PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  LA DISCO  ITALIANA: CLONI, AVVENTURIERI E MUSICISTI DI RANGO.

Gli Italiani non sono stati inferiori ai Tedeschi in quanto a produzioni disco-dance: sul calare degli anni ’70, il Bel Paese, da Milano a Roma, passando per Bologna, era un pullulare di produttori e di etichette, pronti a cavalcare l’onda lunga della musica da discoteca, ormai dilagante e protagonista assoluta del mercato del vinile. In molti si cimentarono in questo nuovo “gioco d’azzardo” (sovente l’improvvisazione regnava sovrana), ma pochi riuscirono nell’intento; in particolare, l’assalto dalla disco-music di marca italica alle charts internazionali si mosse con un esercito di cloni, avventurieri e musicisti di gran classe, seguendo le coordinate tracciate da alcune etichette discografiche. Alla fine degli anni settanta, in quel di Milano, Jacques Fred Petrus fonda la Goody Music, prima label nostrana ad occuparsi di disco-music in formato export. Amministratore delegato della neonata etichetta era tale Franco Donato, un imprenditore calabrese appassionato di musica e molto stimato nell'ambiente discografico italiano (non a caso, in seguito verrà eletto presidente dell'AFI (Associazione Fonografici Italiani). In quegli anni, bazzicava negli uffici della casa discografica, al numero 51 di Via Friuli, anche il giovane fratello di Franco, Claudio, che presto rimane affascinato dal difficile, ma avvincente mestiere di discografico. Quando, nel 1980, la follia megalomane di Petrus cominciò a mettere in crisi i conti della Goody Music, Franco Donato mollò l'incarico di amministratore ed, insieme al fratello, mise in piedi la Full Time Records, rilevando anche i negozi di dischi d'importazione specializzati in musica dance e legati al gruppo Goody Music. Intanto un’altra etichetta italiana, la romana Banana Records aveva già conquistato importanti quote di mercato. Tutto era partito dalla felice intuizione di un intraprendente importatore di dischi originario della Guadalupa, trasferitosi a Milano per lavoro. Era la fine degli anni settanta e l'enorme lasso di tempo che intercorreva tra la pubblicazione dei dischi in America e l’arrivo in Italia, aveva favorito il fiorire dei negozi di importazione. Jacques Fred Petrus, sospinto da un pizzico di spregiudicatezza aveva aperto, a Milano ed a Roma, il “Goody Music”, sulla falsa riga del “Sam Goody” di New York. I DJs cominciavano a contendersi una sorta di esclusività ed originalità di proposta a colpi di dischi d’importazione. Visto, dunque, il buon andamento degli affari, Petrus decise di creare anche una sua personale etichetta: la Goody Music Records. La fortuna sembrava arridere il prode Petrus, quindi l'incontro ed il successivo sodalizio con Mauro Malavasi, allora fresco di conservatorio, si rivelò determinante. Petrus gli ordinava un disco praticamente ogni tre mesi, che il giovane professore di tromba confezionava con facilità estrema, supportato dall'inglese Alan Taylor nella stesura dei testi ed accompagnato da uno team di giovani musicisti, attenti alle novità del mercato mondiale, i quali gravitavano nell'orbita dei mitici studi di registrazione Fonoprint di Bologna: tra questi, Davide Romani, Paolo Gianolio, Rudy Travisi, Luca Orioli e Celso Valli. Grazie alle sue doti di compositore e arrangiatore, Malavasi riuscì a rendere internazionali quelle produzioni realizzate nella Bassa Padana. La tecnica, collaudata nel tempo, consisteva nel registrare le basi in Italia, per poi ingaggiare cantanti professionisti negli USA, dove venivano registrate le voci ed effettuati i missaggi. In soli tre anni, l'etichetta milanese invase il mondo con i dischi dei Macho, della Peter Jacques Band, dei Revanche e dei Change, imprimendo il proprio predominio in discoteca e nelle classifiche. Luther Vandross, Jocelyn Shaw, Deborah Cooper e Melisa Morgan sono solo alcuni tra i nomi, prima sconosciuti, emersi in ambito black-music, grazie al lancio mondiale della Goody Music. Intanto, la Banana Records, nata per volontà del produttore discografico Giancarlo Meo e del musicista Claudio Simonetti (figlio del noto maestro Enrico, scomparso alla fine degli anni settanta), aveva già assestato qualche decisivo colpo al mercato...
 

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