PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  REGGAE: L'ALTRA FACCIA SCURA DEL BALLO. Nella seconda metà degli anni ’70, con l’esplosione mondiale della “disco-music”, cominciano a far capolino tra le scalette dei DJs da discoteca, anche i successi reggae...

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 R&B E DINTORNI:  Nel variegato e frastagliato universo della discografia mondiale degli ultimi anni si assiste ad una tendenza, ossia il voler inglobare all’interno di una stessa “definizione” artisti, produttori, musicisti e bands, che pur con talune similitudini, hanno differenti caratteristiche e propositi e non solo per esigenza di catalogo...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  SPINNERS

Lasciando scivolare il pick-up del giradischi (il vinile è di rigore) su qualsiasi album degli Spinners, soprattutto uno dei tanti pubblicati a partire dal 1970, si percepisce una piacevole sensazione di benessere: sono vibrazioni positive che catturano la mente ed il corpo di chi ascolta. Le canzoni scivolano leggiadre ed una tira l’altra; non vi sono mai picchi altissimi o cadute di stile, eccessi o ribassi, ma una temperatura costante mantiene una piacevole atmosfera – oggi si direbbe – da pre-disco. Procedendo nell’ascolto, si percepisce la sensazione che i Nostri, pur camminando con il freno volutamente tirato e con un numero di BPM assai castigato, non siano semplicemente un assaggio o un pre-qualcosa, ma un tutto completo. In realtà, gli Spinners, di questi tempi, potrebbero trascinare verso la pista solo le menti elette. Paradossalmente, se suonati durante un pre-serale, in una qualunque discoteca, sarebbero in grado sortire uno strano effetto (test realizzato da innumerevoli DJs in svariate occasioni), ossia immobilizzare l’uditorio ed avvolgerlo in un incantevole atmosfera di ascolto collettivo, complice la qualità e la potenza sonora dei watts (anche se non eccessiva in prima serata), di cui pure il più modesto dei locali da ballo potrebbe essere dotato. In sintesi, quando il DJ, abbassate le luci e condotto lo slide del volume almeno a zero-db, dovesse iniziare a picchiare sodo con i suoi martelli sull’incudine e ad annebbiare la dance-floor con strombo e laser, molti verrebbero sfiorati o sopraffatti dal un pensiero del genere: “ Ma dai lascia perdere! Si stava così bene, ci stavamo rilassando!!!” In verità, quasi tutte le discoteche dovrebbero possedere una sala a parte, una sorta di “camera di decompressione”, dove suonare la musica degli Spinners et similia, probabilmente una notte passata in discoteca sospingerebbe gli avventori, di ogni razza, età e colore, verso più miti propositi, soprattutto all’uscita dai locali. Dapprima incompresi, poi da molti definiti come il miglior gruppo soul degli anni ’70. Ad onor del vero gli Spinners, furono protagonisti, forse inconsapevoli, di un operazione al contrario: mentre la musica soul si evolveva in direzione del funk, proponendo soluzioni danzerecce proiettate verso l’esplosione della disco-music, essi furono artefici (almeno nella prima metà dei Settanta) di un’ottima “disco” nel rispetto di quelli che erano taluni classici stilemi del soul più tradizionale. Molte delle loro intuizioni, fecero in seguito la fortuna di altri, i quali ebbero solo l’ardire di renderli più adatti alle pressanti richieste ed esigenze dei DJs da discoteca. Gli Spinners appartengono, infatti, a quella ristretta cerchia di raffinati artisti, la cui fama non ha mai raggiunto vette elevatissime in termini di successi planetari, ma che hanno sempre ricevuto l’unanime consenso dei più esigenti cultori dell’R’n’B e degli addetti ai lavori: nei primi anni della “disco”, le loro canzoni, a metà strada tra moderna soul-music e pop di lusso, fecero la felicità di DJs e danzatori. Nella loro lunga carriera vi sono esordi difficili e fasi alterne: originari del Michigan, nascono nella metà degli anni Cinquanta per volere di un gruppo di amici e compagni di Liceo, Billy Henderson, Henry Fambrough, Pervis Jackson, C.P. Spencer e James Edwards. La vicinanza con la città di Detroit, dove imperversa lo scaltro Berry Gordy e sua la fabbrica di successi a presa rapida, li porterà ben presto ad aggiungersi alla nutrita schiera di artisti colore che gravitavano intorno all’orbita Motown. Sono anni difficili ed il consenso tarda ad arrivare. La