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DISCO-GAY
E HI-NGR: L’ALTRA FACCIA DELLA STESSA LUNA
Il permanere della “cultura
gay” nel mondo delle discoteche non ebbe, di certo, vita facile, soprattutto,
quando il fenomeno cessò di essere “underground” per diventare “mainstream”. A
partire dal 1976, la disco-music divenne l’asse portante dell’industria
discografica mondiale, integrandosi perfettamente con il sistema, il quale
propendeva a riportare il fenomeno sui binari di una certa “normalità”, almeno
di facciata. Fu proprio la graduale incursione di “truppe regolari tra le fila
della disco-gay che consentì al movimento "normalizzatori" di farsi strada
nell'America della seconda metà degli anni Settanta. La cultura di massa,
espressa dalla disco-music, assurta al rango di musica pop (nel senso di
popolare), appariva come qualcosa che l'elite intellettuale non poteva ammettere
di apprezzare, se non con lo stesso atteggiamento paternalistico e spocchioso di
chi visitava i luoghi del divertimento gay come se fossero stati dei campi
profughi. Quel piacere mondano e “corporale”, provocato da incessanti stati di
trance autoindotti, quali l’atto di ballare senza freni nei clubs al suono di
una musica "confezionata", venne spacciato, dai più retrivi e reazionari, come
un segno inequivocabile di regresso mentale e di decadenza del gusto. Di
conseguenza la figura del tipico consumatore di disco-music venne
sociologicamente emarginata su base sociale e sessuale ed etichettata con una
definizione quanto mai inadatta: uomini della classe operaia privi di cultura,
donne emotivamente instabili ed omosessuali. Dimenticando, per contro, quanto la
disco fosse diventata un fenomeno ecumenico e trasversale, capace di attirare a
sé ogni classe sociale senza distinzione di sesso e di razza. Dopo aver
scomodato “gli intellettuali”, si praticò un'altra strada per tentare di
togliere alla disco-music la sua caratterizzazione gay, dal momento che il mondo
"normale" constatò l'impossibilità di integrare quella “diversa” gioia di vivere
nell'ambito della cultura dominante. L’establishment della disco-music etero
cominciò a provare imbarazzo di fronte al rituale omo-hardcore della domenica
mattina che si svolgeva nella balconata del Saint (la leggendaria discoteca gay
dell'East Village). Della disco-music veniva accettata la capacità di produrre
profitti, ma non lo stile di vita eccessivo che, in primis, la caratterizzava,
in termini di estasi dei sensi e pura esaltazione sessuale. Presto i componenti
dei Village People nel film “Can't Stop The Music” vennero trasformati in pop
star eterosessuali, producendo il più grande “flop” commerciale della loro
carriera. La tipica l'atmosfera gay da "vivi e lascia vivere" del Paradise
Garage venne “sterilizzata” e rimpiazzata con la nevrotica gioventù "normale" e
sessualmente inappagata che frequentava il Club 2001 come nel film “La Febbre
del Sabato Sera”. Quando il mondo dei "normali" cominciò a manifestare una
crescente fobia nei confronti degli omosessuali, attraverso sospetti e molestie,
anche la "discofobia" cominciò a diffondere il proprio germe: solo uccidendo la
disco, la musica rock avrebbe potuto riaffermare il suo machismo represso e
riacquistare un ruolo di preminenza sul mercato discografico. Ogni iniziativa di
questa sorta di Ku Klux Klan della “normalizzazione” non fu tanto una
manifestazione (secondo il loro pensare), contro "la stupida musica di
plastica", ma piuttosto un tentativo di ricacciare il movimento di liberazione
gay in un limbo per nottambuli. Per lo stesso motivo, l'epidemia di Aids fu
salutata con raccapricciante soddisfazione dalla classe dominante. Con l'Aids,
giunse il momento di far scontare agli omosessuali tutto lo spasso, le oscenità,
i rapporti contro natura di cui avevano goduto nei lascivi anni Settanta:
l'ultimo decennio di libertà sessuale del ventesimo secolo. La disco-music
continuò, comunque, a sollevare istanze sessuali e sociali, dal suo innocuo
apparire fino al suo ritorno nella dimensione undeground, avvenuto a inizio
degli anni Ottanta, mentre i contorni del movimento rimasero prevalentemente gay
per tutta la sua durata. Fu proprio il nuovo “sound di San Francisco” a
traghettare la classica disco-gay verso la più moderna dimensione “HI-NGH-DISCO”.
Il tutto ebbe inizio con "You Make Me Feci (Mighty Real)" di Sylvester. Il pezzo
era stato inciso, inizialmente, in stile gospel, un mid-tempo trainato dal
piano. La leggenda narra che Sylvester dovesse fare un'apparizione alla City,
famosa discoteca di San Francisco, all'angolo tra Montgomery e Broadway, a North
Beach. Mentre provava "You Make Me Feel (Mighty Real)" nel seminterrato del
locale, il tecnico delle luci, Patrick Cowley, noto nell'ambiente per lo
straordinario remix di sedici minuti di "I Feel Love" di Donna Summer, gli
chiese se poteva sottoporre il suo brano a un trattamento analogo. Sylvester
accettò ed il risultato fu un pezzo epocale nella storia della disco. Con le sue
frasi al sintetizzatore, la linea di basso meccanica e incalzante, i battimani
computerizzati e la batteria up-tempo, "You Make Me Feel (Mighty Real)"
rappresenta la genesi del sottogenere disco noto come Hi-NRG, e una pietra
miliare della disco-gay. Tuttavia, mentre la disco-gay teutonica, modello
Village People, esaltava frivole componenti da ritrovo studentesco (YMCA) e,
spesso, era inscindibilmente legata all'immagine stereotipata di due o più pezzi
di marcantonio muscolosi ed ancheggianti, "You Make Me Feel (Mighty Real)"
interrogava la tradizione musicale afroamericana, chiedendosi cosa significasse
"essere vero" per i maschi omosessuali neri, che, discriminati dalla società,
erano obbligati a nascondere la propria vera identità per gran parte della vita.
Mentre i sintetizzatori di Cowley ritinteggiavano la vecchia chiesa del gospel e
la tradizione dell’R&B, Sylvester con i suoi accenti estatici movimentava gli
esterni decrepiti del synth pop, rappresentando l'apice del lirismo disco. Dopo
"You Make Me Feel (Mighty Real)", Cowley affiancò Sylvester in modo
sempre più significativo.
Continua

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