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DISCO-GAY
E HI-NGR: L’ALTRA FACCIA DELLA STESSA LUNA
La scena Californiana, appariva assai imbalsamata
e perbenista, anche quando in pista si mostravano tutti in abiti discinti, se
non addirittura seminudi. Nonostante la più grande star della città fosse
afroamericana, le discoteche di San Francisco erano in massima parte frequentate
da bianchi. Il locale più importante e meglio frequentato della Bay Area era il Trocadero Transfer, ubicato al 520 della Fourth Street. La discoteca appariva
enorme, più di quanto non fosse realmente. Ricavata, come lo Studio 54 di New
York, da un vecchio teatro televisivo dismesso, si pregiava di una pista da
ballo di oltre seicento metri quadri, sulla quale dominava un grappolo pendente
di una dozzina di sfere giganti a specchi. Dopo qualche incertezza iniziale
nella scelta del “fantino del disco”, l’arrivo di Bobby Vìteritti, originario di
Long Island, diede al locale lustro e notorietà, in particolare, tra il 1977 ed
il 1981. Viteritti si esprimeva nello “stile energetico”, attento al missaggio e
professionale nella sequenza delle canzoni. Come i più accreditati DJs
newyorkesi, Viteritti preparava il mix delle canzoni più conosciute su nastro,
ne enfatizzava le frequenze medie, a detrimento di quelle più basse, ottenendo
un suono più cristallino e definito. L’architettura sonora creata dal DJ, veniva
ulteriormente accentuato da un potente impianto Graebar,dotato di quattro "coffin
speakers", diffusori a forma di bara (da qui il nome) e dotati di altoparlanti
di differente diametro disposti lungo lasse verticale, in grado di far emergere
con chiarezza il suono dalle viscere dell’oscurità, a dispetto di quel lugubre
nome. Viteritti si caratterizzò per la consuetudine di proporre un mix di almeno
un'ora di musica “down tempo”, fatto di lenti struggenti e ballate soul-jazz, al
fine di ritemprare e far riprendere fiato al pubblico dopo diverse ore di ballo
da cardiopalma. Durante questa parte del DJ-set le luci venivano abbassate,
inabissando il locale nelle tenebre e creando un'atmosfera intrigante e
sessualmente carica. Questo concept di "musica ambigua" , ripreso in ogni dove,
sarebbe diventato presto un contrassegno saliente per molti locali notturni a
frequentazione gay. A parte la parentesi di musica a basso contenuto di BPM,
suonata alle prime luci dell'aurora, la disco hi-ngr era il tratto distintivo
della scena di San Francisco. Oltre alla Megatone, di Patrick Cowley e Marty
Blecman, l'etichetta gay più importante di San Francisco era la Moby Dick.
Fondata dal DJ-Producer Bill Motley e da Victor Swedosh, proprietario del bar
Moby Dick del Castro, le creazioni di questa etichetta riecheggiavano il
classico stile disco dei bei tempi andati: fiati a profusione, archi in
crescendo, travolgenti linee di basso naturali (non sintetizzate) ma con un
apporto quantitativo di BPM a ritmo di martello pneumatico, come richiesto nei
principali locali della città. L'etichetta divenne famosa soprattutto per i
dischi dei Boys Town Gang, produzioni assai eccentriche e dai contenuti
esplicitamente omosessuali. Il primo singolo del gruppo, "Cruisin' The Streets",
fu uno dei primi dischi a fregiarsi dell'avviso: "Può contenere materiale non
adatto ai bambini o ai puritani”. Il lato B di "Cruisin The Streets" era un
medley di "Remember Me" e "Ain't No Mountain High Enough", due classici della
Motown scritti da Nicholas Ashford e Valerle Simpson. Sembrava impossibile che
ci potessero essere affinità tra le glorie del Motown e la disco commerciale dei
Boys Town Gang. In realtà, la vecchia scuola di Detroit non solo aveva fornito
gli archetipi per l'impeto sessuale da cotta giovanile della disco gay, ma aveva
anche gettato le fondamenta della sua carnalità e dello sfrenato batticuore. Il
legame divenne assai più esplicito, quando la Hi-NRG-DISCO divenne, a tutti gli
effetti, un genere a sé stante con forti caratterizzazioni sulla scena
newyorkese ed in particolare con un sviluppo senza eguali in terra d’Albione.
Così, mentre a New York, Bobby Orlando, detto Bobby-O, partendo dagli assunti
basilari di Patrick Cowley, aveva rielaborato un proprio sound (Roni Griffith,
The Flirts, etc.), imparentandolo con le nuove istanze del rock e del punk di
quegli anni, in Inghilterra, il produttore Ian Levine, mitico DJ dell’Heaven,
portò hi-ngr all’ennesima potenza. Operando una sintesi tra il classico Nothern
Soul (chiamato così, poiché suonato nelle discoteche Inglesi del Nord) di marca
Motown ed il cibernetico Munich-sound di Giorgio Moroder, fino a giungere ad
prodotto personalizzato, altamente energetico e coinvolgente. Dal primitivo “So
Many Men, So Little Time” di Miguel Brown (2 milioni di copie vendute), fino
all’incontenibile inno al genere, “High Energy” di Evelyn Thomas, Ian Levine,
per buona parte degli anni ’80, fece della disco-hi-ngr il punto cardine della
produzione dance in Europa e nel mondo.
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