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THE
TRAMMPS
Quando si raggiungono
vette altissime, è sempre difficile ripetersi nelle medesime imprese. La cosa
più eccitante della stagione 1976/77 fu senz'altro "Disco Inferno", il 45 giri
dei Trammps, rampanti virgulti dalla pelle irrimediabilmente scura, insieme fin
dal lontano 1969, anno in cui incisero il primo vinile con il nome di Volcanoes.
Dal '76 al '78, risultarono, Number One tra i complessi statunitensi, e
definiti, per tre anni consecutivamente, "Disco Group of the Year" dal
Billboard International Disco Forum. Il caso Trammps per quanto eclatante,
risulta anomalo: non esiste al mondo frequentatore delle piste da ballo che non
conosca questo nome, eppure se provate a chiedere ad uno di essi, quale canzone
dei Trammps ha ballato, a parte "Disco Inferno", non sarà in grado di
rispondere. Colpa, forse, dei DJs che non hanno mai suonato altre loro tracce,
oppure delle radio che non hanno programmato nulla di diverso da "Disco
Inferno"? Niente di tutto ciò! I Trammps sono stati un sorta di paradosso, così
famosi ( e conoscendo l'intera discografia, così bravi) da non essere ricordati.
Il loro nome non significa nulla, se non accostato alla parola(e) "Discoinferno".
Questo
tellurico brano di undici minuti "Disco Inferno" fu lanciato in "pista" nel
1976 - come già detto - ma comincio la sua irresistibile ascesa verso lo status di "classico" solo
dopo essere stato inserito nella Febbre del sabato sera, arrivando per due volte
in testa alle classifiche del 1977. L'inclusione del gruppo nella colonna sonora
di quel leggendario film fu per molti aspet-ti segnata dal destino, cominciando
dal fatto che il club Odyssey 2001 di Bay Ridge, a Brooklyn, dove fu girato il
film, era praticamente la loro seconda casa, dal momento che i Trammps vi si
esibivano almeno una volta al mese.
La carriera dei Trammps può essere divisa in quattro periodi principali. II
gruppo, formato da cinque elementi, era il risultato dell'unione di due
formazioni attive a Philadelphia negli anni Sessanta, i Volcanoes e gli
Exceptions. II leader Earl Young scelse il nuovo nome perche la gente continuava
a dire che "sarebbero rimasti per sempre un mucchio di vagabondi (tramps)" che
amavano oziare agli angoli delle strade (la "m" supplementare fu aggiunta per
renderli "tramps" di livello superiore!). A conferma di tutto ciò i componenti
del gruppo erano soliti salire sul palco indossando anonime tute di cotone,
abiti "rustici" buoni per la vita di strada di tutti i giorni. Solo dopo essere
diventati famosi, Young e compagni abbandoneranno questo look da catena di
montaggio, in favore di un abbigliamento più consono alla moda anni Settanta,
con tanto di vestiti di velluto e camicie con lo sbuffo. E' importante ricordare
l'importanza di Earl Young nell'evoluzione del sound destinato alle discoteche.
La storia iniziò negli studi della Philadelphia International dove Gamble
& Huff avevano fatto di tutto, almeno inizialmente, per allontanare il progetto
Harold Melvin & the Blue Notes dalle dance-floors. II primo singolo del gruppo,
“If You Don'1 Know Me by Now” un’intensa ballala, esaltata dalla profonda voce
di Teddy Pendergrass, imperniata su delicate armonie sonore e sostenuta da una
felpata base ritmica, conquistò subito il disco d'oro, mentre Gamble e Huff,
tenendo volutamente nascosta l'elettrizzante registrazione di "Bad Luck,"
scrissero “The Love I Lost” un’altra canzone lenta con l’intento di bissare i
fasti di “If Don’t Leave Me By Now”, ma qui accadde qualcosa di inatteso. Il
pezzo non era come i musicisti che partecipavano alla “session” avrebbero inteso
suonarlo. Il brano era stato scritto e concepita come una ballata, così Gamble e
Huff fecero più volte capolino nello studio con 1'intenzione di dargli proprio
quel taglio. Il produttore Bunny Sigler racconta: “Suonarono tutto il giorno, ma
non funzionava. Poi i musicisti cominciarono a cambiare stile ed ad
interpretarla come si doveva.” I musicisti imputati erano Ronnie Baker al
basso), Norman Harris alla chitarra ed Earl Young, di cui sopra, alla batteria.
I tre futuri Trammps si erano conosciuti, suonando nei nightclub durante i primi
anni sessanta, suonando per un pugno di dollari e nelle situazioni più
improbabili, prima di entrare in uno studio di registrazione. Harris era stato
il primo ad ottenne un lavoro, portandosi dietro, dapprima, Baker, quindi Young.
