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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  DISCO-GAY E HI-NGR: L’ALTRA FACCIA DELLA STESSA LUNA

Il permanere della “cultura gay” nel mondo delle discoteche non ebbe, di certo, vita facile, soprattutto, quando il fenomeno cessò di essere “underground” per diventare “mainstream”. A partire dal 1976, la disco-music divenne l’asse portante dell’industria discografica mondiale, integrandosi perfettamente con il sistema, il quale propendeva a riportare il fenomeno sui binari di una certa “normalità”, almeno di facciata. Fu proprio la graduale incursione di “truppe regolari tra le fila della disco-gay che consentì al movimento "normalizzatori" di farsi strada nell'America della seconda metà degli anni Settanta. La cultura di massa, espressa dalla disco-music, assurta al rango di musica pop (nel senso di popolare), appariva come qualcosa che l'elite intellettuale non poteva ammettere di apprezzare, se non con lo stesso atteggiamento paternalistico e spocchioso di chi visitava i luoghi del divertimento gay come se fossero stati dei campi profughi. Quel piacere mondano e “corporale”, provocato da incessanti stati di trance autoindotti, quali l’atto di ballare senza freni nei clubs al suono di una musica "confezionata", venne spacciato, dai più retrivi e reazionari, come un segno inequivocabile di regresso mentale e di decadenza del gusto. Di conseguenza la figura del tipico consumatore di disco-music venne sociologicamente emarginata su base sociale e sessuale ed etichettata con una definizione quanto mai inadatta: uomini della classe operaia privi di cultura, donne emotivamente instabili ed omosessuali. Dimenticando, per contro, quanto la disco fosse diventata un fenomeno ecumenico e trasversale, capace di attirare a sé ogni classe sociale senza distinzione di sesso e di razza. Dopo aver scomodato “gli intellettuali”, si praticò un'altra strada per tentare di togliere alla disco-music la sua caratterizzazione gay, dal momento che il mondo "normale" constatò l'impossibilità di integrare quella “diversa” gioia di vivere nell'ambito della cultura dominante. L’establishment della disco-music etero cominciò a provare imbarazzo di fronte al rituale omo-hardcore della domenica mattina che si svolgeva nella balconata del Saint (la leggendaria discoteca gay dell'East Village). Della disco-music veniva accettata la capacità di produrre profitti, ma non lo stile di vita eccessivo che, in primis, la caratterizzava, in termini di estasi dei sensi e pura esaltazione sessuale. Presto i componenti dei Village People nel film “Can't Stop The Music” vennero trasformati in pop star eterosessuali, producendo il più grande “flop” commerciale della loro carriera. La tipica l'atmosfera gay da "vivi e lascia vivere" del Paradise Garage venne “sterilizzata” e rimpiazzata con la nevrotica gioventù "normale" e sessualmente inappagata che frequentava il Club 2001 come nel film “La Febbre del Sabato Sera”. Quando il mondo dei "normali" cominciò a manifestare una crescente fobia nei confronti degli omosessuali, attraverso sospetti e molestie, anche la "discofobia" cominciò a diffondere il proprio germe: solo uccidendo la disco, la musica rock avrebbe potuto riaffermare il suo machismo represso e riacquistare un ruolo di preminenza sul mercato discografico. Ogni iniziativa di questa sorta di Ku Klux Klan della “normalizzazione” non fu tanto una manifestazione (secondo il loro pensare), contro "la stupida musica di plastica", ma piuttosto un tentativo di ricacciare il movimento di liberazione gay in un limbo per nottambuli. Per lo stesso motivo, l'epidemia di Aids fu salutata con raccapricciante soddisfazione dalla classe dominante. Con l'Aids, giunse il momento di far scontare agli omosessuali tutto lo spasso, le oscenità, i rapporti contro natura di cui avevano goduto nei lascivi anni Settanta: l'ultimo decennio di libertà sessuale del ventesimo secolo. La disco-music continuò, comunque, a sollevare istanze sessuali e sociali, dal suo innocuo apparire fino al suo ritorno nella dimensione undeground, avvenuto a inizio degli anni Ottanta, mentre i contorni del movimento rimasero prevalentemente gay per tutta la sua durata. Fu proprio il nuovo “sound di San Francisco” a traghettare la classica disco-gay verso la più moderna dimensione “HI-NGH-DISCO”. Il tutto ebbe inizio con "You Make Me Feci (Mighty Real)" di Sylvester. Il pezzo era stato inciso, inizialmente, in stile gospel, un mid-tempo trainato dal piano. La leggenda narra che Sylvester dovesse fare un'apparizione alla City, famosa discoteca di San Francisco, all'angolo tra Montgomery e Broadway, a North Beach. Mentre provava "You Make Me Feel (Mighty Real)" nel seminterrato del locale, il tecnico delle luci, Patrick Cowley, noto nell'ambiente per lo straordinario remix di sedici minuti di "I Feel Love" di Donna Summer, gli chiese se poteva sottoporre il suo brano a un trattamento analogo. Sylvester accettò ed il risultato fu un pezzo epocale nella storia della disco. Con le sue frasi al sintetizzatore, la linea di basso meccanica e incalzante, i battimani computerizzati e la batteria up-tempo, "You Make Me Feel (Mighty Real)" rappresenta la genesi del sottogenere disco noto come Hi-NRG, e una pietra miliare della disco-gay. Tuttavia, mentre la disco-gay teutonica, modello Village People, esaltava frivole componenti da ritrovo studentesco (YMCA) e, spesso, era inscindibilmente legata all'immagine stereotipata di due o più pezzi di marcantonio muscolosi ed ancheggianti, "You Make Me Feel (Mighty Real)" interrogava la tradizione musicale afroamericana, chiedendosi cosa significasse "essere vero" per i maschi omosessuali neri, che, discriminati dalla società, erano obbligati a nascondere la propria vera identità per gran parte della vita. Mentre i sintetizzatori di Cowley ritinteggiavano la vecchia chiesa del gospel e la tradizione dell’R&B, Sylvester con i suoi accenti estatici movimentava gli esterni decrepiti del synth pop, rappresentando l'apice del lirismo disco. Dopo "You Make Me Feel (Mighty Real)", Cowley affiancò Sylvester in modo sempre più significativo.

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