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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  EURODISCO: QUELL’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE

Mentre la “disco” americana diventava un fenomeno inarrestabile in ogni parte del mondo, dal competitivo desiderio degli Europei di essere riconosciuti oltreoceano con la stessa risonanza, anche nel Vecchio Continente cominciarono a fiorire, in ogni dove, improvvisati produttori e fenomeni assimilabili alla disco-music, ma con caratterizzazioni eccessivamente legate alla tradizione di quei luoghi. Nella maggior parte dei casi, i disperati tentativi di "americanizzazione" mancarono il bersaglio, finendo per produrre risultati assai maldestri, al limite del folkloristico. Se la Germania, l’Inghilterra e l’Italia, in massima parte, riuscirono ad esprimersi alti livelli, dalla Francia, con le dovute eccezioni, ma soprattutto dalla Spagna si diffusero le cose peggiori. L’Eurodisco arrivò, negli States, dall'Europa, in scarpe con la zeppa e completo sportivo in poliestere, come un visigoto dedito al saccheggio del repertorio soul-funk, ma senza “anima”. Il giornalista Nelson George la descrisse come “una musica dal beat metronomico, perfetta per gente senza senso del ritmo, con parti vocali quasi senza inflessioni, e una sessualità metallica che faceva il paio con l'atmosfera ultratecnologica, ultrasessuale e zero-passionale delle scintillanti discoteche comparse in qualsiasi città americana di una certa importanza”. Rickey Vincent, storico del funk, caratterizzò ulteriormente gli spregiudicati prodotti della fucina Eurodisco come “pezzi costruiti dai produttori [che] generalmente mancano di ogni struttura - incipit, crescendo, catarsi, risoluzione - ma erano abbastanza orecchiabili da spingere un pubblico provinciale privo di senso del ritmo e altri neofiti ad ammassarsi in gregge in discoteche sfarzose costruite in prossimità di centri commerciali dall'una all'altra costa". I difensori del funk pensarono che, producendo sezioni ritmiche con macchine, la musica avrebbe perso la sua anima. A loro dire, l'Eurodisco corrompeva il patrimonio genetico della black-music con quel beat da passo dell'oca e quei cori da birreria, imbrigliando James Brown allo stesso modo in cui Pat Boone aveva mandato in pensione Little Richard. Anche se non c'era dubbio sul fatto che l'Eurodisco fosse destinata a un pubblico disimpegnato senza tante esigenze, risultava altrettanto vero che molti successi dell'Eurodisco erano ricalcati con lo stampino, nota per nota, sui primi dischi di Barry White, MFSB e The Temptations. E’ storicamente accertato che la primogenitura della disco-music vada all’America, ma è stata la multietnica fantasia europea ad espanderne il repertorio con un suono divertente e disimpegnato, filtrato da anni di Festival Europeo della Canzone e di cultura easy-pop. Lo stile eurodisco si era evoluto, partendo dal divorante impeto degli Europei di fare qualcosa che potesse catalizzare le attenzioni oltre che del mercato “continentale”, anche e soprattutto degli Americani. Ma i disperati tentativi di "americanizzazione" nella maggior parte dei casi mancarono il bersaglio, finendo per produrre modesti risultati più “europei” che mai. Il sound dell’Eurodisco risultava prevedibile ed inconfondibile, determinato innanzitutto dal fatto che il ruolo dei produttori fosse predominante rispetto agli interpreti, spesso relegati in secondo piano. In talune circostanze l’immagine dei cantante riportata in copertina non corrispondeva neppure a quella degli interpreti reali. Spesso i risultati di questo caotico e poco regolamentato “Mercato Comune della Dance” fondevano assieme accenti stranieri, pessime dizioni, stravaganti arrangiamenti e produzioni farcite di archi melassosi e stucchevoli. Ciononostante la fucina Eurodisco produsse pezzi che funzionarono, grazie a melodie d'autore, abilità produttiva e magnetismo: tutti requisiti adatti a scatenare l’irresistibile estasi disco. Uno dei primi riusciti esempi, fu il duo spagnolo Baccara con 1'enorme successo riscosso in Europa dal loro “Yes Sir, I Can Boogie”, del '77. ( 17 milioni di copie vendute). E fu proprio l'era disco a creare una dizione tuttora in uso nell'industria musicale: “summer hit” (successo dell'estate). In effetti, dopo una vacanza esotica, erano in tanti a voler rivivere le sensazioni estive attraverso quelle che potremmo definire "cartoline musicali". E cosi, le classifiche della musica pop cominciarono a essere influenzate dai gusti di questi consumatori, con titoli come “Magic Fly” degli Space, “Y Viva Espana” di Sylvia, “Dolce Vita” di Ryan Paris (primi anni ’80) e “Bimbo Jet” di El Bimbo. Alcuni personaggi dell'Eurodisco avrebbero comunque lasciato una traccia profonda sulla cultura dance globale, influenzando il mercato USA: Giorgio Moroder, Alec R. Costandinos, Cerrone, Amanda Lear e Jacques Morali. Altri nomi della scena tedesca: Eruption (I Can't Stand the Rain), Gilla (Bend Me, Shape Me), Champagne (Rock W Roll Star), Amii Stewart (Knock on Wood), John Paul Young (Love Is in the Air), Roberta Kelly (Zodiacs), The Munich Machine (Get on the Funk Train) e Lipstique (At the Discoteque). ..

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