla
disco-music, ma con caratterizzazioni eccessivamente legate alla tradizione di
quei luoghi. Nella maggior parte dei casi, i disperati tentativi di
"americanizzazione" mancarono il bersaglio, finendo per produrre risultati assai
maldestri, al limite del folkloristico. Se la Germania, l’Inghilterra e
l’Italia, in massima parte, riuscirono ad esprimersi alti livelli, dalla
Francia, con le dovute eccezioni, ma soprattutto dalla Spagna si diffusero le
cose peggiori. L’Eurodisco arrivò, negli States, dall'Europa, in scarpe con la
zeppa e completo sportivo in poliestere, come un visigoto dedito al saccheggio
del repertorio soul-funk, ma senza “anima”. Il giornalista Nelson George la
descrisse come “una musica dal beat metronomico, perfetta per gente senza senso
del ritmo, con parti vocali quasi senza inflessioni, e una sessualità metallica
che faceva il paio con l'atmosfera ultratecnologica, ultrasessuale e
zero-passionale delle scintillanti discoteche comparse in qualsiasi città
americana di una certa importanza”. Rickey Vincent, storico del funk,
caratterizzò ulteriormente gli spregiudicati prodotti della fucina Eurodisco
come “pezzi costruiti dai produttori [che] generalmente mancano di ogni
struttura - incipit, crescendo, catarsi, risoluzione - ma erano abbastanza
orecchiabili da spingere un pubblico provinciale privo di senso del ritmo e
altri neofiti ad ammassarsi in gregge in discoteche sfarzose costruite in
prossimità di centri commerciali dall'una all'altra costa". I difensori del funk
pensarono che, producendo sezioni ritmiche con macchine, la musica avrebbe perso
la sua anima. A loro dire, l'Eurodisco corrompeva il patrimonio genetico della
black-music con quel beat da passo dell'oca e quei cori da birreria,
imbrigliando James Brown allo stesso modo in cui Pat Boone aveva mandato in
pensione Little Richard. Anche se non c'era dubbio sul fatto che l'Eurodisco
fosse destinata a un pubblico disimpegnato senza tante esigenze, risultava
altrettanto vero che molti successi dell'Eurodisco erano ricalcati con lo
stampino, nota per nota, sui primi dischi di Barry White, MFSB e The Temptations.
E’ storicamente accertato che la primogenitura della disco-music vada
all’America, ma è stata la multietnica fantasia europea ad espanderne il
repertorio con un suono divertente e disimpegnato, filtrato da anni di Festival
Europeo della Canzone e di cultura easy-pop. Lo stile eurodisco si era evoluto,
partendo dal divorante impeto degli Europei di fare qualcosa che potesse
catalizzare le attenzioni oltre che del mercato “continentale”, anche e
soprattutto degli Americani. Ma i disperati tentativi di "americanizzazione"
nella maggior parte dei casi mancarono il bersaglio, finendo per produrre
modesti risultati più “europei” che mai. Il sound dell’Eurodisco risultava
prevedibile ed inconfondibile, determinato innanzitutto dal fatto che il ruolo
dei produttori fosse predominante rispetto agli interpreti, spesso relegati in
secondo piano. In talune circostanze l’immagine dei cantante riportata in
copertina non corrispondeva neppure a quella degli interpreti reali. Spesso i
risultati di questo caotico e poco regolamentato “Mercato Comune della Dance”
fondevano assieme accenti stranieri, pessime dizioni, stravaganti arrangiamenti
e produzioni farcite di archi melassosi e stucchevoli. Ciononostante la fucina
Eurodisco produsse pezzi che funzionarono, grazie a melodie d'autore, abilità
produttiva e magnetismo: tutti requisiti adatti a scatenare l’irresistibile
estasi disco. Uno dei primi riusciti esempi, fu il duo spagnolo Baccara con
1'enorme successo riscosso in Europa dal loro “Yes Sir, I Can Boogie”, del '77.
( 17 milioni di copie vendute). E fu proprio l'era disco a creare una dizione
tuttora in uso nell'industria musicale: “summer hit” (successo dell'estate). In
effetti, dopo una vacanza esotica, erano in tanti a voler rivivere le sensazioni
estive attraverso quelle che potremmo definire "cartoline musicali". E cosi, le
classifiche della musica pop cominciarono a essere influenzate dai gusti di
questi consumatori, con titoli come “Magic Fly” degli Space, “Y Viva Espana” di
Sylvia, “Dolce Vita” di Ryan Paris (primi anni ’80) e “Bimbo Jet” di El Bimbo.
Alcuni personaggi dell'Eurodisco avrebbero comunque lasciato una traccia
profonda sulla cultura dance globale, influenzando il mercato USA: Giorgio
Moroder, Alec R. Costandinos, Cerrone, Amanda Lear e Jacques Morali. Altri nomi
della scena tedesca: Eruption (I Can't Stand the Rain), Gilla (Bend Me, Shape
Me), Champagne (Rock W Roll Star), Amii Stewart (Knock on Wood), John Paul Young
(Love Is in the Air), Roberta Kelly (Zodiacs), The Munich Machine (Get on the
Funk Train) e Lipstique (At the Discoteque). ..
Continua


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