PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

   THE TRAMMPS

Quando si raggiungono vette altissime, è sempre difficile ripetersi nelle medesime imprese. La cosa più eccitante della stagione 1976/77 fu senz'altro "Disco Inferno", il 45 giri dei Trammps, rampanti virgulti dalla pelle irrimediabilmente scura, insieme fin dal lontano 1969, anno in cui incisero il primo vinile con il nome di Volcanoes.  Dal '76 al '78, risultarono, Number One tra i complessi statunitensi, e definiti, per tre anni consecutivamente, "Disco Group of the Year" dal Billboard International Disco Forum. Il caso Trammps per quanto eclatante, risulta anomalo: non esiste al mondo frequentatore delle piste da ballo che non conosca questo nome, eppure se provate a chiedere ad uno di essi, quale canzone dei Trammps ha ballato, a parte "Disco Inferno", non sarà in grado di rispondere. Colpa, forse, dei DJs che non hanno mai suonato altre loro tracce, oppure delle radio che non hanno programmato nulla di diverso  da "Disco Inferno"? Niente di tutto ciò! I Trammps sono stati un sorta di paradosso, così famosi ( e conoscendo l'intera discografia, così bravi) da non essere ricordati. Il loro nome non significa nulla, se non accostato alla parola(e) "Discoinferno". Questo tellurico brano di undici minuti "Disco Inferno" fu lanciato in "pista" nel 1976 - come già detto - ma comincio la sua irresistibile ascesa verso lo status di "classico" solo dopo essere stato inserito nella Febbre del sabato sera, arrivando per due volte in testa alle classifiche del 1977. L'inclusione del gruppo nella colonna sonora di quel leggendario film fu per molti aspet-ti segnata dal destino, cominciando dal fatto che il club Odyssey 2001 di Bay Ridge, a Brooklyn, dove fu girato il film, era praticamente la loro seconda casa, dal momento che i Trammps vi si esibivano almeno una volta al mese. La carriera dei Trammps può essere divisa in quattro periodi principali.  II gruppo, formato da cinque elementi, era il risultato dell'unione di due formazioni attive a Philadelphia negli anni Sessanta, i Volcanoes e gli Exceptions. II leader Earl Young scelse il nuovo nome perche la gente continuava a dire che "sarebbero rimasti per sempre un mucchio di vagabondi (tramps)" che amavano oziare agli angoli delle strade (la "m" supplementare fu aggiunta per renderli "tramps" di livello superiore!). A conferma di tutto ciò i componenti del gruppo erano soliti salire sul palco indossando anonime tute di cotone, abiti "rustici" buoni per la vita di strada di tutti i giorni. Solo dopo essere diventati famosi, Young e compagni abbandoneranno questo look da catena di montaggio, in favore di un abbigliamento più consono alla moda anni Settanta, con tanto di vestiti di velluto e camicie con lo sbuffo. E' importante ricordare l'importanza di Earl Young nell'evoluzione del sound destinato alle discoteche. La storia iniziò negli studi della Philadelphia International  dove Gamble & Huff avevano fatto di tutto, almeno inizialmente, per allontanare il progetto Harold Melvin & the Blue Notes dalle dance-floors. II primo singolo del gruppo, “If You Don'1 Know Me by Now” un’intensa ballala, esaltata dalla profonda voce di Teddy Pendergrass, imperniata su delicate armonie sonore e sostenuta da una felpata base ritmica, conquistò subito il disco d'oro, mentre Gamble e Huff, tenendo volutamente nascosta l'elettrizzante registrazione di "Bad Luck," scrissero “The Love I Lost” un’altra canzone lenta con l’intento di bissare i fasti di “If Don’t Leave Me By Now”, ma qui accadde qualcosa di inatteso. Il pezzo non era come i musicisti che partecipavano alla “session” avrebbero inteso suonarlo. Il brano era stato scritto e concepita come una ballata, così Gamble e Huff fecero più volte capolino nello studio con 1'intenzione di dargli proprio quel taglio. Il produttore Bunny Sigler racconta: “Suonarono tutto il giorno, ma non funzionava. Poi i musicisti cominciarono a cambiare stile ed ad interpretarla come si doveva.” I musicisti imputati erano Ronnie Baker al basso), Norman Harris alla chitarra ed Earl Young, di cui sopra, alla batteria. I tre futuri Trammps si erano conosciuti, suonando nei nightclub durante i primi anni sessanta, suonando per un pugno di dollari e nelle situazioni più improbabili, prima di entrare in uno studio di registrazione. Harris era stato il primo ad ottenne un lavoro, portandosi dietro, dapprima, Baker, quindi Young. II trio s'impose subito come la sezione ritmica più affiatata e prolifica della “città dell’amore fraterno”. E fu proprio Young ad emergere come figura particolarmente influente creando, sia pure involontariamente, il nuovo ritmo per il dance-floor, destinato a divenire il futuro standard. Queste le parole dello stesso Young: ”Credevo che