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  DISCO & FUNK INFO

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO  non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  CASABLANCA RECORDS…IS ONLY DISCO MUSIC, NOTHING MORE!

La storia della musica da discoteca, perfino ai nostri giorni, è legata ad etichette discografiche che pur rispettando le caratteristiche basilari del genere o del sotto-genere, tentano di distillare delle sonorità ed un proprio stile riconoscibile sin dalle prime battute. Agli albori della “disco”, furono dapprima le etichette “nere”, a comprendere le potenzialità del “fenomeno” che andava diffondendosi fra i giovani, non solo di colore; in particolare, in un periodo di stanca del rock, ne compresero la sostanziosa opportunità commerciale. Così la Stax di Menphis e la Motown di Detroit, dedite sia pure in maniera differente a traghettare l’R&B” verso qualcosa di più moderno, cominciarono a produrre “pezzi” che potessero essere consumati ed apprezzati nei nuovi templi del divertimento giovanile. Anche la potente Atlantic Records capì che non bisognava perdere assolutamente il treno. In genere, quasi tutte queste etichette, nate dall’intuizione di un padre-padrone, nonché fondatore, possedevano una sorta di house-team (produttori, autori, arrangiatori, coristi, strumentisti) che si preoccupava di creare e caratterizzare, attraverso accorgimenti tecnici e particolari arrangiamenti, il “marchio della casa”. Un ruolo fondamentale fu giocato, nei primi anni Settanta, sia dalla TK Records di Miami, che diede vita ad una vera scuola di stile “disco”, definita proprio “Miami-Sound” (Kc & The Sunshine Band, Gorge McCrae, T-Connection, etc.), dalla Philadelphia International, nata nell’omonima città ed assoluta protagonista nei primi anni della “disco” con le avvolgenti ed imitate orchestrazioni del cosiddetto Philly-Sound. Negli anni a seguire, altre ambiziose labels, come Salsoul, Marlin, Prelude, Butterfly, Solar, Derby e Lollipop aggredirono il mercato con produzioni danzerecce a raffica, ciascuna di esse con dei connotati musicali, personalissimi ed facilmente individuabili, almeno dai cultori e dagli addetti ai lavori. Nessun’altra etichetta discografica, però, riuscì a dare alla disco-music, sia in termini qualitativi che qualitativi, un apporto determinante per la diffusione e l’evoluzione del fenomeno, come la Casablanca Records: in talune circostanze rasentando il pacchiano, ma sempre con un ruolo di primo piano. Soprattutto fra il il1977 ed il 1980, la Casablanca Records, ospitava Donna Summer, Giorgio Moroder, Village People, Ritchie Family, Meco, Love and Kisses, Paul Jabara e buona parte degli altri artisti che in quel periodo facevano vibrare le pareti delle discoteche.. La Casablanca, che, come impresa, aveva avuto un avvio difficile, rasentando la bancarotta, trovò la sua vera identità con l’affermazione mondiale della disco music. Sotto la spregiudica egida del suo proprietario Neil Bogart 1'etichetta definì, perfezionò, caratterizzò e sfruttò il genere in tutto il suo potenziale estetico, sonoro e commerciale, fino a mettere alle corde concorrenti, rivali ed antagonisti. La disco music era diventata la via del divertimento notturno per eccellenza, talvolta anche oltraggiosa ed iconoclasta. La Casablanca, diretta con spirito innovativo e geniale intuito da Bogart, si rese interprete di una disco “fragorosa”, esagerata, riproposta su uno modello da fasti hollywoodiani, sovente spinti all’eccesso e rasentando il kitsch. Nel breve volgere di qualche stagione, la Casablanca divenne una vero proprio “divertimentificio”, una grande industria musicale gestita con lo stesso criterio di una casa cinematografica: divismo, contratti miliardari e successi planetari. I meriti di tale “operazione trionfo” vanno attribuiti senza dubbio a Neil Bogartz , nato nel 1943, il quale cambiò presto il suo nome in Bogart in onore dell'idolo cinematografico della sua infanzia, Humphrey Bogart, protagonista del film Casablanca. Durante gli anni Sessanta, Bogart si era costruito una solida reputazione nell'ambienti musicali, lavorando come promoter per la rivista Cash Box e per la Cameo-Parkway Records, guadagnandosi, inoltre, la fama di abile esploratore dei nuovi mercati e di capace promotore dei prodotti di cui si occupava, grazie ad una serie di geniali intuizioni: contro ogni previsione, era riuscito a portare alla ribalta emeriti sconosciuti, talvolta anche privi di talento. Alla fine degli anni Sessanta, nei panni di general manager della Buddah Records, comprese che il mondo musicale, soffocato nell'acid-rock, lasciava fuori dal mercato una grossa fetta di adolescenti. Inventò, quindi, la cosiddetta “bubblegum music” e sotto questa sigla mise a segno una serie di successi mondiali con canzoni elementari e dal gusto teenageriale.

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