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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  THE WAR

E’ convinzione che gli anni ’70, musicalmente parlando si siano conclusi nel 1983/84, vuoi per un colpo di coda del “mitico decennio”, vuoi perché i primi anni ’80 pagano un forte tributo in termini stilistici al decennio precedente, soprattutto in ambito black-music. In quegli anni, imperversa il cosiddetto “crossover-funk”, una mistura di suoni dance, nati dalla confluenza del funk metropolitano, della disco di matrice soul ed del rock più vicino all’R&B. E’ proprio di questo periodo uno dei capolavori del “crossover”, un pezzo rimasto ad imperitura memoria tra le meningi di DJs e cultori del genere, ossia “You Got The Power” dei War. La storia del gruppo, però, parte da molto lontano ed inizia con l’incontro fra Howard Scott ed Harold Brown, ai quali si uniscono B.B. Dickerson, Charles Miller e Lonni Jordan: siamo sul calare degli anni ’60 e, con il nome di Creators, i cinque musicisti cominciano a girare per tutto il Sud della California, a caccia di fortuna, esibendosi nelle situazioni più improbabili. In seguito, visti i modesti risultati, decidono di dedicarsi esclusivamente alla musica, cercando di ottenere uno stile ed un timbro sonoro che li potesse distinguere dalla moltitudine, scegliendo un nome nuovo The Night Shift. Anche questa scelta non sembrò appagarli, né riuscì a produrre alcun interesse intorno alla band, fino a quando non decisero di chiamarsi War. Il nome War, venne dato per indicare, a detta di Lonnie Jordan, una battaglia "combattuta" attraverso le note degli strumenti e non con i proiettili delle armi …” L’incontro con la personalità dirompente di Eric Burdon, un bianco con la voce da “nero”, amante del rock-blues, gia leader degli Animals, li fece ripartine di nuovo da zero.” Eric Burdon Declaser War” e “Black Man’s Burdon” furono i risultati discografici di un lavoro stimolante e prolifico, che fece conoscere il gruppo in tutti i circuiti “rock” (specialmente in quelli bianchi), ma che, per converso, li allontanò dall’R&B e dal mondo afro-americano, almeno fino ad un certo momento della loro carriera. Oltre ad Eric Burdon, aveva stretto sodalizio con il gruppo anche uno dei più quotqti armonicisti in circolazione, tale Lee Oskar, danese di origine, ma nero-americano nei propositi. A distanza di tanti anni, "Eric Burdon declares War" rimane un capolavoro assoluto e dovrebbe far riflettere su che cosa significhi fare un disco di musica nera, cristallino nei suoni ed esplosivo nell'impatto vocal.; Tra i solchi di questo disco, Burdon dimostra di unire alla sua voce ruvida e marcatamente "bluesy" un'incontenibile  carica sensuale, adeguatamente supportata da una band, la quale ne intuisce gli ardori, lasciandosi trascinare felicemente dal proprio capobanda e trovando il giusto spazio per esprimere tutto il feeling necessario. L'intuizione di creare una sezione fiati composta solamente da un sax tenore ed da un'armonica si rivelò una scelta azzeccata. La band registrò l’album nel gennaio del 1970, dopo essere stata in tour per circa un anno. La separazione da Eric Biurdon avvenne senza traumi e “All Day Music” e “The World is The Ghetto” furono delle credenziali di valore innegabile, fino a giungere a “Deliver The World” e “Live”, in cui le atmosfere si avvicinano molto alla rock-funk di matrice R&B e meno al soul-rock di partenza. Harold Brown ha sempre sostenuto: “La nostra non è musica rock, né soul, forse la migliore definizione sarebbe “progeressive-soul, ma non accettiamo neppure questa etichetta. Io la chiamo “jazz della strada”, poiché ogni suono che è nei nostri corpi, ci arriva da mille situazioni esterne, anche perché il musicista non può vivere su una nuvola…” In realtà i War facevano della contaminazione tra rythm and blues, jazz, funk e sonorità latine la propria peculiarità. Il loro stile influenzò notevolmente anche molti artisti “bianchi” della scena rock. A partire dalla seconda metà degli anni ’70, i War, fecero una sorta di viaggio a ritroso, un “back to my roots”, riavvicinandosi alla cultura musicale afro-americana, senza tralasciare l’innato “vezzo” per la contaminazione con altri generi “dirimpettai”. Alcuni pezzi dei War vengono ancora riproposti nelle serate “house-funk”; certe suite strumentali per la tipologia di suoni e per l’uso delle ritmiche ben si amalgamano con le più recenti creazioni house di marca R&B. Appare chiaro che un qualunque DJ in grado di “suonare” la musica dei War, riesca ad elevarsi una spanna sulla moltitudine standardizzata, uscendo dal magma caotico ed indistinto dell’omologazione.


Discografia Cosnigliata
 

Eric Burdon Declaser War” 1970
War 1971
All Day Music 1971
The World Is A Ghetto 1972
Deliver The Word 1973
War Live! 1974
Why Can't We Be Friends? 1975
Galaxy 1977
Platinum Jazz 1977
Youngblood (Sdtk) 1978
Outlaw 1982
Life (Is So Strange) 1983
Peace Sign 1994
Grooves & Messages 1999
Anthology: 1970-1994 1994
Slippin' Into Darkness 2000
 

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