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LA
DISCO ITALIANA: CLONI, AVVENTURIERI E MUSICISTI DI RANGO.
Gli Italiani non sono stati inferiori ai
Tedeschi in quanto a produzioni disco-dance: sul calare degli anni ’70, il Bel
Paese, da Milano a Roma, passando per Bologna, era un pullulare di produttori e
di etichette, pronti a cavalcare l’onda lunga della musica da discoteca, ormai
dilagante e protagonista assoluta del mercato del vinile. In molti si
cimentarono in questo nuovo “gioco d’azzardo” (sovente l’improvvisazione regnava
sovrana), ma pochi riuscirono nell’intento; in particolare, l’assalto dalla
disco-music di marca italica alle charts internazionali si mosse con un esercito
di cloni, avventurieri e musicisti di gran classe, seguendo le coordinate
tracciate da alcune etichette discografiche. Alla fine degli anni settanta, in
quel di Milano, Jacques Fred Petrus fonda la Goody Music, prima label nostrana
ad occuparsi di disco-music in formato export. Amministratore delegato della
neonata etichetta era tale Franco Donato, un imprenditore calabrese appassionato
di musica e molto stimato nell'ambiente discografico italiano (non a caso, in
seguito verrà eletto presidente dell'AFI (Associazione Fonografici Italiani). In
quegli anni, bazzicava negli uffici della casa discografica, al numero 51 di Via
Friuli, anche il giovane fratello di Franco, Claudio, che presto rimane
affascinato dal difficile, ma avvincente mestiere di discografico. Quando, nel
1980, la follia megalomane di Petrus cominciò a mettere in crisi i conti della
Goody Music, Franco Donato mollò l'incarico di amministratore ed, insieme al
fratello, mise in piedi la Full Time Records, rilevando anche i negozi di dischi
d'importazione specializzati in musica dance e legati al gruppo Goody Music.
Intanto un’altra etichetta italiana, la romana Banana Records aveva già
conquistato importanti quote di mercato. Tutto era partito dalla felice
intuizione di un intraprendente importatore di dischi originario della
Guadalupa, trasferitosi a Milano per lavoro. Era la fine degli anni settanta e
l'enorme lasso di tempo che intercorreva tra la pubblicazione dei dischi in
America e l’arrivo in Italia, aveva favorito il fiorire dei negozi di
importazione. Jacques Fred Petrus, sospinto da un pizzico di spregiudicatezza
aveva aperto, a Milano ed a Roma, il “Goody Music”, sulla falsa riga del “Sam
Goody” di New York. I DJs cominciavano a contendersi una sorta di esclusività ed
originalità di proposta a colpi di dischi d’importazione. Visto, dunque, il buon
andamento degli affari, Petrus decise di creare anche una sua personale
etichetta: la Goody Music Records. La fortuna sembrava arridere il prode Petrus,
quindi l'incontro ed il successivo sodalizio con Mauro Malavasi, allora fresco
di conservatorio, si rivelò determinante. Petrus gli ordinava un disco
praticamente ogni tre mesi, che il giovane professore di tromba confezionava con
facilità estrema, supportato dall'inglese Alan Taylor nella stesura dei testi ed
accompagnato da uno team di giovani musicisti, attenti alle novità del mercato
mondiale, i quali gravitavano nell'orbita dei mitici studi di registrazione
Fonoprint di Bologna: tra questi, Davide Romani, Paolo Gianolio, Rudy Travisi,
Luca Orioli e Celso Valli. Grazie alle sue doti di compositore e arrangiatore,
Malavasi riuscì a rendere internazionali quelle produzioni realizzate nella
Bassa Padana. La tecnica, collaudata nel tempo, consisteva nel registrare le
basi in Italia, per poi ingaggiare cantanti professionisti negli USA, dove
venivano registrate le voci ed effettuati i missaggi. In soli tre anni,
l'etichetta milanese invase il mondo con i dischi dei Macho, della Peter Jacques
Band, dei Revanche e dei Change, imprimendo il proprio predominio in discoteca e
nelle classifiche. Luther Vandross, Jocelyn Shaw, Deborah Cooper e Melisa Morgan
sono solo alcuni tra i nomi, prima sconosciuti, emersi in ambito black-music,
grazie al lancio mondiale della Goody Music. Intanto, la Banana Records, nata
per volontà del produttore discografico Giancarlo Meo e del musicista Claudio
Simonetti (figlio del noto maestro Enrico, scomparso alla fine degli anni
settanta), aveva già assestato qualche decisivo colpo al mercato...
Continua
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