il suono di Detroit fosse unico, la Motown batteva i quattro quarti sul rullante ed il battito portante con la cassa, suonando i quattro quarti anche con i tamburelli.” - Young, tuttavia, intendeva cambiare le cose- “Usavo i piatti più di quanto facesse normalmente un batterista, quindi mi resi conto che, se avessi suonato i quattro quarti, ossia le quattro battute della misura ritmica, con la cassa, avrei potuto ottenere del modelli ritmici diversi con i piatti.” Stava per nascere, sia pure senza avere un preciso nome che lo identificasse, il ritmo da discoteca. Young aveva già sperimentato altre soluzioni ritmiche con “Don't Let the Green Grass Fool You” di Wilson Pickett, pubblicato dall'Atlantic nel 1970, ma fu solo con "Zing Went the Strings of My Heart," il primo singolo ufficiale dei Trammps,  che il mondo della notte iniziò a rendersi conto che qualcosa stava mutando. Earl, Norman e Ronnie, da quel momento capirono che era arrivato il momento di provare a fare qualcosa in proprio. Aperto il salvadanaio si autoprodussero ed ottennero un un piccolo contratto con la Buddah Records. Neil Bogart (allora rampante manager ed, in futuro, magnate della Casablanca Records) mise in commercio "Zing Went the Strings of My Heart", che divenne presto un importante ed imitato successo: lI modello “four-on-the-floor”, inventato da Young s’impose rapidamente. II loro primo impatto coi club e le classifiche - come  già detto- avvenne nel 1974 con “Penguin at the Big Apple/Zing Went the Strings of My Heart”, che a un'introduzione melodica scritta da Young, Ronnie Baker e Norman Harris, faceva seguire un assordante adattamento del successo di Judy Garland del 1943. A questo esordio, sempre su etichetta Buddah, seguirono “Sixty Minute Man” e “Hold Back the Night”, i loro maggiori successi prima di “Disco Inferno”. Tornati a Philadelphia, loro dimora spirituale, i Trammps incisero per un breve periodo con una etichetta da loro stessi creata, la Golden Fleece, affiliata alla Philadelphia International. Il periodo legato alla "scuola di Filadelfia" non rende loro giustizia da un punto di vista artistico e cretivo. I Trammps  sono ancora troppo legati a certi impasti vocali canzonettari ed imbrigliati in "melassose" sezioni di archi: ben lungi ancora dallo stile grintoso di "Disco Inferno" e successivi. Presto per loro arriòo il massimo riconoscimento di settore, ossia la firma con la prestigiosissima Atlantic Records, sancita dopo che i brani “That's Where the Happy People Go” e “Soul Searchin Time” risultarono particolarmente graditi al grande pubblico.  Il passaggio alla scuderia Altantic segna una virata anche nello stile. La disco melliflua di casa Filadelfia lascia spazio ad un carattere decisamente più funkoide: le ritmiche s'infittiscono, i testi si alleggeriscono, le voci diventano tuonanti. A quel punto “Disco Inferno” incendio le piste da ballo di tutto il mondo e la loro immortalità disco fu un fatto compiuto. I Trammps incisero molti altri dischi “Here We Go again”, “Where Do We Go from Here”, “People of the World” nessuno dei quali ebbe un successo paragonabile a quello di Disco Inferno, mentre Young, Baker e Harris avevano gia cominciato a indirizzare le loro carriere verso la pro-duzione. I tre firmarono materiale per la Salsoul Orchestra, per Loleatta Holloway, per i First Choice, i Love Committee e per l'album d'esordio dei rinati Temptations con l'Atlantic. Sotto la sigla BHY & Company, pubblicarono anche un album strumentale simile a certe produzioni MFSB con la sezione vocale dei Trammps presente in alcuni brani. Ma il 1977 resta il loro anno d'oro. Per il terzo anno consecutivo furono votati ed acclamati, mentre all'inizio della primavera registrarono il "tutto esaurito" al Roseland Ballroom di New York. Tremila persone accorsero per partecipare a cinque ore di celebrazione dance, in uno degli eventi leggendari nell'epopea della disco. Una curiosità: "disco inferno" è uno dei Top 10  più inseriti nelle compilations dance di tutti i tempi. L’ultimo vero grande tassello della breve discografia det Tramps è "The Whole World Dancin’ del 1979, un disco che non dovrebbe mancare nella teca di un qualunque cultore od appassionato della disco-funk anni '70. A proposito, se vi capita di andare in qualche discoteca "old style", provate a chiede al DJ se vi suona (anmmesso che ce l'abbia) "Body Contact" , "Teaser" o "Soul Bones" con l'armonica di Stevie Wonder, capirete che i Trammps non sono stati solo "Disco Inferno", ma qualcosa di più.


Discografia Cosnigliata

The Legendary Zing Album (1975)
Tramps (1975)
Where The Happy People Go (1976)
Disco Inferno (1977 )
Trammps III (1977)
The Whole World Dancing (1979
Mixin it Up (1980)

Archivio


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