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LA
DISCO ITALIANA: CLONI, AVVENTURIERI E MUSICISTI DI RANGO.
Claudio, con una formazione da musicista
classico e un presente legato al mondo del rock come componente del Goblin
(basti citare le tante colonne sonore scritte per i films di Dario Argento: su
tutte, quella di Profondo Rosso), aveva voglia di fare nuove esperienze. I due
avevano dpensato di puntare tutto sulla provocazione, a partire dal nome del
primo gruppo prodotto: gli Easy Going, presero il loro marchio in prestito da un
noto club romano molto in voga tra i gay della capitale. Anche i componenti del
gruppo vennero reclutati nel locale: erano Paolo Micioni (in arte Paul), il DJ
resident, e i due aitanti ballerini, Francisco ed Octavio. Nel realizzare la
copertina del loro primo disco, il fotografo Arpad Kertesz calcò ulteriormente
la mano, scegliendo l'immagine del mosaico che decorava l'ingresso degli uffici
della Banana: due prestanti e statuari simil-gladiatori nudi ed avvinghiati in
una sorta di lotta greco-romana. “Baby I Love You” ottenne un successo
immediato, seguendo quelli che erano i canoni della disco anni settanta, basata
su fiati, percussioni, basso, un rudimentale vocorder ed una chiusura ironica:
il muggito di una mucca al pascolo, da molti scambiato, all’epoca, per un grido
orgasmico. La corsa continua e, con la produzione della triestina Vivien Vee,
tentano il grande salto, riuscendo a sfondare anche il difficile muro del
mercato americano. “Give me A Break”, realizzato con gli stessi ingredienti
musicali utilizzati per 1'album degli Easy Going e stampato nel caratteristico
vinile rosso, vendette oltre centomila copie negli USA. Da quel momento cominciò
una frenetica girandola di nuove produzioni: Walter Martino, David Zed, The Mask
Craabs, Capricorn, Russell Spellman. Poiché Simonetti e socio immettevano sul
mercato singoli e album di altalenante successo, presto compresero quanto la
vita del discografico indipendente fosse irta d'insidie, quindi finirono con il
realizzare canzoni anche per altre etichette, come nel caso di Gioca Jouer, per
Claudio Cecchetto e di “Walkman” per Kasso, ma siamo già negli anni ’80. Anche
la Goody Music e Petrus, dopo i fasti, dovettero piegarsi alle leggi del
mercato, chiudendo nel 1981, in seguito alla crisi della disco in Italia ed in
Europa. Quando le sorti della Goody Music apparvero ormai segnate, anche il
sodalizio con Mauro Malavasi si dissolse nel nulla. Fred Jacques Petrus, dal
canto suo, continuò a lavorare a pieno ritmo tra I'ltalia e New York, cercando
di rinverdire i fasti di un’epoca che non sarebbe mai più ritornata. Creò altre
due etichette, la Mirage (1982) e la Renaissance (1985): in entrambi i casi con
esiti fallimentari, Negli ambienti discografici italiani Petrus rimase famoso
per la sua scarsa affidabilità. Emblematico il contenzioso con Jimmy Jam e Terry
Lewis che, nel 1984, gli avevano confezionato il disco del rilancio dei Change,
“Change Of Heart”, per il quale sembra che non abbiano mai ricevuto alcun
compenso. Probabilmente, questa sua propensione all'inaffidabilità determinò il
regolamento di conti che, in un triste giorno del 1986, ha chiuso nel sangue il
mito della Goody Music, l’unica etichetta italiana capace di tenere testa ai
colossi della discografia mondiale, almeno per alcuni anni. Jaques Fred Petrus
morì assassinato nella sua villa di Guadeloupe, all’età di 47 anni. Come gia
raccontato, il destino di Petrus s’era incrociato anche con quello dei i
fratelli Franco e Claudio Donato, fondatori di label prestigiose come Full Time
e Antibemusic. Ben presto l'esperienza acquisita e la fama raggiunta, fecero dei
due fratelli Donato il nuovo punto di riferimento della scena dance milanese,
romana e anche internazionale. La loro ricetta era quella, ormai collaudata,
secondo la quale la realizzazione delle parti musicali veniva affidata a
musicisti italiani e quella delle parti vocali ad affermati vocalist americani.
Gli assi nella manica dei fratelli Donato, ovvero i musicisti italiani con i
quali collaborano, rispondevano al nome di Stefano Pulga, Michele Chieregato,
Roberto Turatti e Luciano Ninzatti. Questo team di autori/produttori lanciò il
marchio Kano, che sin dal primo singolo, “I'm Ready”, centrò l'obiettivo del
successo internazionale. Mentre gli altri, deponevano le armi, la Full Time,
ebbe un notevole ruolo anche negli anni ’80. Tra il 1980 e il 1983, 1'operazione
Kano darà frutti importanti, testimoniati dalla realizzazione di quattro album
(un record per un marchio dance italiano) e soprattutto dalla presenza di queste
produzioni nelle “ostiche” charts di Billboard: il singolo “Can't Hold Back”
entra nella hot 100 mentre i 33 giri “Kano” e “New York Cacke” entrano nella top
200 degli album. Per tutti gli anni ottanta si assiste ad un’escalation di
trionfali successi: “Funky Be Bop” di Vin Zee (1981), “First True Love Affair”
di Jimmy Ross (1981), “You Make Me Do It” (1981) e “For You” (1983) di Ago,
“That Special Magic/Wee the People” della B.B. And Band (1983), “For You, For
Only You” di Peter Richard (1983), “Another Life” di Kano (1983), “Can We Go” di
Electric Mind (1983), “Believe in Yourself “(1983) e “Maybe One Day” (1984) dei
Creatures (giunto nella top ten dei singoli più venduti in Italia), “Let's All
Dance” della Band Of Jocks (1983) e persino il disco d'esordio di Jovanotti,
“Walking” (1987). Molti dei brani citati verranno inclusi nella colonna sonora
del film “Jocks”, girato all'interno della discoteca “Altro Mondo Studios”.
Della scuderia della Full Time, che comprendeva altri cavalli di razza come
Firefly e Tom Hooker, fece parte perfino Carmen Russo (un’improbabile versione
italiana di Donna Summer). Il declino della dance tradizionale spinse i due
fratelli produttori a congelare l'etichetta agli inizi degli anni novanta, per
dare vita alla nuova Antibemusic. Questa, però, è un'altra storia, la
disco-music era già un caso archiviato da tempo e l’Armata Brancaleone
dell’italo-dance di marca Discotto e Disco Magic aveva già invaso, da molte
primavere, il Vecchio Continente.
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