II trio s'impose subito come la sezione ritmica più affiatata e prolifica della
“città dell’amore fraterno”. E fu proprio Young ad emergere come figura
particolarmente influente creando, sia pure involontariamente, il nuovo ritmo
per il dance-floor, destinato a divenire il futuro standard. Queste le parole
dello stesso Young: ”Credevo che il suono di Detroit fosse unico, la Motown
batteva i quattro quarti sul rullante ed il battito portante con la cassa,
suonando i quattro quarti anche con i tamburelli.” - Young, tuttavia, intendeva
cambiare le cose- “Usavo i piatti più di quanto facesse normalmente un
batterista, quindi mi resi conto che, se avessi suonato i quattro quarti, ossia
le quattro battute della misura ritmica, con la cassa, avrei potuto ottenere del
modelli ritmici diversi con i piatti.” Stava per nascere, sia pure senza avere
un preciso nome che lo identificasse, il ritmo da discoteca. Young aveva già
sperimentato altre soluzioni ritmiche con “Don't Let the Green Grass Fool You”
di Wilson Pickett, pubblicato dall'Atlantic nel 1970, ma fu solo con "Zing Went
the Strings of My Heart," il primo singolo ufficiale dei Trammps, che il
mondo della notte iniziò a rendersi conto che qualcosa stava mutando. Earl,
Norman e Ronnie, da quel momento capirono che era arrivato il momento di provare
a fare qualcosa in proprio. Aperto il salvadanaio si autoprodussero ed ottennero
un un piccolo contratto con la Buddah Records. Neil Bogart (allora rampante
manager ed, in futuro, magnate della Casablanca Records) mise in commercio "Zing
Went the Strings of My Heart", che divenne presto un importante ed imitato
successo: lI modello “four-on-the-floor”, inventato da Young s’impose
rapidamente. II loro primo impatto
coi club e le classifiche - come già detto- avvenne nel 1974 con “Penguin at the Big Apple/Zing
Went the Strings of My Heart”, che a un'introduzione melodica scritta da Young,
Ronnie Baker e Norman Harris, faceva seguire un assordante adattamento del
successo di Judy Garland del 1943. A questo esordio, sempre su etichetta Buddah,
seguirono “Sixty Minute Man” e “Hold Back the Night”, i loro maggiori successi
prima di “Disco Inferno”. Tornati a Philadelphia, loro dimora spirituale, i
Trammps incisero per un breve periodo con una etichetta da loro stessi creata,
la Golden Fleece, affiliata alla Philadelphia International. Il periodo legato
alla "scuola di Filadelfia" non rende loro giustizia da un punto di vista
artistico e cretivo. I Trammps sono ancora troppo legati a certi impasti
vocali canzonettari ed imbrigliati in "melassose" sezioni di archi: ben lungi
ancora dallo stile grintoso di "Disco Inferno" e successivi. Presto per loro
arriòo il massimo riconoscimento di settore, ossia la firma con la
prestigiosissima Atlantic Records, sancita dopo che i brani “That's Where the
Happy People Go” e “Soul Searchin Time” risultarono particolarmente graditi al
grande pubblico. Il passaggio alla scuderia Altantic segna una virata
anche nello stile. La disco melliflua di casa Filadelfia lascia spazio ad un
carattere decisamente più funkoide: le ritmiche s'infittiscono, i testi si
alleggeriscono, le voci diventano tuonanti. A quel punto “Disco Inferno” incendio le piste da ballo di
tutto il mondo e la loro immortalità disco fu un fatto compiuto. I Trammps
incisero molti altri dischi “Here We Go again”, “Where Do We Go from Here”,
“People of the World” nessuno dei quali ebbe un successo paragonabile a quello
di Disco Inferno, mentre Young, Baker e Harris avevano gia cominciato a
indirizzare le loro carriere verso la pro-duzione. I tre firmarono materiale per
la Salsoul Orchestra, per Loleatta Holloway, per i First Choice, i Love
Committee e per l'album d'esordio dei rinati Temptations con l'Atlantic. Sotto
la sigla BHY & Company, pubblicarono anche un album strumentale simile a certe
produzioni MFSB con la sezione vocale dei Trammps presente in alcuni brani. Ma
il 1977 resta il loro anno d'oro. Per il terzo anno consecutivo furono votati
ed acclamati, mentre all'inizio della primavera registrarono il "tutto
esaurito" al Roseland Ballroom di New York. Tremila persone accorsero per
partecipare a cinque ore di celebrazione dance, in uno degli eventi leggendari
nell'epopea della disco. Una curiosità: "disco inferno" è uno dei Top 10
più inseriti nelle compilations dance di tutti i tempi. L’ultimo vero grande
tassello della breve discografia det Tramps è "The Whole World Dancin’ del 1979,
un disco che non dovrebbe mancare nella teca di un qualunque cultore od
appassionato della disco-funk anni '70. A proposito, se vi capita di andare in
qualche discoteca "old style", provate a chiede al DJ se vi suona (anmmesso che
ce l'abbia) "Body Contact" , "Teaser" o "Soul Bones" con
l'armonica di Stevie Wonder, capirete che i Trammps non sono stati
solo "Disco Inferno", ma qualcosa di più.
Discografia Cosnigliata
The Legendary Zing Album (1975)
Tramps (1975)
Where The Happy People Go (1976)
Disco Inferno (1977 )
Trammps III (1977)
The Whole World Dancing (1979
Mixin it Up (1980)
Archivio
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