Tamla-Motown di Detroit, città dell’automobile, aveva impostato la produzione come una vera e propria catena di montaggio. Le qualità ed il gradimento di un artista si misuravano con il successo commerciale. Sia pur dotati di ottime soluzioni vocali ed armoniche e capaci di interpretare melodie gradevoli, essi non possedevano la forza dirompente dei Four Tops o dei Temptations, allora teste di serie in casa Motown, dove gli Spinners non erano tenuti nella giusta considerazione: troppo distanti dallo standard dell’etichetta di Detroit che, presto, non ci pensò due volte a metterli alla porta. Troppo diversi, raffinati, soprattutto difficili per il mercato dell’epoca. La loro marcata inclinazione verso gli arrangiamenti sofisticati, gli intrecci vocali morbidi e pastosi e le orchestrazioni “sinfoneggianti”, anticipavano di qualche anno, ciò che sarebbe stato il Philly-Sound ed il nuovo stile che avrebbe imperversato nella prima fase della “disco”. Il distacco dalla Motown, comunque, fu l’inizio di una nuova vita e di una vera svolta. Dopo qualche rimaneggiamento nel line-up, il gruppo, assaporò il primo vero successo nel 1970, grazie ad una collaborazione con l’allora astro nascente Stenie Wonder ed un contratto per una piccola etichetta. la VIP Records: “It's a Shame” fece assaporare agli incompresi ex-ragazzi di Famdale (Michigan) il brivido dell’alta quota in classifica. Seguirà l’album “The Second Time Around” ed una nuova canzone firmata da Wonder "We'll Have It Made". A questo punto si conclude anche la parentesi con la VIP Records. Si narra che fu Aretha Franklyn, dopo aver ascoltato l’album “The Second Time Around”, a segnalarli all’Atlantic. L'incontro del gruppo con Tom Bell cambiò radicalmente le cose: grazie alle intuizioni del produttore, essi poterono mettere a frutto i propri talenti ed acquisire un stile distintivo imperniato su una voce in falsetto ed un ricamo di eleganti trame sonore e complesse armonie vocali. Tra il 1972 e il 1977, gli Spinners e Thorn Bell registrarono molti brani considerati oggi dei classici della “disco ante-litteram” “I'll be Around”, “Could it Be I’m fallin' in Love”, “Mighty Love”, “Ghetto Child”, “Then came you, Games people play”. A più distratti si consiglia l’album del 1977, quando in piena esplosione della disco-music, gli Spinners aumentarono di qualche giro il proprio andamento lento con una manciata di canzoni straordinarie, su tutte la trascinante “I’m Gonna Getcha” e la superba “Easy Come, Easy Go”, in puro stile Philly-Sound. Pur essendo sotto contratto con l’Atlantic, diretta concorrente, gli Spinners avevano un rapporto ideale ed un’affinità elettiva con il modulo espressivo tipico della Philadelphia International. In effetti, parte dell’album venne registrato al mitico Sigma Sound Studios di Filadelfia con l’inserimento delle più famose coriste del Philly-Sound: Yvette Benton, Barbara Ingram e Carla Benson. La loro carriera inizio a declinare alla fine degli anni '70 o più semplicemente ad evolversi verso qualcosa di nuovo: nei primi anni ’80, infatti essi non disdegnarono di cavalcare l’onda del crossover-funk, in particolare con uno splendido album del 1982. “Grand Slam”, uscito in un momento assai inflazionato per prodotti del genere, forse a torto, passato inosservato almeno in certe latitudini. Il disco è davvero di pregio (non sarebbe mai troppo tardi per riscoprirlo). In alcuni frangenti, i cadenzati e controllati Spinners riescono perfino a mollare il freno, creando una perfetta sintesi sonora tra quelli che erano i modelli imperanti del momento, ossia gli Earth, Wind & Fire e i Kool and The Gang. Segnalatissima l’irresistibile “Magic in The Moonlight”: questa sì, che farebbe ballare chiunque! Ottima per sgranchirsi le gambe, pure la graffiante “ Lover Boy”. Con un tardivo riconoscimento , partire dal 1999, sono stati inclusi ufficialmente come gruppo vocale nella “Hall of Fame”.


Discografia Consigliata

The Second Time Around (VIP) 1970
Spinners (Atlantic) 1972
Mighty Love (Atlantic) 1974
New and Improved (Atlantic) 1974
Pick of the Litter (Atlantic) 1975
Happiness is being with the Spinners (Atlantic) 1976
Yesterday Today & Tomorrow (Atlantic) 1977
Spinners/8 (Atlantic) 1977
From here to Eternally (Atlantic) 1979
Love Trippin' (Atlantic) 1980
Labor of Love (Atlantic) 1981


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